<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Udeis</title>
	<atom:link href="http://frecciatricolore.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://frecciatricolore.wordpress.com</link>
	<description>un Mascalzone Latino in viaggio ai confini del mondo... sulle tracce di Ulisse...</description>
	<lastBuildDate>Sat, 29 Aug 2009 06:00:15 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='frecciatricolore.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/60a46ec769daed530fc1e1a09638a2bf?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>Udeis</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com</link>
	</image>
			<item>
		<title>Autoassunzioni e «affitti d&#8217;oro» L&#8217;allegra sanità calabrese</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/autoassunzioni-e-%c2%abaffitti-doro%c2%bb-lallegra-sanita-calabrese/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/autoassunzioni-e-%c2%abaffitti-doro%c2%bb-lallegra-sanita-calabrese/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 06:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[assunzioni]]></category>
		<category><![CDATA[parentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=219</guid>
		<description><![CDATA[I PASTICCI DEGLI AMMINISTRATORI DI COSENZA
Stabile affittato a 420 mila euro l’anno. Ma è ancora incompiuto ed è al centro di una disputa con il Comune
C&#8217;è chi aveva assunto il figlio, chi la moglie, chi la cognata, il cugino o il fratello della morosa ma il signor Michele Fazzolari ha detto no, basta coi parenti. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=219&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:.85em;font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;vertical-align:baseline;text-transform:uppercase;color:#5b5b5b;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">I PASTICCI DEGLI AMMINISTRATORI DI COSENZA</h3>
<h1 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:2.5em;font-family:Georgia, Palatino, serif;vertical-align:baseline;letter-spacing:-1px;color:#231f20;line-height:1.3;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"><em>Stabile affittato a 420 mila euro l’anno. Ma è ancora incompiuto ed è al centro di una disputa con il Comune</em></h1>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><strong>C&#8217;è chi aveva assunto il figlio, chi la moglie, chi la cognata, il cugino o il fratello della morosa</strong> ma il signor Michele Fazzolari ha detto no, basta coi parenti. E ha assunto direttamente se stesso. Togliendosi la soddisfazione di firmare di suo pugno la delibera. È successo a Cosenza, in quella Calabria che negli ultimi anni aveva già registrato altri episodi indimenticabili. Ricordate? Egidio Masella, appena nominato assessore regionale al Lavoro per Rifondazione, assunse come responsabile amministrativo la moglie Lucia. Pino Guerriero, presidente sociali sta della Commissione regionale anti mafia, assunse come autista il nipote. E il capogruppo dell’Udc Gianni Nuce ra tentò il capolavoro: l’assunzione a spese della Regione prima della moglie Felicia, poi del figlio Carmelo, poi del l’altro figlio Francesco. Capolavoro bloccato all’ultimo istante, con lui che sospirava: «Volevo solo avere qualcu no di cui fidarmi».</p>
<p><strong>Anche Michele Fazzolari voleva qual cuno di cui fidarsi.</strong> Lo avevano preso all&#8217;Azienda Sanitaria Provinciale con un contratto di tre anni con scadenza a febbraio 2011. Un lavoro precario. Ma, facendo pesare un passato di segreta rio provinciale della Cisl, era riuscito a farsi affidare un incarico delicato. Lui, precario, doveva occuparsi della stabi lizzazione dei precari. Detto fatto, ha istruito una bella pratica per stabilizza re, con un contratto «individuale» a tempo indeterminato e la qualifica «ex 7˚ livello», l&#8217;uomo di cui più si fida: se stesso. Ha firmato la «determina» e l&#8217;ha passata per la controfirma al diret tore generale, Franco Petramala. Che senza batter ciglio ha dato il suo okey. Tirandosi addosso un acquazzone di polemiche.</p>
<p><strong>Ma era solo l’inizio. Neanche il tem po di assorbire le prime accuse</strong> e su Pe tramala, additato come uomo vicino al presidente della provincia di Cosenza, il democratico Mario Oliverio, è arriva ta una nuova grandinata. Causata da un altro contratto. Quello firmato dal direttore generale dell’Asp per prende re in affitto una palazzina in località Muoio, alla periferia della città, oltre l’autostrada. Una brutta e anonima palazzina co me tante altre. Se non fosse per un det taglio: è ancora «al grezzo» e, come ha scritto sul <em>Quotidiano di Calabria</em> Mas simo Clausi, che già aveva dato la noti zia dell’auto-assunzione di Fazzolari, lo stesso contratto di locazione ricono sce che mancano gli intonaci e «non risultano ancora realizzati gli impianti tecnici e i solai e i laterizi per l’irrigidi­mento orizzontale si presentano an ch&#8217;essi allo stato rustico».</p>
<p><strong>Ma il meglio deve ancora venire: lo stabile è infatti al centro da un decen nio di un braccio di ferro amministrati vo, burocratico e giudiziario</strong>. Che vede da una parte la società dei costruttori, che si chiama «Edera srl» e ha come amministratore unico Fausto Aquino, e dall’altra il comune di Cosenza fin dai tempi in cui era sindaco Giacomo Man cini. La storia si può riassumere in po che parole: avuto il permesso per co struire 16 appartamenti di edilizia po polare, la «Edera» aveva presentato una variante per aggiungerne altri otto e arrivare a 24, il Comune non aveva risposto e la società aveva deciso di procedere lo stesso puntando a chiude re con una sanatoria. Il vecchio Manci ni, però, non aveva voluto sentire ra gioni. E aveva mandato le ruspe con l’ordine di abbattere: sedici dovevano essere le abitazioni e sedici sarebbero state.</p>
<p><strong>Oltre dieci anni dopo il tormentone, tra sentenze del Tar, verdetti del Consi glio di Stato, ricorsi, contro-ricorsi, rinvii, rifiuti dell’amministrazione</strong> mu nicipale di accettare la variante, richie ste di risarcimenti danni per dieci mi lioni di euro, non si è ancora chiuso. Nel frattempo, però, ecco la sorpresa. Mentre un pezzo del sistema pubblico (cioè il Comune) dava battaglia al l’ «Edera», un altro pezzo (l’azienda sa nitaria) si metteva d’accordo. E facen dosi promettere che i lavori saranno fi niti in pochi mesi ha preso in affitto lo stabile per sei anni. Il canone? Tenete vi forte: 420mila euro l&#8217;anno. Per sedi ci appartamenti di edilizia popolare. Totale complessivo: oltre 2 milioni e mezzo di euro. Per una palazzina di periferia desti nata ad ospitare fino al 2016 un po’ di uffici, di archivi, di garage&#8230; Evidentemente la Sanità calabrese, nonostante le notizie catastrofiche, ha ancora soldi da spendere&#8230;
</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;">G.A. Stella</p>
<address>fonte: Corriere della Sera</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/219/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=219&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/autoassunzioni-e-%c2%abaffitti-doro%c2%bb-lallegra-sanita-calabrese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Quell’«aiutino» milionario del Superenalotto alla Sicilia</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/quell%e2%80%99%c2%abaiutino%c2%bb-milionario-del-superenalotto-alla-sicilia/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/quell%e2%80%99%c2%abaiutino%c2%bb-milionario-del-superenalotto-alla-sicilia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 05:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[aiutino]]></category>
		<category><![CDATA[cassa]]></category>
		<category><![CDATA[casse]]></category>
		<category><![CDATA[erario]]></category>
		<category><![CDATA[percentuale]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[regione statuto speciale]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[speciale]]></category>
		<category><![CDATA[statuto]]></category>
		<category><![CDATA[superenalotto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=217</guid>
		<description><![CDATA[SOLO OLTRE LO STRETTO LO STATO INCASSA MENO PER SOSTENERE LA REGIONE
Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro
Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=217&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:.85em;font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;vertical-align:baseline;text-transform:uppercase;color:#5b5b5b;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">SOLO OLTRE LO STRETTO LO STATO INCASSA MENO PER SOSTENERE LA REGIONE</h3>
<h1 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:2.5em;font-family:Georgia, Palatino, serif;vertical-align:baseline;letter-spacing:-1px;color:#231f20;line-height:1.3;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"><em>Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro</em></h1>
<p>Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? Perché mai lo Stato non è altrettanto generoso con Lombardia, Toscana o Molise e neppure con le altre regioni a statuto speciale? La domanda, venata di irritazione, ha dilagato ieri on-line non appena è comparsa la notizia: l’erario lascia alla Regione il 12,25% della raccolta locale.</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;">
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Un privilegio</span> che ha consentito all’ente go vernato da Raffaele Lombardo di incassare soltanto in queste prime settimane d’agosto 2,7 milioni di euro. Quasi quanto il governo ha distribuito in tutto il 2008 alle organizza zioni di assistenza umanitaria con l’8 per mil le. La notizia, a dire il vero, è l&#8217;ennesima di mostrazione di quanto sia stato geniale, a suo tempo, il lancio sulla <span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:italic;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Settimana enigmi­stica</span> di una fortunatissima rubrica: «Forse non tutti sanno che&#8230;». Dove da decenni si diffondono alla rinfusa le cose più curiose: «Forse non tutti sanno che&#8230; il canguro può fare salti di nove metri!», «Forse non tutti sanno che&#8230; Antonio Gramsci era alto un me tro e mezzo». «Forse non tutti sanno che&#8230; il tennista Rafael Nadal ha vinto su terra 60 par tite consecutive». Cose così: note agli specia listi ma ignorate dal grande pubblico, che se le beve come ovetti freschi di giornata.</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Spiegano dunque le agenzie</span> che lo Stato incassa il 49,5% delle somme gioca te agli sportelli Sisal di tutta l’Italia tranne al di là dello Stretto di Mes sina dove questa sua percentuale scende a poco più del 37% dato che in base all’articolo 6 della leg ge 599 del 1993 e del successivo de creto 11 giugno 2009 («Misure per la regolamentazione dei flussi fi nanziari connessi all’Enalotto») de ve lasciare il 12,25% delle somme giocate nell’isola alla Regione. La quale incas sa i soldi in aggiunta alla quota di diritto fis so (0,052 euro per ogni colonna giocata) e al l’aggio delle ricevitorie (8% della raccolta). «Una somma non di poco conto, visto che dalla Sicilia arriva il 6,8% circa della raccolta nazionale», precisa l’Agi. Visto che da genna io ad oggi i siciliani hanno giocato oltre 143 milioni, «a Palazzo d’Orléans sono arrivati circa 15,6 milioni nel 2009, e già 2,7 milioni nel solo mese di agosto». Eppure forse non tutti sanno che l’articolo 6 di quella legge del 1993, in realtà, non riguarda solo l’Enalotto ma tutte «le riscossioni dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato a norma dell’articolo 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496». Vale a dire che le pub bliche casse girano alla Regione, stando alle norme, un ottavo di tutti gli incassi siciliani di tutti i giochi di questo genere.</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">C’è chi dirà che è giusto.</span> Che si tratta di una cosa che alla Sicilia spetta perché il parla mento isolano «è il più antico d’Europa», per ché lo Statuto di Autonomia è nato prima del la Costituzione italiana e magari perché la Si cilia «avrebbe potuto diventare la 49 a stella della bandiera americana» come voleva il Partito per la Ricostruzione, che verso la fine della Seconda Guerra mondiale era arrivato ad avere oltre 40.000 iscritti dando battaglia per l’annessione della Sicilia agli Stati Uniti. Per non dire del «risarcimento» storico che sarebbe dovuto all’isola per lo sbarco di Garibaldi e dei Savoia, che qualche siciliani sta fanatico ha ribattezzato sul web «na zi- piemontesi».</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Che la Sicilia sia economicamente </span>nei guai è difficile da contestare. Il tasso di disoccupa zione è doppio rispetto a quello nazionale, il 39, 3% dei giovani sotto i 24 anni non riesce a trovare lavoro, il tasso di attività (51,2%) è il più basso in Italia, le famiglie che secondo l’Istat sono ai limiti dell’indigenza sono qua si una su tre e perfino il turismo, che secon do prima Prodi e poi Berlusconi avrebbe do vuto fare della Trinacria «la Florida d’Euro pa », riusciva ad offrire nel 2007, ha scritto Maria Marchese, «appena 36,1 posti letto su 1.000 abitanti contro i 75,2 posti offerti dal l’Italia, e ad attrarre appena 2,9 giornate di presenze annue per abitante, contro una me dia nazionale di 6,2». La scoperta di quella «quota superEnalotto» unica ed esclusiva, tuttavia, per quanto fosse già nota alla cer chia ristretta degli addetti ai lavori, rischia di rilanciare una polemica che in questi mesi si è fatta via via più accesa non solo con il Nord (dove gli anti-meridionalisti hanno ora un nuovo spunto di polemica) ma con le altre regioni del Sud. Regioni che per bocca di vari amministratori, dal campano Antonio Basso lino al pugliese Nichi Vendola, dal calabrese Agazio Loiero al lucano Vito De Filippo han no già storto il naso su troppi «aiutini» fatti avere negli ultimi mesi dal governo di destra alla sua roccaforte isolana capace di regalarle anni fa il famoso «cappotto» di 61 parlamen tari su 61.</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Prima il regalo di 140 milioni</span> a Catania per tamponare la catastrofe finanziaria comu nale&#8230; Poi i 180 milioni a fondo perduto per ripianare i debiti di Palermo&#8230; Poi il via libe ra di Roberto Calderoli alla pretesa della Re gione («o passa la norma, o facciamo saltare il tavolo», chiarì l’allora assessore al bilan cio) di trattenere sull’isola il gettito delle acci se sui prodotti petroliferi, cosa che per ora è sospesa ma garantirebbe alla Sicilia nuovi in troiti per circa 8 miliardi l’anno&#8230; Poi lo sbloc co dei famosi 4 miliardi di fondi Fas, sblocco deciso per arginare l’offensiva sul Partito del Sud ma non concesso alle altre regioni che reclamano lo stesso trattamento&#8230; Non sarà facile, per Raffaele Lombardo, spiegare ai suoi stessi colleghi perché la sua regione deve avere questo trattamento «spe ciale ».</p>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;">G.A. Stella</p>
