Il capo del governo e l’ economia Presenti Bernabè, Polegato e Guido Barilla.
«L’ altalena dei mercati non ci preoccupa, aziende solide» Serata «conviviale» con gli industriali insieme a una buona parte dell’ esecutivo. Ma i banchieri non ci sono No alla rottamazione Il premier ha fatto capire che la rottamazione di elettrodomestici.
ROMA – Il nuovo crollo di Wall Street. Le Borse europee reduci da un’ altra drammatica giornata. Quella di San Paolo addirittura chiusa per evitare il crac. E poi il terremoto della scuola. Per una serata «conviviale» con gli imprenditori, come la definiscono i più stretti collaboratori di Silvio Berlusconi, non era forse il giorno più adatto. Tuttavia anche ieri, il presidente del Consiglio ha continuato a ripetere ai suoi ospiti: «La crisi non ci preoccupa». Non preoccupa «l’ altalena dei mercati», perché «arriveranno i veri dividendi che saranno reali e ripagheranno gli azionisti», confida Berlusconi. «Non preoccupa» perché «l’ Italia è protagonista nella soluzione della crisi», dice il premier. Aggiungendo che «stiamo cercando di governare la situazione internazionale e con Bush abbiamo deciso di tenere il G20 il 15 novembre». Anche se Dio solo sa che cosa potrà accadere da qui alla metà del prossimo mese, il premier ha sfoggiato quindi lo stesso ottimismo che professa da quando è cominciata la tempesta sui mercati internazionali. Non senza lanciare messaggi. Per esempio quando ha detto che il governo «non vuole ricorrere a interventi diretti» nel sostegno alle imprese in difficoltà. Un passaggio che è stato interpretato chiaramente come riferimento alla rottamazione degli elettrodomestici e delle automobili, a cui è contrarissimo il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, e che a quanto pare non è più nell’ agenda dell’ esecutivo (se mai ci fosse entrata). Ma l’ intervento dello Stato nell’ economia non poteva non essere il convitato di pietra alla cena organizzata a Villa Madama con gli imprenditori: «Noi, a differenza di Prodi – ha detto il premier – siamo riusciti a riportare lo Stato dappertutto, in ogni settore della società ed è questa la differenza fondamentale tra noi e loro». Una cena senza molte sorprese (se si eccettua il concerto della Scuola di polizia), a cominciare dal solito menu d’ occasione, davvero senza troppa fantasia: pennette tricolori, caprese, chianina con legumi e patate, gelato tricolore. Non poteva esserlo anche perché, a fare gli onori di casa, oltre a Berlusconi, c’ era anche Tremonti che più di ogni altro ha sostenuto questa necessità per frenare gli «eccessi del mercatismo». Con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il suo collega dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, il responsabile degli Esteri Frattini e le titolari dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e delle Pari opportunità, Mara Carfagna. E poi i sottosegretari alla Presidenza Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Ma anche Luca Zaia, Raffaele Fitto e perfino il fedelissimo Guardasigilli Angelino Alfano. Insomma, schieramento tale che sarebbe forse più facile citare chi non c’ era. Come del resto fra gli ospiti. Assenti anche questa volta (per un puro caso?) i banchieri, fra i circa cinquanta invitati c’ era invece l’ amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, Giovanni Perissinotto. Insieme a chi, come lui, non era presente alla precedente cena organizzata da Berlusconi nello scorso mese di luglio. C’ erano l’ amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, il patron della Geox Mario Moretti Polegato, l’ industriale farmaceutico Sergio Dompè, Guido Barilla, Umberto Quadrino della Edison. Quelli che lo stesso Berlusconi ha definito «dell’ economia reale». E anche qualche «fortunato» che era stato già invitato la volta prima: come Massimo Sarmi. Tanto più baciato dalla fortuna perché l’ amministratore delegato delle Poste, ormai al suo terzo mandato, si era perfino guadagnato uno dei posti alla tavola del premier, seduto accanto a Moretti Polegato. Nessuno, invece, della cordata di quel Roberto Colaninno che sta incontrando forse più difficoltà del previsto nell’ operazione sopravvivenza dell’ Alitalia. E nessuno della Fiat, ma soltanto perché l’ intero vertice del gruppo torinese era a Chicago per una riunione del consiglio di amministrazione, pianificata da tempo. Mentre stavolta era presente, eccome, l’ amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti: la cui assenza era stata notata, eccome, alla cena di luglio, nel folto plotone di amministratori delle società pubbliche.
Sergio Rizzo
Fonte: Corriere della Sera
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