<address>fonte: Corriere della Sera</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/217/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/217/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/217/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/217/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/217/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/217/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/217/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/217/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/217/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/217/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=217&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/quell%e2%80%99%c2%abaiutino%c2%bb-milionario-del-superenalotto-alla-sicilia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>I piccoli ospedali dai costi proibitivi  e le ambulanze usate due volte al mese</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/i-piccoli-ospedali-dai-costi-proibitivi-e-le-ambulanze-usate-due-volte-al-mese/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/i-piccoli-ospedali-dai-costi-proibitivi-e-le-ambulanze-usate-due-volte-al-mese/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 05:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[118]]></category>
		<category><![CDATA[ambulanza]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=214</guid>
		<description><![CDATA[GLI OSTACOLI AI TAGLI VOLUTI DALLA GIUNTA LOMBARDO
Salute da difendere e false illusioni. La soluzione? Un «118» che funzioni

Come si può dare torto a un paese in rivolta, con blocchi stradali, scioperi della fame e strade strapiene di manifestanti perché un ragazzo è morto dissanguato dopo un incidente stradale? Ognuno di quei cittadini ha diritto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=214&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:.85em;font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;vertical-align:baseline;text-transform:uppercase;color:#5b5b5b;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">GLI OSTACOLI AI TAGLI VOLUTI DALLA GIUNTA LOMBARDO</h3>
<h1 style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:normal;font-style:inherit;font-size:2.5em;font-family:Georgia, Palatino, serif;vertical-align:baseline;letter-spacing:-1px;color:#231f20;line-height:1.3;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"><em>Salute da difendere e false illusioni. La soluzione? Un «118» che funzioni</em></h1>
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0 0 1em;padding:0;">
<p style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:1em;font-family:inherit;vertical-align:baseline;text-align:justify;margin:0 0 1em;padding:0;"><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Come si può dare torto a un paese in rivolta, con blocchi stradali</span>, scioperi della fame e strade strapiene di manifestanti perché un ragazzo è morto dissanguato dopo un incidente stradale? Ognuno di quei cittadini ha diritto a essere curato al meglio, come se abitasse non nella Sicilia profonda ma nel centro di Milano. <span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Eppure l’insurrezione di Mazzarino meri ta una riflessione più complessa. È davvero possibile tenere aperti tutti gli ospedali italia ni con un pugno di posti letto? E siamo sicu ri che questa sarebbe una scelta a favore del la salute di quei cittadini? I fatti, per sommi capi, sono noti. Nella tarda serata di giovedì scorso, verso le 11, nel pieno centro di Maz zarino, in provincia di Caltanissetta, Filippo Li Gambi sbanda con la moto e cade rovino samente.</span></p>
<p><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Chiamano il 118, arriva un’ambulanza, lo portano al vicino ospedale del paese</span>. Ha un’arteria tibiale ridotta in condizioni terribi li, perde sangue copiosamente. Impossibile operarlo sul posto: la sala operatoria è chiu sa da quattro mesi perché il piccolo nosoco mio è destinato a essere ridotto al solo pron to soccorso e pochi servizi di base quindi il turn-over è bloccato e nessuno mai verreb be per un contratto di poche settimane. Il ra gazzo viene caricato di nuovo sull’ambulan za e portato al «Sant’Elia» di Caltanissetta, a 40 minuti di macchina. Troppo tardi. Muore. «Poteva essere salvato», ha detto il padre. «Poteva essere salvato», ha detto il paese. «Poteva essere salvato», ha detto il sindaco Vincenzo D’Asaro, che ha subito preso carta e penna e scritto a Giorgio Napolitano: «Il mio popolo non chiede favori politici, chie de il rispetto del territorio, chiede che sia ri spettata la legalità e la democrazia. Chiede che sia garantito il diritto alla salute dei citta dini ».</p>
<p><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">Giusto. Vale per chi vive nelle linde valli altoatesine come sulle aspre montagne cala bresi</span>. Se qualcuno ha sbagliato, deve pagare. Deciderà la magistratura. La rivolta di Mazzarino, sindaco in testa, rischia però di confondere l’obiettivo. Certo, se quel ragaz zo avesse sbandato con la moto a un chilo metro dal Niguarda o dal policlinico di Paler mo forse oggi sarebbe vivo: avere un ospeda le a portata di mano, se ti saltano venti centi metri di arteria tibiale, aiuta. Ma chi voglia preoccuparsi sul serio della salute delle per sone uscendo dalla reazione istintiva dettata dallo strazio, ha il dovere di chiedersi quello che dicevamo all’inizio: siamo sicuri che la scelta di tenere aperti ospedali minuscoli co me quello di Mazzarino aiuti sul serio i citta dini? Dal punto di vista economico, non ci sono dubbi. La Sicilia, oppressa da un folle debito sanitario accumulato negli anni che il nuovo assessore alla sanità Massimo Russo sta cercando disperatamente di arginare, si ritrova oggi con 64 ospedali pubblici.</p>
<p><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">La sola provincia di Caltanissetta, con 273.000 abitanti pari a un quartiere di Rom</span><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:bold;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">a</span>, ne ha sei: il Sant’Elia nel capoluogo più uno a Gela, uno a Mussomeli, uno a Niscemi, uno a San Cataldo e l’ultimo, appunto, a Maz zarino. Tema: ha senso tenere aperto, con tutti i doppioni, per esempio, quello di San Cataldo che è a sette chilometri da Caltanis setta? Ha senso tenere aperto quello di Maz zarino, che ha 32 posti letto in chirurgia, ostetricia e medicina, più 10 di day-hospital e impiega, tra medici, infermieri e personale vario, 110 persone per un totale nel 2008 di<span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"> 1.515 ricoveri, pari a tre al giorno? Quanto alla chirurgia: ha senso tenere aperto un re parto che per funzionare al meglio, stando ai parametri, dovrebbe avere almeno 6 medici e 12 infermieri più il personale d’appoggio (più 6 anestesisti per tenere aperta anche la sala operatoria) se i 12 posti letto sono stati occupati in un anno da 183 ricoveri, cioè uno ogni due giorni? La risposta, se voglia mo</span><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;">accantonare la demagogia, è no. Mille ospedali in miniatura con tutti i servizi co me Mazzarino non può permetterseli l’Italia. E neanche la Svizzera o il sultanato del Bru nei. Ma non si tratta solo di una questione economica: per la salute dei cittadini uno Sta to serio deve essere sempre disposto ad an­dare in rosso. Il fatto è che, secondo tutti gli esperti del mondo, si tutela meglio la sanità</span><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"> collettiva offrendo dei servizi di base sparpa gliati sul territorio e concentrando le risorse economiche, le attrezzature più sofisticate, le intelligenze più brillanti, i «bisturi» più ca paci in alcuni centri di eccellenza. È lì che de vono finire i casi più gravi.</span></p>
<p>«Anche se fosse stata aperta la sala opera toria non avremmo potuto fare niente», ha confidato al<span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"><em>Giornale di Sicilia</em></span><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"> il primario di chirurgia di Mazzarino Antonio Tirrò, «avrei avuto bisogno di un chirurgo vascolare, di un ortopedico e di un rianimatore». Di più: al di là delle attrezzature, non c’è équipe chirurgica che possa essere davvero all’altezza di affrontare un’emergenza se si ritrova a gestire un tran tran quotidiano interrotto solo da interventi delicatissimi rari e sporadici. Molto meglio avere un 118 che funzioni davvero e sia in grado di andare a recuperare i malati (in elicottero, se serve) anche nelle località più lontane e nelle condizioni più difficili.</span></p>
<p>Ma questo è un altro dei tasti dolenti. Anzi, in Sicilia forse il più dolente di tutti. Dopo avere praticamente dimezzato le Asl, dimezzato i manager, tagliato drasticamente certi conti che gridavano vendetta e avviato la riduzione degli ospedali da 64 a una ventina (più i Pronto Soccorso e alcuni servizi di base che resteranno là dove sono i nosocomi attuali), l’assessore Russo, un ex magistrato che Lombardo ha imposto per dimostrare a Roma che voleva davvero voltare pagina, ha appena cominciato a metterci le mani. E quanto sia indispensabile mettercele lo dice un rapporto di due anni fa della «Joint Com mission », il maggiore ente internazionale per la certificazione dei centri sanitari, dove si spiegava che il 118 siciliano costava allora 230 milioni di euro contro i 90 dell’analogo servizio in Piemonte che forniva prestazioni infinitamente migliori.</p>
<p>Colpa, certo, del fatto che nelle regioni set tentrionali buona parte dei servizi vengono svolti da volontari e in Sicilia, al contrario, non c’è autista o portantino che non debba essere pagato. Ma colpa anche d’una filoso fia organizzativa che per anni ha anteposto all’interesse dei cittadini, anche nella sanità, la distribuzione dei posti. Col risultato, co me ha rivelato pochi mesi fa un’inchiesta di Antonio Fraschilla sulla<span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"><em> Repubblica di Paler mo ,</em></span><span style="outline-width:0;outline-style:initial;outline-color:initial;font-weight:inherit;font-style:inherit;font-size:14px;font-family:inherit;vertical-align:baseline;border:0 initial initial;margin:0;padding:0;"> che le 52 postazioni attive «nel 2008 han no fatto in media meno di 160 interventi: cioè hanno lavorato un giorno sì e un giorno no». Quella, però, è la media. Perché se alcu ne hanno fatto in un anno oltre tremila soc corsi, altre si sono rivelate abissalmente al di sotto del minimo del minimo. Basti pensare a Erice, dove il centro 118 ha compiuto in media due interventi al mese ed è stato tenu to in vita (coi suoi dodici addetti per ogni ambulanza) nonostante la cittadina sia a 13 chilometri da Trapani. Per non dire di Antil lo, un borgo di 1.300 abitanti sui monti Ne brodi, dove il telefono del 118 squilla in me dia due volte al mese. Può darsi che avere lì ad Antillo un’ambulanza a disposizione rassi curi la gente. Ma è fuori discussione che quella gente sarebbe più tutelata da un 118 informatizzato (sembra impossibile ma non lo è ancora: lo sarà solo ad ottobre) in grado in caso di emergenza di spedire un elicottero e smistare il paziente nell’ospedale giusto, con la sala operatoria giusta, i chirurghi giu sti. O no?</span></p>
<p>G.A. Stella</p>
<address>fonte: Il Corriere della Sera</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/214/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=214&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/08/29/i-piccoli-ospedali-dai-costi-proibitivi-e-le-ambulanze-usate-due-volte-al-mese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Alcuni comandi</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/04/alcuni-comandi/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/04/alcuni-comandi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 03:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[comandi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=112</guid>
		<description><![CDATA[mstcs /console: per una connessione da remoto.
msconfig: altro sistema di configurazione del pc.
cmd: comandi
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=112&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>mstcs /console: per una connessione da remoto.</p>
<p>msconfig: altro sistema di configurazione del pc.</p>
<p>cmd: comandi</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/112/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=112&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/04/alcuni-comandi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Asili nido, 15 mila euro a bimbo</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/asili-nido-15-mila-euro-a-bimbo/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/asili-nido-15-mila-euro-a-bimbo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=210</guid>
		<description><![CDATA[È il costo annuo in alcuni Comuni, Roma compresa Pochi posti disponibili, solo l&#8217;11,4% trova spazio
È sempre stato uno dei pezzi forti della propaganda politica. Da che mondo è mondo, quale ministro o politico non ha promesso un impegno straordinario per gli asili nido? Nel 1997 il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco annunciò la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=210&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">È il costo annuo in alcuni Comuni, Roma compresa Pochi posti disponibili, solo l&#8217;11,4% trova spazio</p>
<p style="text-align:justify;">È sempre stato uno dei pezzi forti della propaganda politica. Da che mondo è mondo, quale ministro o politico non ha promesso un impegno straordinario per gli asili nido? Nel 1997 il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco annunciò la riforma. Otto anni più tardi Grazia Sestini, sottosegretario del governo Berlusconi, rivendicò polemizzando con il segretario dei Ds Piero Fassino un aumento monstre «da 140 mila a 240 mila» del numero dei piccoli ospitati dagli asili nido. L&#8217;anno seguente Romano Prodi promise che nella sua legislatura avrebbe «raddoppiato i posti». Antonio Bassolino, presidente della Campania, regione nella quale gli asili vanno cercati con il lanternino, proclamò nel 2007: «Vogliamo raggiungere l&#8217;obiettivo di un asilo nido ogni ventimila abitanti». E un mese prima delle elezioni del 2008 l&#8217;ex ministro Rosy Bindi insisteva: «Entro il 2009 la copertura della domanda di asili nido raggiungerà il 15%».</p>
<p style="text-align:justify;">Promesse e buoni propositi si sono tuttavia sempre scontrati con una dura realtà, che rende ancora attualissima la conclusione dell&#8217;indagine voluta nel 1984 dall&#8217;allora ministro Costante Degan: «La massima parte degli asili nido è concentrata nell&#8217;Italia centro settentrionale mentre una carenza si registra nelle Regioni meridionali e insulari. Motivo di preoccupazione è poi l&#8217;elevato costo di gestione dovuto sia alla parcellizzazione degli acquisti per vitto e materiali di consumo sia al mantenimento di personale spesso più numeroso delle necessità».</p>
<p style="text-align:justify;">Per avere conferma chiedere al sindaco di Roma Gianni Alemanno che il 30 ottobre 2008 ha avvertito il ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti: «Anche lui si deve piegare alla necessità di nuovi asili nido. Dovremmo ragionare su una legge che spinga le grandi attività produttive, compresi gli enti pubblici, ad avere asili nido». Bella scoperta: sono anni che se ne parla inutilmente. Secondo uno studio dell&#8217;Ifel, organismo dell&#8217;Associazione dei comuni italiani, nella capitale il tasso di copertura delle domande di asili nido è fermo al 14%. E Alemanno si può leccare i baffi, perché è una percentuale ben superiore alla media italiana. L&#8217;ultimo dato certificato dall&#8217;Istat è dell&#8217; 11,4%. Un&#8217;indagine di Banca Intesa sostiene invece che per i soli istituti pubblici non si va oltre l&#8217;8%, «con punte estreme del 21% in Emilia-Romagna e dell&#8217;1% in Campania».<br />
Ma cambia davvero poco, soprattutto se si considera che l&#8217;obiettivo di Lisbona concordato in sede europea stabilisce che per il 2010, cioè il prossimo anno, ogni Paese dell&#8217;Unione debba avere tanti asili nido da soddisfare almeno il 33% della domanda.
</p>
<p style="text-align:justify;">Vero è che in Italia presenta domanda per far accedere i propri figli al nido soltanto l&#8217;11,3% di quelli che Banca Intesa definisce gli «utenti potenziali ». Ma è pur vero che l&#8217;offerta è così bassa che appena il 76% riesce a mandare i piccoli all&#8217;asilo comunale. E andrebbe ancora peggio se nel 2006 non fossero stati aperti 122 nuovi nidi, visto che nel 2005 i cittadini che riuscivano ad avere il posto non raggiungevano il 60% di quanti l&#8217;avevano chiesto.</p>
<p style="text-align:justify;">Piuttosto il sindaco di Roma dovrebbe preoccuparsi, come 25 anni fa il ministro Degan, dei costi. Dallo studio dell&#8217;Anci, che ha passato al setaccio praticamente tutti i Comuni italiani, si ricava infatti che Alemanno spenderebbe di meno pagando una baby sitter a ogni bambino. Ogni posto in un asilo nido romano costa 15.049 euro l&#8217;anno: 1.254 euro al mese per dodici mesi. E non è affatto il record assoluto. Il Comune dove gli asili nido sono più salati è Leonforte, 14 mila anime in provincia di Enna: 15.746 euro, ovvero 1.312 euro al mese per un anno intero. Appena sette euro e cinquanta al mese più di quanto costi un posto al nido comunale di Ascoli Piceno: 15.656 euro l&#8217;anno. Scendendo ancora nella classifica, si incontrano la città ligure di Ospedaletti (15.575), il paese siciliano di Piraino (15.399), poi Ventimiglia (14.622), Vimercate (14.483) in provincia di Milano, Venezia (14.098), Nizza Monferrato (14.045), Borghetto Santo Spirito (13.856) in Liguria, Brescia (13.840), Marcianise (13.580) in Campania, Como (13.288).</p>
<p style="text-align:justify;">Nella classifica stilata dall&#8217;Anci non mancano sorprese, che fanno sorgere molti interrogativi. Innanzitutto fra le grandi città italiane gli asili nido di Roma sono i più costosi in assoluto, considerando che la media delle metropoli è di 6.802 euro pro capite l&#8217;anno. A Roma costano quasi il doppio rispetto a Milano (7.774 euro l&#8217;anno), città che può soddisfare il 22% delle domande. Ancora meno che nel capoluogo lombardo costano gli asili al Comune di Napoli: 5.830 euro l&#8217;anno pro capite. Peccato però che nel capoluogo campano il tasso di copertura delle domande non vada oltre il 4%.<br />
Ma anche da questo punto di vista c&#8217;è chi sta peggio. A Foggia, tanto per fare un caso, trova posto nell&#8217;asilo pubblico appena un bambino su cento. A Reggio Calabria e Marcianise, Sant&#8217;Antimo, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, tutti comuni della Campania, uno su cinquanta. A Vittoria, in Sicilia, e San Giovanni in Fiore, provincia di Cosenza, tre su cento. Sugli stessi livelli di Napoli ci sono anche Castelfranco Veneto, Vimercate (Milano) e Tivoli, in provincia di Roma. Appena meglio va a Pomigliano D&#8217;Arco, ma anche a Cesano Maderno, in Lombardia, Civitanova Marche, Besana in Brianza e Capannori (Lucca): qui il tasso di copertura è del 5%. A dimostrazione del fatto che anche al Nord ci sono condizioni difficili.
</p>
<p style="text-align:justify;">Come anche al Sud, d&#8217;altra parte, si trovano situazioni che demoliscono molti luoghi comuni. Tipica quella di Campofranco, un paese di circa 3.600 abitanti nella provincia di Caltanissetta. Va da sé che con una popolazione così esigua l&#8217;esistenza stessa di un asilo nido fa sembrare quello di Lisbona un obiettivo di retroguardia.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma un tasso di copertura del 90% non si registra, secondo lo studio dell&#8217;Anci, nemmeno nei più ricchi ed efficienti comuni settentrionali. Ci si avvicina, per modo di dire, Gaglianico, 4 mila abitanti nella provincia di Biella, dove c&#8217;è posto all&#8217;asilo nido comunale per i due terzi dei potenziali utenti.<br />
Più o meno come accade in un altro comune siciliano, Caltabellotta, nella provincia di Agrigento, che con il 65% supera di un soffio anche la cremonese Piadena (64%). Sotto questo livello si trovano Peccioli (Pisa) con il 62%, Arcidosso (Grosseto) con il 56%, e poi Fogliano Redipuglia, in Friuli Venezia Giulia, e Ghemme, in Piemonte, con il 52%. Fino al 50% di Brescello, il paese dove Giovannino Guareschi ambientò la saga di Peppone e Don Camillo.
</p>
<p style="text-align:justify;">Bisogna precisare che si tratta di Comuni piccoli, che raramente superano 5 mila abitanti. Ben diversa è la situazione degli asili nido anche nelle più ricche e organizzate città del Centro Nord. L&#8217;unico capoluogo di Regione che supera il fatidico obiettivo di Lisbona è Bologna, con il 35%. Firenze si ferma al 29%, quattro punti al di sotto della soglia stabilita in sede europea.</p>
<p style="text-align:justify;">Differenze enormi ci sono anche nei costi del servizio. Al comune di Massafra, 32 mila abitanti nella provincia di Taranto, un posto nell&#8217;asilo nido costa appena 1.074 euro l&#8217;anno: 89 euro e cinquanta al mese. Quasi quindici volte meno di Leonforte, quattordici meno rispetto a Roma, e un euro in più nei confronti di Montignoso, in Toscana. Che per un pelo non è il comune con l&#8217;asilo meno caro d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Sergio Rizzo</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/210/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=210&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/asili-nido-15-mila-euro-a-bimbo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Ponte sullo Stretto, si riparte</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/ponte-sullo-stretto-si-riparte/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/ponte-sullo-stretto-si-riparte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[ponte]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di messina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=206</guid>
		<description><![CDATA[Il tentativo di rilanciare il progetto. Rebus dei fondi La società istituita per l’opera ha speso 160 milioni
 I ponti uniscono per definizione. Tranne uno: quello sullo stretto di Messina. Mai un ponte, o meglio, la sua semplice idea, ha provocato tante divisioni. Fra gli ambientalisti e il resto del mondo. Fra la sinistra e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=206&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Il tentativo di rilanciare il progetto. Rebus dei fondi La società istituita per l’opera ha speso 160 milioni</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> I ponti uniscono per definizione. Tranne uno: quello sullo stretto di Messina.</span> Mai un ponte, o meglio, la sua semplice idea, ha provocato tante divisioni. Fra gli ambientalisti e il resto del mondo. Fra la sinistra e la destra. Ma anche dentro la sinistra, e dentro la destra. Fra calabresi e siciliani. Fra siciliani, e fra calabresi. Ognuno convinto delle proprie ragioni: tecniche, storiche, economiche e politiche. Tuttavia nessuno, finora, aveva sostenuto la necessità di fare il ponte ricorrendo alla più semplice delle argomentazioni: «Non c’è ragione al mondo che impedisca di unire quello che è separato da poco più di tre chilometri». Comincia così il libro di Giuseppe Cruciani «Questo ponte s’ha da fare», edito da Rizzoli, in libreria da ieri. Proprio mentre il nuovo governo di Silvio Berlusconi ha rilanciato quell’opera che era stata bloccata dal suo predecessore Romano Prodi. Il ponte, dunque, si farà. Quanto poi costerà, e quando poi sarà pronto il ponte a campata unica più lungo del mondo, quello è un altro paio di maniche.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> In ogni caso, un record mondiale è già assicurato: il record delle chiacchiere e delle spese per un’opera esistita solo nei sogni.</span> La storia moderna del ponte comincia esattamente quarant’anni fa, con il concorso internazionale di idee bandito nel 1969. Arrivarono 143 progetti, di cui uno perfino dalla Somalia, e vennero premiati ex aequo in sei. E nel 1971 una legge stabilì che dell’opera si sarebbe dovuta occupare una concessionaria pubblica. Dopo ben dieci anni fu costituita la società Stretto di Messina, che per 27 anni, mentre i piani per il ponte si facevano e disfacevano, ha continuato imperterrita a pagare consulenze e stipendi. Secondo calcoli della società, riportati da Cruciani nel suo libro, sono stati spesi almeno 150-160 milioni di euro.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> Negli archivi c’è di tutto. Anche una prova della resistenza del ponte a un bombardamento atomico. Aperta nel 1981 con 25 dipendenti</span>, al 31 dicembre 2006 la società Stretto di Messina era arrivata a pagare 102 stipendi, di cui ben 13 dirigenti, con tre sedi (Roma, Villa San Giovanni e Messina) più un call center. L’atto di nascita della concessionaria venne firmato quando l’inquilino di palazzo Chigi era Arnaldo Forlani. Amministratore delegato fu nominato l’ingegnere torinese Gianfranco Gilardini, nipote del fondatore della fabbrica d’armi Gilardini, che nel 1955 era stato l’animatore del Gruppo Ponte di Messina, vincitore di uno dei sei primi al concorso del 1969. Presidente, il senatore democristiano Oscar Andò, ex sindaco di Messina, già capo del consorzio per l’autostrada Messina-Catania. Nove anni dopo l’ottantaseienne Andò lasciò a Nino Calarco, anch’egli ex senatore dc e direttore dal lontano 1968, salvo una breve parentesi parlamentare, del quotidiano messinese La Gazzetta del Sud, che si trovò al fianco, nel consiglio di amministrazione, un funzionario dell’Italstat, Fortunato Covelli, incidentalmente figlio dell’ex segretario del partito monarchico, Alfredo Covelli. Calarco tenne duro fino al 2001, quando Berlusconi mise l’opera fra quelle della Legge obiettivo e lui si dimise sospirando: «Il sogno è diventato realtà». La sua poltrona venne prontamente occupata da Giuseppe Zamberletti, ex ministro della Protezione civile, ex senatore democristiano, considerato espressione dei grandi costruttori italiani.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Poi arrivò Prodi e il ponte finì sul binario morto. Eppure in passato Prodi non era stato contrario al Ponte.</span> Il 7 settembre 1985 egli stesso annunciò: «I lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto cominceranno al più presto». Secondo l’allora presidente dell’Iri, «il risparmio per un automobilista sarebbe di 40 minuti, 35 per autocarro e 92 per il treno» e «nel 2015 transiterebbero sul ponte 12 milioni e 621mila autovetture, oltre a 295 mila carrozze ferroviarie».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> In quel momento era in pieno svolgimento la guerra senza esclusione di colpi fra l’Iri, che voleva il Ponte</span>, e l’Eni che invece si ostinava a puntare sul tunnel. Un progetto meno caro e anche meno impattante sull’ambiente che tuttavia non fu mai preso seriamente in considerazione. Troppo forte era il partito del cemento. Nel dicembre 1987 il ministro dei Lavori pubblici socialdemocratico Emilio De Rose successore di Nicolazzi, scomodò persino il progettista del Ponte di Brooklin: «Sarà la maggiore opera di ingegneria di questo tempo. Le sue torri emergeranno come altrettanti segnali e capisaldi per le città delle rive e saranno considerati come monumenti del Paese». Mentre De Rose citava le celebri parole di John Roebling, la società Stretto di Messina presentava i conti dai quali emergeva che nei primi cinque anni era stato già speso l’equivalente di 35 milioni di euro in valuta 2007.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Le aspirazioni dei costruttori vennero bruscamente frustrate nel 1994 dalla freddezza che il premier Silvio Berlusconi manifestò</span>, forse determinata dall’ostilità di Umberto Bossi. Ma anche il ministro dell’Ambiente del primo governo Berlusconi, Altero Matteoli (che il 22 maggio 2008 si è affrettato a scrivere alla Stretto di Messina: «Riprendete immediatamente le procedure per il ponte») lo aveva definito «un progetto fumoso». Non che a sinistra mancassero i contrasti, se è vero che nel 1991 perfino un esponente del Pds come Pietro Folena, passato molti anni dopo a Rifondazione, partito nemico del Ponte, sottoscrisse la proposta di legge per rifinanziare il piano. E se è vero che una trentina di parlamentari siciliani, con una nutrita partecipazione della sinistra, scrissero a Berlusconi per scongiurare l’accantonamento dell’opera. Vincenzo Visco si dichiarò personalmente favorevole. Il ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli, non contrario. Carlo Azeglio Ciampi, pochi mesi prima di salire al Colle, la definì «un’opera certamente affascinante». E «affascinante, ma anche preoccupante» era per Massimo D’Alema. Dietro le quinte operava la potente lobby calabrese, che contava personaggi come il segretario della Uil Pietro Larizza e il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, ma anche il presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici Aurelio Misiti, in seguito assessore calabrese del centrodestra e oggi deputato dipietrista, il quale, dopo aver sostenuto che l’opera sarebbe stata troppo costosa, si riabilitò affermando: «Il ponte si farà perché lo vogliono la storia e l’Europa».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> Pure il fronte sindacale era diviso: la Cgil contraria (il cremonese Sergio Cofferati: «Il ponte è inutile»),</span> la Cisl favorevole (il siciliano Sergio D’Antoni: «Anche se fossi di Cremona direi fatelo»). Nel frattempo c’era chi si sbizzarriva sul nome con il quale battezzare l’Ottava meraviglia del Mondo. Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò propose: «Lo chiameremo Ponte Carlo Magno», attribuendo al fondatore del Sacro romano Impero la paternità dell’idea. Bobo e Stefania Craxi proposero invece di chiamarlo «Ponte Bettino Craxi», in omaggio a loro padre, che nella sua ultima campagna elettorale aveva fatto del ponte la sua bandiera. «Una burla», commentò Antonio Di Pietro, proponendo di intitolarlo al giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Mentre il centrosinistra traccheggiava, il Mediocredito centrale di Gianfranco Imperatori aveva elaborato</span> un progetto di fattibilità con il project financing, cioè il finanziamento a carico dei privati e una quota di circa un miliardo di euro a carico dello Stato. Poteva funzionare, ma a patto di dare ai privati una concessione di 50 anni e un pedaggio di 14 euro per auto.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;"> Nel frattempo il conto della Stretto di Messina era arrivato a 83milioni di euro in valuta 2007, e soltanto per il progetto di massima</span>. Ma Gianfranco Fini, il cui partito aveva sparato a palle incatenate su quella società fin dalla nascita, affermò categorico nel gennaio 2001: «Se andremo al governo lo faremo ». Non che nel centrosinistra non ci fosse qualche rimpianto. Se Clemente Mastella non ebbe remore nel dichiarare di essere stato sempre favorevole, il candidato premier Francesco Rutelli sorprese i suoi alleati dichiarando in campagna elettorale: «Il ponte si deve fare, ma non da solo». Nel centrodestra, invece, remava apertamente contro il solo Vittorio Sgarbi. In piena trance costruttivista il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi chiamò in causa Vespasiano e Tuthankamon: «Sarà come il Colosseo e le Piramidi ». Berlusconi aggiunse che il ponte si sarebbe fatto anche per agevolare gli amanti: «Si potrà andare in Italia dalla Sicilia anche di notte, e se uno ha un grande amore dall’altra parte dello stretto potrà andarci anche alle quattro del mattino senza traghetti». Gli spasimanti, però, dovranno attendere ancora. Forse nottetempo il ponte lo varcheranno i loro figli. O magari i nipoti, chissà.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p style="text-align:justify;">Sergio Rizzo</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=206&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/ponte-sullo-stretto-si-riparte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>In difesa dei clochard lasciati al gelo</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/in-difesa-dei-clochard-lasciati-al-gelo/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/in-difesa-dei-clochard-lasciati-al-gelo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[clochard]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[salvare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=203</guid>
		<description><![CDATA[«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo», spiega Gesù nel Vangelo di Matteo. Eppure non passa giorno nel nostro (sedicente) cattolicissimo Paese senza che tanti (sedicenti) cattolici con la bocca piena di parole bellicose in nome delle tradizioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=203&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo», spiega Gesù nel Vangelo di Matteo. Eppure non passa giorno nel nostro (sedicente) cattolicissimo Paese senza che tanti (sedicenti) cattolici con la bocca piena di parole bellicose in nome delle tradizioni cattoliche mostrino un quotidiano disprezzo verso chi «non ha dove posare il capo». Un esempio? L&#8217;altolà della polizia ai volontari che portavano tè caldo ai clochard rifugiati nella stazione di Mestre: «Non avete l&#8217;autorizzazione».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>FEROCIA BUROCRATICA  &#8211; </strong>Degno cesello all&#8217;ottusa resistenza opposta dalla società Grandi Stazioni al Prefetto che in questi giorni di neve e gelo, segnati dalla morte di un clochard a Vicenza, ha dovuto fare la faccia dura per ottenere che gli androni delle due stazioni veneziane non fossero più chiusi e sbarrati dall&#8217;una di notte alle cinque di mattina. Quello della città serenissima, dove la Regione ha drasticamente tagliato negli ultimi due anni gli aiuti ai senzatetto (ai quali destina un quarto della somma stanziata per le feste di compleanno della Repubblica del Leon) è però soltanto l&#8217;ultimo di una catena di episodi che marcano una continua e progressiva indifferenza, se non proprio insofferenza, nei confronti degli «ultimi tra gli ultimi». Basti ricordare la morte di «Babu» sotto i portici del Teatro Carlo Felice di Genova dopo la sbrigativa operazione di «pulizia» (o «polizia»?) con la quale alla vigilia di Natale erano state buttate via le coperte «sporche» regalate ai senzatetto dalla Caritas. O la bravata criminale dei quattro teppisti riminesi che hanno dato fuoco a un clochard «per noia». O ancora la motivazione surreale della multa di 160 euro data a fine dicembre da certi poliziotti fiorentini a poveracci che passavano la notte all&#8217;addiaccio: «Dormiva in modo palesemente indecente».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>DECORO -</strong> «Il decoro! Il decoro!». Questa è l&#8217;obiezione che si leva. La stessa che ha spinto il Comune di Verona, guidato da Flavio Tosi, a pretendere che la carta d&#8217;identità dei «barboni» venisse cambiata. Prima, alla voce «indirizzo », c&#8217;era scritto: «Via dell&#8217;Accoglienza». Un piccolo eufemismo, un po&#8217; ingenuo, per non marchiare il titolare del documento. Adesso no: «Senza indirizzo ». Per carità: ineccepibile. Però, «dietro», c&#8217;è tutta una filosofia. Sempre più tesa a tenere ben separati «noi» e «loro». Sempre più allergica a chi «rovina» l&#8217;immagine delle città. Sempre più sbuffante verso gli emarginati. Fino a spingere tempo fa l&#8217;allora sindaco di Vicenza Enrico Hullweck a vietare l&#8217;accattonaggio ai medicanti affetti da «deformità ributtanti». Una definizione che, al di là delle colpe di certi truffatori (da colpire: ovvio), suonava oscena e offensiva per ogni disabile. Eppure, quei «barboni» che oggi danno tanto fastidio a una società spesso indecente ma ringhiosa custode del feticcio della «decenza», sono una parte della nostra vita.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>DA SEMPRE -</strong> Della vita religiosa, come ricorda la scena di San Francesco che dona il mantello a un povero nel ciclo di affreschi di Assisi attribuiti a Giotto. Della vita musicale, come ci rammentano le storie del suonatore di organetto che cammina scalzo nella neve, ne Il viaggio d&#8217;inverno di Franz Schubert, senza incontrare chi gli metta un centesimo nel cappello oppure della Frugola che ne Il tabarro di Giacomo Puccini, è «perennemente intenta a rovistare tra i rifiuti». Fanno parte della nostra vita letteraria, dal barbone Micawber nel David Copperfield di Charles Dickens all&#8217;Andreas Kartack de La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth fino a Il segreto di Joe Gould, il brillante intellettuale laureato ad Harvard che aveva deciso di vivere da clochard per scoprire l&#8217;essenza dell&#8217;uomo «tra gli eccentrici, gli spostati, i tubercolotici, i falliti, le promesse mancate, le eterne nullità» e insomma tutti quelli senza casa: «gli unici tra i quali mi sono sempre sentito a casa». Per non dire del cinema, dall&#8217;irresistibile Charlot il vagabondo al tenerissimo Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, da Archimède le clochard con Jean Gabin al Bodou salvato dalle acque di Jean Renoir fino a La ricerca della felicità, di Gabriele Muccino, benedetto da trionfali successi al botteghino. Prova provata di come in tanti riusciamo a palpitare e commuoverci e fare la lacrimuccia per le sventure di Copperfield o di Will Smith, costretto dalla corte a vivere come un barbone. E usciti dal cinema scansano l&#8217;ubriacone a terra sul marciapiede: «Dio, quanto puzza! ». Eppure, le cronache di questi anni ci hanno insegnato a conoscere un po&#8217; di più, i nostri «santi bevitori». Finiti spesso sotto i ponti, dicono i dossier, magari solo perché lo Stato, dopo aver abolito l&#8217;orrore dei manicomi, si è dimenticato di trovare delle alternative decenti per coloro che non ce la fanno ad affrontare da soli l&#8217;esistenza e non hanno una famiglia in grado di farsi carico del fardello. Oppure perché travolti da rovesci della vita. O sconvolti dal tradimento delle persone in cui credevano. O schiacciati da un dolore troppo grande.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PIRANDELLO, ODESCALCHI, BOBBO </strong>-Persone come Luigi Pirandello, che aveva capelli lunghi e barba, era omonimo dello scrittore di cui il padre era cugino, aveva studiato, parlava inglese e francese ma girava nel centro di Roma spingendo un carretto dove raccoglieva cartoni. O Filippo Odescalchi, figlio di don Alessandro Maria Baldassarre, principe del Sacro Romano Impero, discendente di papa Innocenzo XI, che abbandonò all&#8217;inizio degli Ottanta il palazzo di famiglia in piazza Santi Apostoli per andare ad abitare sotto il colonnato di Palazzo Massimo insieme con una donna e un barbone che indossava sempre il frac e il papillon, si presentava come «Ele D&#8217;Artagnan, attore cinematografico, figlio del grande Toscanini» e chiedeva a tutti un appuntamento con Federico Fellini: «Deve darmi una buona parte nel prossimo film perché poi ho deciso che mi ritiro». Persone come Eugenia Bobbo, che in gioventù era stata una bellissima ragazza di Chioggia e aveva fatto perdere la testa a un erede di José Echegaray y Eizaguirre, matematico, drammaturgo, politico, ministro spagnolo, insignito nel 1904 del Nobel per la letteratura. Rimasta vedova, si era lasciata andare. Quando morì, i giornali scrissero che «per trent&#8217;anni aveva vissuto da barbona sotto i portici di palazzo Ducale, tra una panchina di marmo e la quinta finestra al pianterreno », che «parlava quattro o cinque lingue, aveva una cultura impressionante e in trent&#8217;anni non aveva mai chiesto l&#8217;elemosina» e viveva delle premure di un po&#8217; di nobildonne, prima fra tutte la spagnola Duchessa di Alba e raccontava: «A teatro, quand&#8217;ero giovane, tutti i binocoli erano puntati su di me». Persone che, per i motivi più diversi, si lasciano alle spalle tutto. E alle quali, oltre a qualche coperta in questi giorni di gelo, una cosa almeno la dobbiamo: un po&#8217; di rispetto. Rifugio dal gelo La stazione di Mestre</p>
<p style="text-align:justify;"><!-- google_ad_section_end --> Gian Antonio Stella</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/203/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=203&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/in-difesa-dei-clochard-lasciati-al-gelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Bocciano i progetti e stiamo al gelo</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/bocciano-i-progetti-e-stiamo-al-gelo/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/bocciano-i-progetti-e-stiamo-al-gelo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=200</guid>
		<description><![CDATA[Quale sia il problema è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto in questi giorni di gelo polare e incandescenti polemiche sulla forniture di gas russo. Un problema comune a tutta l&#8217;Europa, ma per noi assai più grave. Primo, perché consumiamo tanta energia quanto Turchia, Romania, Polonia e Austria messe insieme. Secondo, perché dopo aver abbandonato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=200&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Quale sia il problema è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto in questi giorni di gelo polare e incandescenti polemiche sulla forniture di gas russo. Un problema comune a tutta l&#8217;Europa, ma per noi assai più grave. Primo, perché consumiamo tanta energia quanto Turchia, Romania, Polonia e Austria messe insieme. Secondo, perché dopo aver abbandonato il nucleare senza imboccare sul serio le strade alternative (i termo-valorizzatori no perché «sono cancro-valorizzatori», l&#8217;eolico no perché le pale sono brutte, il geotermico no perché provoca «disastri ambientali », i pannelli solari no perché «rovinano i panorami dei tetti delle nostre belle città»&#8230;) ci ritroviamo a dipendere per l&#8217;88%, direttamente o indirettamente, dall&#8217;estero. Nessun Paese occidentale dipende dal gas quanto noi: nessuno. Basterebbe un guasto o una capricciosa chiusura «politica» dei rubinetti ai tre gasdotti oggi in funzione per un totale di 81,7 miliardi di metri cubi l&#8217;anno e resteremmo al gelo, con le fabbriche bloccate, i trasporti pubblici paralizzati. Unica alternativa: importare da altri Paesi gas stoccato allo stato liquido su grandi navi (quando è così occupa infinitamente meno spazio) per poi riportare il metano allo stato gassoso, appunto, nei rigassificatori. Eppure, nonostante il quadro riassunto, abbiamo un solo impianto, a Panigaglia, nel golfo di La Spezia. Contro i quattro della Corea, i sei della Spagna, i cinque degli Usa, i 24 del Giappone. In compenso, siamo pieni zeppi di progetti per un&#8217;altra quindicina. Per uno ormai ci siamo: la piattaforma già citata alla foce del Po. Costruita in Spagna e trascinata mesi fa da enormi chiatte da Algeciras fino alle acque di Porto Tolle, potrà rigassificare in tempi brevi 8 miliardi di metri cubi di gas l&#8217;anno: un decimo del fabbisogno italiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Che poi, oltre al governatore Giancarlo Galan, si vantino di averlo voluto e finanziato sia i governi di destra sia i governi di sinistra importa poco. Anzi: è un bene che entrambi gli schieramenti rivendichino per una volta la scelta. Dalle altre parti, infatti, le cose vanno diversamente. E ciò che sembra sensato, col consenso dello stesso leader locale dei Verdi Gianfranco Bettin, a venti miglia da piazza San Marco, appare mostruoso e criminale agli ayatollah ecologisti toscani, che si battono da anni contro il «bombolone» di Livorno, approvato da Palazzo Chigi, dalla Regione e dai comuni, come difendessero il Santo Sepolcro dalle orde del feroce Saladino. Sentiamo già le lagne: «I soliti ambientalisti nemici del progresso!». Magari, fosse solo quello il nodo. Non è così. Basti citare la posizione «laica» di Ermete Realacci: «Come diceva Diderot &#8220;non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene&#8221;. Ma niente preclusioni: è solo questione di buonsenso». Tanto che Legambiente, in una nota, ha invocato martedì contro il nucleare proprio gli impianti invisi: «Secondo uno studio del Cesi ricerche anche costruendo 4 mega centrali Epr di terza generazione evoluta, da 1600MWciascuna, risparmieremmo appena 9 miliardi di metri cubi di gas all&#8217; anno, il contributo di un solo rigassificatore di media taglia». La verità è che, al di là delle legittime pretese di avere garanzie sulla massima sicurezza e delle giuste richieste di conoscere ogni progetto nei dettagli, mai come nel caso dei rigassificatori gioca l&#8217;effetto «nimby»: «not in my backyard», non nel mio cortile. Lo dimostra il caso spezzino, dove la decisione di raddoppiare la potenzialità dell&#8217;impianto di Panigaglia (nonostante l&#8217;impegno preso anni fa di sgombrare l&#8217;area per restituirla al turismo entro il 2013) vede fratture e mal di pancia non solo dentro la sinistra che governa il comune e la Regione, ma anche dentro la destra, nonostante il ligure Claudio Scajola, parlando in generale e non del Golfo dei Poeti, sia stato netto: «In attesa del nucleare si procederà speditamente coi rigassificatori». Lo conferma il caso di Brindisi. Dove il cantiere dell&#8217;impianto non solo è bloccato dalla magistratura che indaga sull&#8217; ex sindaco «rosso» Giovanni Antonino, ma spacca in due come una mela entrambi gli schieramenti. Nella squadra dei favorevoli si sono infatti via via arruolati i governi di destra e sinistra «romani ».</p>
<p style="text-align:justify;">Di là, tra i contrari, con posizioni più o meno sfumate («ok, ma non lì») si sono messi tutti i «locali». Sia di destra, come il sindaco Domenico Mennitti, sia di sinistra, come il presidente provinciale Michele Errico o il governatore Nichi Vendola. Il caso più sconcertante però, è quello di Agrigento. Dove l&#8217;Enel ha cercato di spiegare che il nuovo rigassificatore per 8 miliardi di metri cubi l&#8217;anno è progettato in un&#8217;area degradata di Porto Empedocle dove oggi sorgono solo capannoni dismessi, che l&#8217;attracco con una diga foranea prevista dal 1963 (e mai realizzata) consentirà finalmente l&#8217;attracco alle navi da crociera, che i due enormi serbatoi sotterranei sporgeranno solo con due cupole più basse e meno vistose di tutte le ciminiere nei dintorni, che i criteri di sicurezza saranno i più avanzati al mondo e che nulla ma proprio nulla si vedrà dal più alto cucuzzolo agrigentino. Niente da fare: si sono schierati contro non solo la sinistra radicale, che sul manifesto ha strillato di «un mostro da 320 mila metri cubi d&#8217;acciaio in una delle aree archeologiche più belle del pianeta ». Ma anche Vittorio Sgarbi («progetto infame») e il sindaco destrorso poi sinistrorso e di nuovo destrorso di Agrigento, Marco Zambuto. Che ha presentato un allarmatissimo ricorso al Tar contro un impianto «così invasivo a ridosso della Valle dei Templi». Alla faccia perfino di un’ambientalista d.o.c. come la presidente del Fai Giulia Maria Crespi. Che dopo aver visto il posto ha scritto d&#8217;aver cambiato idea: nessun danno al paesaggio. Anzi: «Se a Porto Empedocle si bocciasse il progetto del rigassificatore sapete cosa si farebbe al suo posto? Niente di niente».</p>
<p style="text-align:justify;"><!-- google_ad_section_end --> Gian Antonio Stella</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/200/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=200&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/bocciano-i-progetti-e-stiamo-al-gelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Istria, il nuovo confine Gli italiani «prigionieri»</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/istria-il-nuovo-confine-gli-italiani-%c2%abprigionieri%c2%bb/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/istria-il-nuovo-confine-gli-italiani-%c2%abprigionieri%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[controsensi]]></category>
		<category><![CDATA[controsenso]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=197</guid>
		<description><![CDATA[Documenti per andare all’ospedale o al cimitero
«Sarà un filo di seta», avevano giurato 18 anni fa costruendolo in poche ore sull&#8217;orto di piselli della signora Anna Del Bello Budak. Quel confine fra Slovenia e Croazia, invece, è diventato una piccola cortina di ferro. E a causa di una nuova guerra (fredda) fra i due Stati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=197&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Documenti per andare all’ospedale o al cimitero</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">«Sarà un filo di seta»,</span> avevano giurato 18 anni fa costruendolo in poche ore sull&#8217;orto di piselli della signora Anna Del Bello Budak. Quel confine fra Slovenia e Croazia, invece, è diventato una piccola cortina di ferro. E a causa di una nuova guerra (fredda) fra i due Stati ex jugoslavi gli italiani di Buje, Umago o Rovigno non sono mai stati tanto separati dall&#8217;Italia. Neppure sotto i comunisti titini. Non c&#8217;era mai stato un confine lì, a segare in due orizzontalmente la penisola istriana.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Non sotto i romani, non sotto Venezia,</span> non sotto gli Asburgo, non sotto Napoleone e di nuovo sotto l&#8217;impero austroungarico. Mai. Certo, si era via via delineata una sorta di confine amministrativo, sancito come tale all&#8217;interno delle frontiere del Regno di Jugoslavia, poi della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Ma mai un confine vero e proprio fino a quando nella primavera del 1991, su quel curvone dell&#8217;antica via Flavia tracciata da Vespasiano, a poche decine di metri dal ponte sul fiume Dragogna, nel nordovest dell&#8217;Istria, non apparvero le ruspe. Strappata al tavolo dove stava pranzando dall&#8217;assordante rumore delle pale, Anna Del Bello si precipitò fuori correndo stupefatta e ansante verso l&#8217;orto: «Fermi! Fermi! Cos&#8217;è questa storia?». Gli operai la guardarono indifferenti: «Ordini superiori». «Non potete farlo!» «Ordini superiori». «Mostratemi le carte! Questa è terra mia!». «Ordini superiori ». E sotto gli occhi della povera vecchia in lacrime, rovesciarono tonnellate di ghiaia sulle piantine di patate, sradicarono gli alberelli di pesche, seppellirono le «commesse» di cipolle e pomodori.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Meno di tre giorni dopo, c&#8217;era già il confine. </span>«Ma no, non confine: è solo un punto di sosta per i camion», giurava ridendo il direttore dei lavori Matia Potocar, «solo cestna. Capito? Ristrutturazione cestna: strada». Il «Piccolo» di Trieste scrisse di una «tragica guerra dei bottoni». «Non esageriamo», sbuffava un alto funzionario della Milicja di Capodistria, «sarà soprattutto un confine dimostrativo. I cittadini circoleranno liberamente&#8230;». Falso. Pochi mesi dopo, gli abitanti della zona, per secoli in larga maggioranza italiani, si raccontavano storie pazzesche. Come quella di Duilio Visentin che, colpito da una emorragia interna, era stato portato da un paesino vicino a Portole, nell&#8217;Istria oggi croata, verso l&#8217;ospedale più vicino di Isola, che però adesso era al di là del confine, in Slovenia: «Mio marito sta morendo». «Documenti! » «Muore!» «Senza documenti non si passa!» «Vi prego&#8230;». «Documenti!».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">A Villa Cucini, sulle alture nel cuore della penisola,</span> si ritrovarono in Slovenia con la chiesa e il cimitero in Croazia, col risultato che per portare il morto nella tomba di famiglia ora ci voleva il lasciapassare e un po&#8217; di carte bollate per l&#8217;estradizione della salma. Per non dire degli abitanti di Bresovizza il giorno che si precipitarono coi secchi e i badili a spegnere l&#8217;incendio a una casa al di là della nuova frontiera: «Altolà! Documenti». Virgilio Babich, che stava proprio sul Dragogna e non se n&#8217;era andato con tutti gli altri italiani per restare col vecchio padre («Uno sbaglio di cui mi sono pentito sempre ») raccontava amaro di essere nato italiano per poi diventare jugoslavo, sloveno e infine croato «senza mai muovermi da casa mia». E quando gli piazzarono il nuovo confine sotto il naso, col casolare da una parte e un po&#8217; di terreno dall&#8217;altra, lo fecero ammattire: «La bolletta della luce mi arriva da Buie che è in Croazia, e l&#8217;acqua da Capodistria, in Slovenia, l&#8217;ufficio tavolare è a Pirano, il catasto ancora a Capodistria&#8230;».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Ci sarebbe da sorridere se la situazione,</span> col passare degli anni, non fosse diventata sempre più pesante. Tutto a causa di un altro confine, quello marittimo. Sul quale sloveni e croati si sono via via irrigiditi. Al momento della Commissione internazionale, presieduta da Robert Badinter, costituita dopo la dissoluzione della Jugoslavia, pareva che tutto fosse chiaro: «Le nuove frontiere rimangono quelle delle Repubbliche socialiste». Ma quelle nel mare del golfo di Trieste, prima inesistenti? A sentire i croati, che non a caso arrivarono nei primi anni Novanta ad arrestare Sergio Parentin, un vecchio pescatore di Pirano che aveva trascorso tutta la vita lavorando nel golfo stretto tra la sua cittadina e la dirimpettaia Salvore accusandolo di avere gettato le reti in acque a lui vietate, il confine «naturale» c&#8217;è: è il proseguimento immaginario del Dragogna tracciato esattamente a metà del golfo. Eh no, rispondono gli sloveni: piazzato lì, quel confine marittimo, a causa della vicinanza delle acque territoriali italiane, impedirebbe a Lubiana di avere un accesso diretto alle acque internazionali. Quindi? Vogliono tutto il golfo di Pirano. Cosa che i croati si rifiutano di accettare.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Risultato: ne è nato un braccio di ferro. </span>Sempre più duro. Al punto che la Slovenia, entrata un anno fa nell&#8217; area del trattato di Schengen, si è messa di traverso all&#8217;ingresso della Croazia nella Ue, ponendo il veto, finché i croati non cederanno: hanno già tanto mare! Perché impuntarsi su pochi chilometri? Affari loro, direte: si arrangino. Il guaio è che questa «guerra fredda » intorno a quel golfo per secoli venezianissimo, come denuncia il leader dell&#8217;Unione Italiana Maurizio Tremul che ne ha parlato ieri anche a Franco Frattini in visita a Zagabria e a Pola, va a pesare sulla vita stessa della nostra minoranza nell&#8217;Istria croata. In particolare su quelli dell&#8217;ex «zona B». Con l&#8217;entrata della Slovenia nell&#8217;area Schengen, Lubiana e Roma concordarono infatti la decadenza dell&#8217;Accordo di Udine del &#8216;55 che prevedeva per gli italiani d&#8217;Istria di «lasciapassare » e valichi secondari e tutta una serie di facilitazioni che rendevano più sottile il confine con la patria perduta. Decadenza decisa, in parallelo, anche dalla Croazia. Risultato: il confine tra la Slovenia e l&#8217;Italia, che per decenni segnò la frontiera tra l&#8217;occidente democratico, la Jugoslavia e i Paesi dell&#8217;Est, è stato smantellato e non c&#8217;è più. Ma quello sul Dragogna, come denuncia «Il Piccolo» sul quale si è riacceso il dibattito sulla riconciliazione, è diventato il nuovo confine meridionale europeo. Più duro. Più rigido. Più difficile da superare per gli italiani, paradossalmente, di quello comunista che per decenni faceva loro sanguinare il cuore a ridosso di Trieste.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --> Gian Antonio Stella</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=197&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/istria-il-nuovo-confine-gli-italiani-%c2%abprigionieri%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Battaglia anti-assenteisti, a Strasburgo il Pdl vota contro</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/battaglia-anti-assenteisti-a-strasburgo-il-pdl-vota-contro/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/battaglia-anti-assenteisti-a-strasburgo-il-pdl-vota-contro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 01:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[europei]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=187</guid>
		<description><![CDATA[«Basta assenteismo!», tuona da mesi la destra, nella scia del ministro Renato Brunetta. Giusto: al di là di certe forzature, è una battaglia che andava fatta. Ieri mattina però, a Strasburgo, il Pdl ha perso l’occasione per dare un segnale di coerenza. E si è schierato in massa contro una risoluzione, approvata a schiacciante maggioranza, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=187&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><b>«Basta assenteismo!», tuona da mesi la destra</b>, nella scia del ministro Renato Brunetta. Giusto: al di là di certe forzature, è una battaglia che andava fatta. Ieri mattina però, a Strasburgo, il Pdl ha perso l’occasione per dare un segnale di coerenza. E si è schierato in massa contro una risoluzione, approvata a schiacciante maggioranza, che impegna il Parlamento europeo a mettere online le presenze degli eurodeputati per smascherare gli assenteisti.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Sono anni che sul tema della svogliatezza</b> con cui i nostri deputati partecipano ai lavori dell’assemblea di Strasburgo si accendono improvvise fiammate polemiche. Tanto più per il contrasto abbagliante tra questa svogliatezza e le spettacolari buste paga che incassano. Basti rileggere la tabella dell’indennità di base pubblicata ne <span style="font-style:italic;">Il costo della democrazia</span> da Cesare Salvi e Massimo Villone: un parlamentare polacco prende 28.056 euro, uno spagnolo 39.463, uno svedese 61.704, un francese 63.093, un britannico 82.380, un tedesco 84.108, un italiano 149.215. Quindici volte più di un ungherese, tre volte più di un portoghese, una volta e mezza più dell’austriaco, secondo classificato. E non basta: alla retribuzione base vanno aggiunti i benefit e le indennità di spese generali, di soggiorno, di viaggio e quelle per i portaborse che portano il totale, nel caso degli italiani, a una cifra fra i 30.000 e i 35.000 euro. Un sacco di soldi.</p>
<p style="text-align:justify;"><b></b><b></b></p>
<table class="foto-h-right mceItemTable" align="right" border="0" width="1">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b></b>Il guaio è che i nostri europarlamentari non sono solo i più pagati. Sono anche, tradizionalmente, i più assenteisti di tutto il continente. Lo ricorda un’inchiesta dell’<i>Europeo</i> del ’93, dove si raccontava che in tutto l’anno precedente il pidiessino Achille Occhetto non aveva partecipato neppure a una seduta, il dc Antonio Jodice a 3, il Psdi Antonio Cariglia a 4, la rifondarola Dacia Valent a 7 e così via&#8230; Lo ribadiscono i reportage del <i>Giornale </i>del 1997 (occhiello ironico: «sulle tracce del nostri eurodeputati») o de l’<i>Espresso</i> del 2001: «Su 87 europarlamentari italiani, 26 hanno partecipato a meno di metà delle centouno sessioni plenarie, 15 non hanno mai preso la parola in aula, 27 hanno partecipato a meno del 20% delle sedute della propria commissione, 13 non hanno mai presentato un’interrogazione&#8230; ».</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Nel 2004 l’Università tedesca di Duisburg </b>si prese la briga di elaborare uno studio capillare sulla legislatura che si chiudeva: alle sessioni di voto la presenza italiana era stata del 56,2%, contro l’80,9 dei greci o l’82,5% dei tedeschi. Un’inchiesta delle Acli dava dati leggermente diversi, ma non meno disastrosi: ai primi posti per presenze c’erano i parlamentari finlandesi (89,5%), belgi (89,3%), olandesi (88,7%) e gli ultimi, come sempre, erano i nostri, col 68,6%: tredici punti sotto i penultimi, che risultavano francesi col 79,5%.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>E adesso? Boh&#8230;</b> Scottati dai dati che svergognavano gli eletti all’assemblea, i depositari delle informazioni sono diventati via via più avari di notizie. Al punto che quando l’eurodeputato radicale Marco Cappato, in ottobre, chiese ufficialmente di vedere le tabelle delle presenze per fare luce sulla realtà dopo mille polemiche (come quella che aveva visto Renato Brunetta, accusato da un sito Internet di essere stato lui pure un po’ discolo a Strasburgo, fare fuoco e fiamme spiegando di avere partecipato negli ultimi anni al 66,9% delle sedute) il segretario generale Harald Rømer gli rispose picche: poteva chiedere solo i dati suoi. Fine: «Non esiste alcun documento consolidato che riporti il numero totale di presenze per deputato alle diverse riunioni ufficiali» e il regolamento «non obbliga in alcun modo le Istituzioni a creare documenti per rispondere ad una richiesta».</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Una risposta burocraticamente impeccabile, </b>ma politicamente reticente. Ricevuta la quale il parlamentare, convinto che le democrazie «basate sulla preminenza del diritto sono tenute all’osservanza del principio della pubblicità», ha presentato una risoluzione per impegnare l’Europarlamento alla massima trasparenza. Quello centrale è il punto 5. Che sprona a «varare, prima delle elezioni europee del 2009, un piano d’azione speciale per assicurare sul proprio sito web, ad esempio nel quadro dell’iniziativa e-Parlamento, una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni». Gli obiettivi nel mirino sono soprattutto due. Primo: «attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca». Secondo: «le indennità e le spese dei deputati, conformemente alla posizione assunta dal Mediatore», cioè il difensore civico europeo, «nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE ».</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Bene: la risoluzione è passata.</b> Con una maggioranza larghissima: 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. Evviva. Ma è la lettura degli elenchi di come hanno votato questo e quel parlamentare a essere particolarmente istruttiva. Il centro- sinistra italiano, memore della legnata alle elezioni di aprile dove lasciò che il tema dei tagli ai costi della politica fosse impugnato dalla destra, è stato infatti compatto: dagli ex margheritini ai comunisti al cane sciolto Gianni Rivera. Tutti favorevoli e nessun contrario. La destra, invece, si è spaccata. E se i leghisti Erminio «Obelix» Boso e Mario Borghezio hanno votato a favore della trasparenza insieme coi «neri» Roberto Fiore e Luca Romagnoli, il «pensionato» Carlo Fatuzzo, il ciellino Mario Mauro e Jas Gawronski, i rappresentanti del Pdl si sono massicciamente trincerati sul no. Sia i forzisti berlusconiani (dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, da Guido Podestà a Elisabetta Gardini, da Lia Sartori fino a Beppe Gargani) sia i nazional- alleati Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella. Potete scommettere che oggi diranno in coro che no, il loro voto contro la risoluzione per la massima trasparenza non era contro la massima trasparenza e a favore del top-secret sugli assenteisti e che aveva delle serissime motivazioni e che la sinistra è stata compatta solo per motivi strumentali eccetera eccetera eccetera. Ma il punto resta: che messaggio arriva agli italiani, dopo mesi di furenti invettive contro l’assenteismo altrui?</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes" style="text-align:justify;">Gian Antonio Stella</p>
<address class="footnotes">Fonte: Corriere della Sera<br /></address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/187/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/187/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/187/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/187/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/187/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/187/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/187/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/187/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/187/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/187/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=187&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/battaglia-anti-assenteisti-a-strasburgo-il-pdl-vota-contro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Antisemitismo, l&#8217;«equivoco» a sinistra</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/antisemitismo-l%c2%abequivoco%c2%bb-a-sinistra/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/antisemitismo-l%c2%abequivoco%c2%bb-a-sinistra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 01:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=185</guid>
		<description><![CDATA[«Genocidio nazista a Gaza», spara il Partito Marxista Leninista intimando «lo scioglimento di Israele e la costituzione di un solo Stato per due popoli». Per carità, guai a prendere sul serio un gruppuscolo infinitamente minoritario che mette Stalin e Mao tra i Maestri: è il ruggito d&#8217;una mosca. Ma sarebbe un errore non vedere che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=185&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>«Genocidio nazista a Gaza»,</strong> spara il Partito Marxista Leninista intimando «lo scioglimento di Israele e la costituzione di un solo Stato per due popoli». Per carità, guai a prendere sul serio un gruppuscolo infinitamente minoritario che mette Stalin e Mao tra i Maestri: è il ruggito d&#8217;una mosca. Ma sarebbe un errore non vedere che nei dintorni di una certa sinistra stanno tornando a galla, sia pure arginati da una specie di pudore, sentimenti «antisionisti» dietro i quali si intravede l&#8217;ombra della solita bestia razzista.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sono segnali, capiamoci:</strong> solo segnali. Facili da spacciare come casi isolatissimi all&#8217;interno di una reazione corale sobria e saggia. Un paio di bandiere con la stella di David sostituita dalla svastica al corteo di ieri della sinistra extraparlamentare. Un altro paio di bandiere israeliane bruciate nei giorni scorsi. E-mail immonde smistate da internauti «rossi» che incitano a ribellarsi contro «il mostro giudaico-talmudico-sionista che ci domina» e lanciano la parola d&#8217;ordine: «Distruggiamo quest&#8217;incubo razzista e genocidario infame!». Sventurate dichiarazioni alle agenzie dell&#8217;«esule» rifondarolo Marco Ferrando, fondatore del lillipuziano Movimento per il Partito comunista dei lavoratori secondo il quale chi brucia le bandiere israeliane non deve «vergognarsi di nulla» perché brucia «non la bandiera dell&#8217;ebraismo, ma la bandiera del sionismo: cioè di uno Stato coloniale nato dal terrore contro il popolo arabo e che si perpetua, da 50 anni, con i metodi del terrore». Frattaglie. Impossibili da spacciare, nemmeno in giornate come queste dominate dalle immagini spaventose di una guerra sconvolgente, per «antisemitismo di sinistra».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Come spiega Amos Luzzatto,</strong> a lungo presidente dell&#8217;Unione comunità ebraiche italiane e autore del libro «Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra», «l&#8217;antisemitismo &#8220;di sinistra&#8221; come atteggiamento innato e necessario di un&#8217;idea di sinistra non c&#8217;è. Ma certo, dell&#8217;antisemitismo esiste anche a sinistra. D&#8217;altra parte, se la sinistra appartiene a questa società&#8230;». Un paio di anni fa suo figlio, Gadi Luzzatto Voghera, docente di Storia dell&#8217;ebraismo a Venezia e certo estraneo alla destra, ha scritto un libro («Antisemitismo a sinistra ») per dimostrare che «sinistra e antisemitismo non sono incompatibili» fin dai tempi in cui il «mito dell&#8217;ebreo capitalista, ricco, usuraio» entra «nell&#8217;immaginario della sinistra nella seconda metà dell&#8217;Ottocento e non ne esce più». Tesi condivisa, ad esempio, da Shalom Lappin, del King&#8217;s College di Londra, protagonista del «Manifesto di Euston», secondo cui «grandi fette d&#8217;una sedicente sinistra fanno causa comune con estremismo, totalitarismo ed antisemitismo». O ancora da chi in Francia, come racconta un&#8217;inchiesta di Paolo Rumiz, denuncia il triangolo perverso «fra tre antisemitismi: quello del nazionalismo arabo, quello dell&#8217;estrema destra e quello dell&#8217;estrema sinistra antimondialista».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Certo, siamo lontani dagli abissi</strong> ricostruiti da Riccardo Calimani in «Ebrei e pregiudizio». Dove si racconta, ad esempio, che quando Stalin (che pure favorì la nascita di Israele «prima con aiuti massicci di armi cecoslovacche all&#8217;Haganah, l&#8217;esercito clandestino ebraico, e poi con il voto all&#8217;Onu e il riconoscimento formale del nuovo Stato») scatenò «la sua offensiva con gli oppositori, gli agitatori politici alimentarono l&#8217;odio contro Trockij e contro Ztnovev lasciando intendere che non era un caso che entrambi complottassero e fossero ebrei». Alla larga dai paralleli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C&#8217;è però un fastidiosissimo «link»</strong> tra gli orrori di ieri e le storture di oggi. Ce lo dice il libro «La confessione» dove Arthur London, un ebreo cecoslovacco, comunista, precipitato nell&#8217;incubo dei processi staliniani, ricorda il suo interrogatorio: «Il giudice istruttore mi domanda bruscamente di precisare per ognuno dei nomi che verranno citati nell&#8217;interrogatorio se si tratti o meno di un ebreo; ma ogni volta nella sua trascrizione sostituisce la designazione di ebreo con quella di sionista: &#8220;Facciamo parte dell&#8217;apparato di sicurezza d&#8217;una democrazia popolare. La parola giudeo è un&#8217;ingiuria. Perciò scriviamo sionista&#8221;». Assurdo, si ribella London. Il giudice fa spallucce: «Del resto anche in Urss, l&#8217;uso della parola giudeo è proibita». Basta sostituirla e, oplà, ecco l&#8217;antisemitismo politicamente corretto. Fatta la tara all&#8217;immensa diversità della situazione, è proprio così diverso, oggi, il gioco di un pezzo, minoritario, di sinistra?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Piero Fassino, qualche anno fa, rispose così</strong>: «Rappresentare Israele come uno Stato militarista, aggressore o, come qualcuno dice, fascista, è una sciocchezza, come lo è non riconoscere che Israele è una società democratica. Identificare la politica della destra israeliana con Israele tout court è un&#8217;operazione che non viene fatta con nessun Paese al mondo». Era, allora, il segretario dei Ds e riconosceva che «ci sono settori della sinistra che hanno parole d&#8217;ordine fondate su un pregiudizio ideologico e manicheo verso Israele, che spesso &#8220;coprono&#8221; il resto» e disse di riconoscersi nella tesi di Adriano Sofri. Il quale, denunciando i ritardi e le ambiguità di «tanta sinistra», aveva tagliato corto: «Non possiamo confidare nell&#8217;Europa e tanto meno amarla se non amiamo lo Stato di Israele (in nessun altro caso userei un&#8217;espressione come «amare uno Stato») e il suo popolo misto, coraggioso e spaventato. Il suo popolo, non soltanto le minoranze ammirevoli, i pacifisti che fraternizzano con gli arabi di Israele e di Palestina, i riservisti renitenti, le donne che difendono la vita e un&#8217;altra idea di coraggio, gli intellettuali che onorano la verità e non la sottomettono a una nazione».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C&#8217;è chi dirà: ma li avete visti, oggi, i bambini di Gaza?</strong> Immagini che fermano il respiro. Ma proprio per questo, a chi come l&#8217;ex deputato rifondarolo Francesco Caruso disse (in momenti diversi) che era «meglio essere uno di Hamas all&#8217;italiana, che un Mastella alla palestinese», vale la pena di ricordare quanto spiegò anni fa Giorgio Napolitano. Riconoscendo che «prima che nel Pci, a partire dagli anni 80, si affermasse una posizione politica coerente, se c&#8217;era antisemitismo si presentava nelle vesti di antisionismo». Ricordò, il futuro capo dello Stato, che «si protrasse a lungo l&#8217;equivoco di una contrapposizione al sionismo: come se questo costituisse un&#8217;ideologia reazionaria che nulla aveva a che vedere con la storia del popolo ebraico, e come se fosse l&#8217;incarnazione di un disegno di oppressione nei confronti dei palestinesi, un disegno di potenza dello Stato d&#8217;Israele». Ecco, possibile che quell&#8217;«equivoco» possa protrarsi ancora?</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p style="text-align:justify;">Gian Antonio Stella</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/185/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=185&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/antisemitismo-l%c2%abequivoco%c2%bb-a-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>E i controllori del governo finirono sotto controllo</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/e-i-controllori-del-governo-finirono-sotto-controllo/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/e-i-controllori-del-governo-finirono-sotto-controllo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 01:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[abitanti]]></category>
		<category><![CDATA[aumento]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[comunali]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>
		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[impiegati]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[privilegi]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[senato]]></category>
		<category><![CDATA[spese]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[stipendi]]></category>
		<category><![CDATA[stipendio]]></category>
		<category><![CDATA[vitalizi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=182</guid>
		<description><![CDATA[Per il ddl dell’esecutivo, solo 4 eletti nel «Csm» dei giudici contabili: persa la maggioranza
«Mi ricorderò di te alle prossime elezioni! » sibila il solito prepotente al bravo sceriffo in ogni film di cowboy. Così era il Far West. Anche nella legge italiana, però, sta per essere infilato un tarlo simile. Che rischia di divorare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=182&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per il ddl dell’esecutivo, solo 4 eletti nel «Csm» dei giudici contabili: persa la maggioranza</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">«Mi ricorderò di te alle prossime elezioni! » sibila il solito prepotente al bravo sceriffo in ogni film di cowboy</span>. Così era il Far West. Anche nella legge italiana, però, sta per essere infilato un tarlo simile. Che rischia di divorare l’autonomia della Corte dei conti fino al punto che il governo (il controllato) si sceglierà di fatto il controllore, cioè chi deve esaminare come sono spesi i soldi pubblici. Il tarlo, come tutti gli insetti che si rispettino, non è facile da scovare. Proprio come il dirottamento ad «amici» di un mucchio di soldi per lavori stradali marchigiani venne infilato anni fa in un decreto sulle «arance invendute in Sicilia», anche questo tarlo è stato nascosto dove poteva passare inosservato.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Nel disegno di legge 847 noto come «Brunetta»: «Delega al governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico»</span>. L’ideale, nella scia della popolarità del ministro in guerra coi fannulloni, per collocare un boccone che, come tutti i bocconi avvelenati, è inodore e insapore. È l’articolo 9, dedicato al Consiglio di Presidenza della Corte dei conti. Il Csm, diciamo così, dei giudici contabili. Che costituzionalmente consente anche a questa magistratura, come a quella ordinaria e a quella amministrativa, di decidere da sé della propria vita, al riparo da interferenze politiche. Un principio ovvio e sacrosanto: chi comanda non può volta per volta scegliersi il controllore. Dice dunque quell’articolo, inserito da Carlo Vizzini (che come presidente della commissione Affari costituzionali del Senato ha di fatto agito per il governo), che quel Consiglio di Presidenza, composto oggi da 13 magistrati contabili (i vertici della Corte dei conti più dieci eletti dai circa 450 colleghi) più due esperti nominati dalla Camera e due dal Senato (totale: 17) non va più bene.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">D’ora in avanti dovranno essere 11, con un taglio dei giudici eletti da 10 a 4 e le «new entry» del segretario generale della Corte e del capo di gabinetto</span>, che in certi casi possono pure votare. Somma finale: i rappresentanti scelti dei colleghi precipiterebbero da 10 su 17 (larga maggioranza) a 4 su 13 (netta minoranza). Ma non basta. La perdita di potere del «Consiglio», sempre più esposto agli spifferi politici, sarebbe aggravata da una grandinata di poteri in più concessi al presidente. Come quello di stabilire l’«indirizzo politico-istituzionale ». Vale a dire: puntiamo di più su questi o quegli altri reati, concentriamoci di più su questi o quegli altri sprechi. Quindi meno su questo e quello. Peggio: il presidente «provvede» o «revoca» come gli pare «gli incarichi extraistituzionali, con o senza collocamento in posizione di fuori ruolo o aspettativa». Traduzione: diventa il padrone assoluto della distribuzione ai suoi sottoposti («tu sì, tu no») dei soldi extra e delle carriere parallele.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Cosa vuol dire? Moltissimo: il capo di gabinetto di un ministro cumula insieme lo stipendio nuovo (senza più il tetto di 289 mila euro inserito da Prodi</span> e abolito da Berlusconi) con quello vecchio di magistrato «parcheggiato» altrove. E un solo «arbitrato» (quella specie di giustizia parallela, più veloce, su alcuni contratti pubblici) può regalare a un giudice guadagni di centinaia di migliaia di euro. Il che significa che il nuovo presidente, dicendo solo «tu sì, tu no», può cambiare letteralmente la vita dei suoi «dipendenti». Diventando il Dominus assoluto. Senza più il minimo controllo, scusate il bisticcio, dell’organo di autocontrollo, ormai esonerato. Poteri pieni. Totali. Un progetto pericoloso, attacca l’opposizione. Il controllo, denuncia Felice Casson, «verrebbe a essere asservito e subordinato ai governi centrali e locali ».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Il coordinamento dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili, in una lettera mandata ieri a Napolitano</span>, denuncia «un gravissimo vulnus ai quei fondamentali principi costituzionali che sono stati alla base della istituzione stessa degli organi di autogoverno». E l’Associazione nazionale dei magistrati contabili è arrivata a ipotizzare all’unanimità l’espulsione dello stesso presidente, Tullio Lazzaro. C’è chi dirà: allarmi esagerati. E giurerà che si tratta di «ritocchi» organizzativi che renderanno «efficiente» un organo che costa cinque volte più dello spagnolo Tribunal de cuentas. Che non limiteranno affatto le denunce sulla malagestione dei pubblici denari come gli sprechi della sanità in Sicilia, le troppe consulenze «conferite intuitu personae » (cioè a capriccio), i soldi buttati dalle regioni, dalle municipalizzate, dai comuni o perfino dalla Croce Rossa</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;">Sarà. Ma nel progetto c’è scritto proprio così: il presidente della Corte dei conti diventa «organo di governo dell’istituto»</span> e il Consiglio di presidenza viene degradato a «organo di amministrazione del personale». Nero su bianco. E lo sapete quando è stato inserito, il «ritocco» che stravolgerebbe senza passaggi costituzionali l’autogoverno dei giudici contabili? Poco dopo che il procuratore generale aveva denunciato il surreale tentativo di introdurre nell’accordo sulla nuova Alitalia un codicillo che prevedeva «l’esonero preventivo e generalizzato» per i nuovi soci «da responsabilità astrattamente esteso fino a coprire eventuali comportamenti dolosi, con effetti retroattivi». Cioè l’assoluzione concordata prima ancora che fosse commesso l’eventuale peccato. Pensa un po’ che coincidenza&#8230;</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes" style="text-align:justify;">Gian Antonio Stella</p>
<address class="footnotes">Fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/182/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/182/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/182/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=182&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/e-i-controllori-del-governo-finirono-sotto-controllo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Giustizia, tempi da Terzo Mondo</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/giustizia-tempi-da-terzo-mondo/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/giustizia-tempi-da-terzo-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 01:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[abitanti]]></category>
		<category><![CDATA[aumento]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[comunali]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>
		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[impiegati]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[privilegi]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[senato]]></category>
		<category><![CDATA[spese]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[stipendi]]></category>
		<category><![CDATA[stipendio]]></category>
		<category><![CDATA[vitalizi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=180</guid>
		<description><![CDATA[Apertura dell&#8217;anno giudiziario. «Nel civile siamo solo al 156˚ posto dopo il Gabon e la Guinea»
ROMA — Inaugurazione dell&#8217;Anno giudiziario: magistratura divisa sulle intercettazioni. Tutti d&#8217;accordo sulla lentezza dei processi: l&#8217;Italia è al 156˚posto dopo Guinea e Gabon. Altri 16 giorni di ritardi nella durata media dei nostri processi e supereremo a ritroso anche lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=180&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Apertura dell&#8217;anno giudiziario. «Nel civile siamo solo al 156˚ posto dopo il Gabon e la Guinea»</p>
<p><strong>ROMA —</strong> Inaugurazione dell&#8217;Anno giudiziario: magistratura divisa sulle intercettazioni. Tutti d&#8217;accordo sulla lentezza dei processi: l&#8217;Italia è al 156˚posto dopo Guinea e Gabon. Altri 16 giorni di ritardi nella durata media dei nostri processi e supereremo a ritroso anche lo staterello incastonato tra l&#8217;Eritrea e la Somalia. Questione di tempo: nella nostra retromarcia andiamo già peggio dell&#8217;Angola, del Gabon, della Guinea Bissau&#8230; Certo, Berlusconi spara sui «disfattisti » che demoralizzano le plebi incitando tutti ad essere ottimisti. L&#8217;ultimo rapporto «Doing Business 2009», però, non lascia scampo.</p>
<p><strong>LA CLASSIFICA -</strong> La classifica, compilata «confrontando l&#8217;efficienza del sistema giudiziario nel consentire a una parte lesa di recuperare un pagamento scaduto », dice che gli Usa stanno al 6˚ posto, la Germania al 9˚, la Francia al 10˚, il Giappone al 21˚ e i Paesi dell&#8217;Ocse, fatta la media dei bravissimi e dei mediocri sono al 33˚ posto. La Spagna, che tra i Paesi europei sta messa male, è 54˚. Noi addirittura 156˚. Su 181 Paesi. Un disastro. Tanto più che quell&#8217;elenco non rappresenta solo un&#8217;umiliazione morale. La Banca Mondiale la redige infatti per fornire parametri di valutazione agli operatori internazionali che vogliono investire in questo o quel Paese.</p>
<p><strong>CONSEGUENZE ECONOMICHE -</strong> Il messaggio è netto: dall&#8217;Italia, in certe cose, è bene stare alla larga. Perché uno straniero dovrebbe venire a mettere soldi in un&#8217;impresa italiana davanti a certe storie esemplari? Prendete quella di una vecchia signora vicentina che aveva fatto causa alla banca perché l&#8217;aveva incitata a investire tutti i suoi risparmi in una finanziaria a rischio e nei famigerati bond argentini. Sapete per che giorno le hanno fissato la prossima udienza? Per il 17 febbraio 2014. Un piccolo imprenditore veronese si è visto dare l&#8217;appuntamento per il 2016. Per non dire del caso del signor Otello Semeraro, che mesi fa non s&#8217;è presentato al tribunale di Taranto dov&#8217;era convocato per assistere all&#8217;ennesima puntata del fallimento della sua azienda. Indimenticabile il verbale: «Il giudice dà atto che all&#8217;udienza né il fallito né alcun creditore è comparso». C&#8217;era da capirlo: come dimostravano le carte processuali della moglie, citata come «vedova Semeraro», l&#8217;uomo era defunto. Nonostante la buona volontà, non era infatti riuscito a sopravvivere a un iter giudiziario cominciato nel 1962, quando la Francia riconosceva l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria, Kennedy era alle prese coi missili a Cuba e nella Juve giocavano Charles, Sivori e Nicolè. Quarantasei anni dopo, le somme recuperate dal fallimento sono risultate pari a 188.314 euro. Ma nel &#8216;62 quei soldi pesavano quasi quanto quattro milioni attuali. Forse, se la giustizia fosse stata più rapida, qualche creditore non sarebbe fallito, qualche dipendente non avrebbe passato dei periodi grami&#8230;</p>
<p><strong>UNA «CATASTROFE» -</strong> Perché questo è il punto: la catastrofe ammessa ieri dal presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, a conferma della denuncia di giovedì del presidente della Corte Europea per i diritti umani, Jean-Paul Costa, durissimo nel ricordare che l&#8217;Italia è la maglia nera della giustizia europea («4.200 cause pendenti contro le 2.500 della Germania e le 1.289 della Gran Bretagna, quasi tutte per la lunghezza dei processi»), non tocca solo la dignità delle persone. Incide pesantemente sull&#8217;economia. Basti citare il libro «Fine pena mai» di Luigi Ferrarella: «Confartigianato, elaborando dati 2005 di Istat e Infocamere, ha proposto una stima di quanto la lentezza delle procedure fallimentari, in media 8 anni e 8 mesi, possa costare ogni anno alle imprese artigiane: un miliardo e 160 milioni di euro per il costo del ritardo nella riscossione dei propri crediti, e un miliardo e 170 milioni di euro di maggiori oneri finanziari per le imprese costrette a prendere in prestito le risorse». Totale: oltre 2 miliardi e 300 milioni di euro. Cioè 384mila di «buco giudiziario» per ogni impresa. Un sacco di soldi. Che in anni di vacche grasse possono azzoppare una piccola azienda. Ma in anni di vacche magre o magrissime, come questo, l&#8217;ammazzano.</p>
<p><strong>SPIRALE PERVERSA -</strong> Di più: il sistema si è avvitato in una spirale così perversa che la «legge Pinto » per il giusto processo ha partorito altri 40 mila processi intentati dai cittadini esasperati dalla lentezza dei processi precedenti e cominciano già ad ammucchiarsi i processi che chiedono un risarcimento per la lentezza dei processi avviati per avere un risarcimento dei danni subiti da processi troppo lenti. Un incubo. Due anni fa la battuta dell&#8217;allora presidente della Cassazione Gaetano Nicastro («Se lo Stato dovesse risarcire tutti i danneggiati dalla irragionevole durata dei processi, non basterebbero tre leggi Finanziarie») pareva uno sfogo esagerato. Ieri è arrivata la conferma: avanti così e ci arriveremo. Dall&#8217;introduzione della legge Pinto fino al 2006 lo Stato aveva dovuto tirar fuori 41,5 milioni di risarcimenti ma «in due anni sono 81,3 i milioni già sborsati, più almeno altri 36,6 milioni dovuti ma non ancora pagati, per un totale di circa 118 milioni».</p>
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p><strong>PATROCINIO GRATUITO AI MAFIOSI -</strong> Una emorragia devastante. Al quale si aggiunge un&#8217;altra ferita che butta sangue: il gratuito patrocinio concesso a decine di migliaia di persone. Ottantaquattromila sono stati, nel solo 2008, gli imputati che hanno ottenuto l&#8217;avvocato difensore pagato dallo Stato. Per un totale di 85 milioni di euro. Spesso buttati in un eccesso di garantismo peloso. Con l&#8217;assegnazione automatica di un difensore d&#8217;ufficio non solo a tutti gli stranieri «irreperibili» (che magari danno un nome falso e verranno processati inutilmente fino in Cassazione) ma addirittura a mafiosi che dichiarano un reddito inesistente (come Leoluca Bagarella e Antonino Marchese che, imputati dell&#8217;omicidio di un vicebrigadiere, chiesero la ricusazione della Corte d&#8217;Appello perché aveva loro revocato l&#8217;avvocato gratis) e perfino a latitanti. Ma in questo quadro, più nero di un quadro nero del Goya, sono davvero centrali la battaglia sulle intercettazioni o la separazione delle carriere? Giustiniano, di cui il Cavaliere disse di avere in camera un ritratto, forse si muoverebbe in modo diverso.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<address class="footnotes">Gian Antonio Stella</address>
<address class="footnotes"> </address>
<address class="footnotes">fonte: Corriere della Sera<br />
</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/180/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=180&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2009/02/03/giustizia-tempi-da-terzo-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Sicilia, muro di Lombardo e Pdl, Province «salvate» dall&#8217;abolizione</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/sicilia-muro-di-lombardo-e-pdl-province-%c2%absalvate%c2%bb-dallabolizione/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/sicilia-muro-di-lombardo-e-pdl-province-%c2%absalvate%c2%bb-dallabolizione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 21:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[abolizione]]></category>
		<category><![CDATA[italiane]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[provincia]]></category>
		<category><![CDATA[provincie]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=177</guid>
		<description><![CDATA[Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd.
«Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell&#8217;ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale!», direte voi. Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=177&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd.</p>
<p><span>«Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici</span> che ne derivano sono soppressi nell&#8217;ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale!», direte voi. Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: l&#8217;abolizione (vera, stavolta) delle province siciliane è stata appena, e di nuovo, bocciata. Non si toccano. Che i consiglieri provinciali nell&#8217;isola si prendano sul serio è notorio. Qualche anno fa il presidente catanese Nello Musumeci, che militava allora in An e aveva stipulato una polizza con la Reale Mutua Assicurazioni per coprire se stesso e i colleghi di giunta da eventuali condanne della Corte dei Conti, arrivò a presentare una delibera stupefacente. Delibera che, sulla base di certi studi storici secondo i quali «tra la fine dell&#8217;Ottocento e i primi del Novecento, i rappresentanti della Provincia costituivano l&#8217;Onorevole consiglio», riconosceva ai membri dell&#8217;assemblea il titolo di «onorevoli». Al punto che, votata a stragrande maggioranza la decisione con soli sei voti contrari della sinistra, il presidente del consiglio, Santo Pulvirenti, chiuse la seduta salutando tutti come «onorevoli colleghi». Eppure, come dicevamo, le province siciliane più ancora delle altre non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l&#8217;autonomia della Regione, il già citato articolo 15 non lasciava dubbi: abolizione. E ribadiva, se mai qualcuno fosse duro d&#8217;orecchio, che «l&#8217;ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali». Tutto chiaro? Macché: restarono provvisoriamente in vita come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni&#8230; E poi ancora cinque e sei e sette&#8230; E poi ancora otto e nove e dieci&#8230; Finché nel 1986, dopo quarant&#8217;anni di proroghe, l&#8217;assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d&#8217;ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Boh&#8230; Distribuiscono incarichi e prebende, dirà qualcuno. Ultimo esempio, quello denunciato da «Il Dito», un settimanale online di Catania vicino a Enzo Bianco, che ha scoperto come Raffaele Lombardo, allora potentissimo presidente della provincia etnea, abbia passato il Natale dell&#8217;anno scorso firmando decine e decine di «nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie»: 57 in due giorni. Uno sforzo pesante per il polso, ma utile elettoralmente, visto che il fondatore dell&#8217;Mpa stava per candidarsi alla presidenza regionale al posto di Cuffaro. Una chicca tra le tante: l&#8217;assegnazione nel 2006 a uno studio legale di un incarico per «l&#8217;assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, uno studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quelle nazioni e all&#8217;avvio di uno stand informativo presso la Provincia». ù</p>
<p><span>Quanto costino nella sola Sicilia questi enti, che già il sindaco di Milano Emilio Caldara considerava un secolo fa</span> «buoni solo per i manicomi e per le strade» ma che incassano un mucchio di denaro grazie soprattutto alle addizionali sull&#8217;energia elettrica e la Rc auto, lo dice un rapporto Istat sui bilanci 2006: 890 milioni di euro. Dei quali 237 spesi per stipendiare tutto il personale. E addirittura 228 (nel solo 2006!) per comperare beni immobili. Tema: che senso ha che un ente da decenni additato come inutile e da sopprimere faccia shopping immobiliare comprando sempre nuovi palazzi, nuovi uffici, nuove sedi distaccate? Quanto agli amministratori, il Sole 24 ore ha fatto i conti: di sole indennità (cioè la voce-base, alla quale vanno sommati i rimborsi, le diarie e altre voci che nel caso dei parlamentari nazionali o regionali fanno schizzare all&#8217;insù le entrate reali nette) i 315 consiglieri provinciali costano otto milioni e 300 mila euro. Una esagerazione. Che qua e là, scrive Nino Amadore, si fa ancora più eclatante: 98.089 di spesa di indennità ogni centomila abitanti a Palermo, 389.705 a Enna. E meno male che alle 9 province già esistenti (una ogni mezzo milione di abitanti, con un massimo di un milione e 235 mila nel caso di Palermo e un minimo di 177mila di Enna) non sono state (ancora) aggiunte le altre tre di cui si parla da anni: Caltagirone, Gela e Monti Nebrodi. Altrimenti le spese sarebbero ancora più vistose.</p>
<p><span>Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale</span>, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. Prima l&#8217;insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche&#8230; Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l&#8217;unico partito che si è ufficialmente schierato contro l&#8217;abolizione delle province è la Lega che nell&#8217;isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l&#8217;abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: «Basterebbe un tratto di penna». E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale. Articolo 1: «Le province regionali sono soppresse». Articolo 2: le loro funzioni sono «trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell&#8217;art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata». Articolo 3: i dipendenti passano «nei ruoli dell&#8217;amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza». Articolo 4: «I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni». E così via. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l&#8217;abolizione e chi rappresentava l&#8217;Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, a partire dal presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante) hanno votato contro. Compresi i rappresentanti del Pdl. A dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi e di quelle di Gianfranco Fini. Parole, parole, parole&#8230;</p>
<p>Gian Antonio Stella</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera</address>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/177/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/177/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/177/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=177&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/sicilia-muro-di-lombardo-e-pdl-province-%c2%absalvate%c2%bb-dallabolizione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Romeo, il «re» degli enti pubblici trasformò gli amici in soci</title>
		<link>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/romeo-il-%c2%abre%c2%bb-degli-enti-pubblici-trasformo-gli-amici-in-soci/</link>
		<comments>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/romeo-il-%c2%abre%c2%bb-degli-enti-pubblici-trasformo-gli-amici-in-soci/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 21:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frecciatricolore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[malaffare]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[soci]]></category>
		<category><![CDATA[tangenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://frecciatricolore.wordpress.com/?p=175</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;imprenditore è molto legato ad Antonio Napoli, ex assessore di Bassolino ed ex consigliere di D&#8217;Alema.
ROMA — Raccontò ai giudici con le lacrime agli occhi: «Erano come le cavallette! Come le cavallette! ». Anzi. «Iene, ecco che cos&#8217;erano! Gli ho moltiplicato per sei gli incassi degli affitti degli immobili del Comune. Per tutta risposta mi sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=175&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">L&#8217;imprenditore è molto legato ad Antonio Napoli, ex assessore di Bassolino ed ex consigliere di D&#8217;Alema.</p>
<p>ROMA — Raccontò ai giudici con le lacrime agli occhi: «Erano come le cavallette! Come le cavallette! ». Anzi. «Iene, ecco che cos&#8217;erano! Gli ho moltiplicato per sei gli incassi degli affitti degli immobili del Comune. Per tutta risposta mi sono saltati addosso come iene inferocite, minacciandomi di cancellare la concessione se non avessi pagato». E lui, Alfredo Romeo, che poteva fare? Partito da una famiglia modesta, aveva cominciato, faticosamente, con una piccola agenzia immobiliare. Adesso, a quarant&#8217;anni, era sulla rampa di lancio. Perciò, a Napoli, pagava. Pagava la Dc e pagava il Psi. Tirò fuori qualcosa come sette miliardi. Si beccò una condanna a quattro anni in primo grado, a due e mezzo in appello e la prescrizione in Cassazione. Ma fu come nascere una seconda volta, imprenditorialmente parlando.</p>
<p><span>Quindici anni dopo essere scivolato nel tritacarne di Tangentopoli</span>, Romeo si è ritrovato fra le mani un impero. Ha cinquecento dipendenti, un patrimonio immobiliare di 48 miliardi di euro da gestire, 160 milioni di incassi l&#8217;anno e un cash flow che cresce come un soufflé. Adesso, addirittura un albergo di lusso in quello che fu il quartier generale di Achille Lauro, un tempo il padrone di Napoli. Insomma, Romeo ha fatto i soldi con la pala. Praticamente tutti con gli enti pubblici. L&#8217;Inps, l&#8217;Inpdai, l&#8217;Agenzia del Demanio, il ministero dell&#8217;Economia, la Consip, gli Iacp sparsi per tutta Italia.</p>
<p><span>Poi i Comuni: Napoli, Pozzuoli, Firenze, Milano, Venezia. E Roma. Quando Romeo nel 1997 vinse la gara voluta dal sindaco di Roma Francesco Rutelli</span> per gestire le migliaia di immobili di proprietà del Campidoglio, i suoi affari erano a una svolta. Aveva appena subìto la condanna per i fatti di Napoli e, come raccontò il settimanale il Mondo, si era visto «interdire per un anno i rapporti con la pubblica amministrazione». Ma gli bastò sommergersi appena, lasciando tutte le cariche sociali. E si aggiudicò l&#8217;appalto. Assessore al patrimonio era allora un inflessibile magistrato della Corte dei conti, Angelo Canale. Che difese la decisione a spada tratta, contro tutte le critiche scagliategli contro dalla destra. «Non è un caso che a sollevare le polemiche sia stato il Giornale di Paolo Berlusconi, proprietario della Edilnord. Che nella gara da noi bandita è stata sconfitta dalla società di Romeo», scandì. L&#8217;aver battuto a Roma il fratello del Cavaliere gli consentì di vincere anche qualche diffidenza nel centrosinistra? Probabilmente non risultò decisivo, se è vero che Romeo aveva già conservato l&#8217;incarico di gestire gli immobili napoletani anche con l&#8217;arrivo di Antonio Bassolino. A Napoli il sindaco socialista Nello Polese si era dimesso per essere finito nella stessa bufera che avrebbe travolto Romeo.</p>
<p><span>Una bufera che il Pds locale aveva cavalcato politicamente, chiedendo lo scioglimento del consiglio comunale. Per bocca di chi?</span> Ma del segretario regionale Antonio Napoli, futuro assessore della giunta guidata da Antonio Bassolino, quindi nello staff di Massimo D&#8217;Alema alla presidenza del Consiglio, poi con Claudio Velardi fondatore della società di comunicazione Reti. E amico, Napoli, anche di Alfredo Romeo. Di più: socio in affari. Fra le varie imprese controllate da Romeo e da sua moglie Maria Vittoria Parisio Perrotti ce n&#8217;è una che si chiama Isvafim spa, a sua volta titolare dell&#8217;8,3% di una società (A Casa Aziende Agricole spa) della quale è azionista al 16,7% l&#8217;azienda agricola Allevamento del Girasole. La quale fa capo, appunto, ad Antonio Napoli.</p>
<p><span>Ma chi pensa che Romeo abbia limitato a questa amicizia il suo raggio d&#8217;azione, per così dire, politico, si sbaglia di grosso</span>. Perché fino allo scorso anno era pure azionista del quotidiano l&#8217;Indipendente, a testimonianza della sua altra importante amicizia partenopea, quella con il capogruppo del Pdl alla Camera Italo Bocchino. Mentre sua moglie Maria Vittoria Parisio Perrotti conserva ancora un pacchetto di azioni della Edizioni Dlm Europa: la società che edita Europa, il giornale della Margherita (partito, fra gli altri, anche di Renzo Lusetti). Un pacchetto piccolo, di 195 euro appena. Ma ben più che simbolico, considerando che gli altri azionisti si chiamano Tiziano Treu, Elio Matacena, Andrea Marcucci, Luigi Lusi&#8230; Evidentemente non si diventa Romeo senza avere buone relazioni con tutti. E l&#8217;elenco dei suoi soci in affari è molto istruttivo.</p>
<p><span>Per esempio, nella stessa società che Romeo ha con il suo amico ex assessore di Bassolino, c&#8217;è pure l&#8217;ex presidente della Confindustria della Campania Tommaso Iavarone</span>, che un giorno ebbe pubblicamente questa preveggenza: «Il tono della vita politica in Campania non lascia molte speranze in materia di buon governo». Ohibò. Per esempio, nel portafoglio della Isvafim ci sono 50 mila azioni di Nomisma, il centro studi fondato da Romano Prodi. Per non parlare della milanese Hat Holding all together. Tutti insieme con Romeo: da Francesco Bellavista Caltagirone all&#8217;industriale di Lumezzane Rino Gambari, azionista della Serenissima, all&#8217;editore Sergio Giunti, all&#8217;imprenditore napoletano Pasquale Graziano, alla famiglia dei Fiore, titolari della Firema, quella del consorzio Trevi che produce i treni dell&#8217;Alta velocità. Fino a Giorgio Viganò, immobi-liarista milanese che fa parte del comitato scientifico di una rivista: Ideazione, legata a Forza Italia.</p>
<p>Sergio Rizzo</p>
<address>Fonte: Corriere della Sera</address></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/frecciatricolore.wordpress.com/175/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/frecciatricolore.wordpress.com/175/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/frecciatricolore.wordpress.com/175/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/frecciatricolore.wordpress.com/175/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/frecciatricolore.wordpress.com/175/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/frecciatricolore.wordpress.com/175/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/frecciatricolore.wordpress.com/175/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/frecciatricolore.wordpress.com/175/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/frecciatricolore.wordpress.com/175/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/frecciatricolore.wordpress.com/175/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=frecciatricolore.wordpress.com&blog=2113420&post=175&subd=frecciatricolore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://frecciatricolore.wordpress.com/2008/12/29/romeo-il-%c2%abre%c2%bb-degli-enti-pubblici-trasformo-gli-amici-in-soci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/1f683d76802c90fa1c536adf836eaffa?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">frecciatricolore</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>