Viaggi, indennità e consulenze. Le spese boom del dopo Billè

27 10 2008

Confcommercio. Con Sangalli presidente costi cresciuti del 40%. Per il settore legale 4,5 milioni in tre anni.

Plancia di comando .Al vertice dell’ associazione dei commercianti ora ci sono 157 persone.

ROMA – Per gli attuali responsabili della Confcommercio tutto si spiega con gli effetti contabili del terremoto che quasi tre anni fa ha portato all’ estromissione di Sergio Billè. L’ emersione del fondo riservato (15 milioni!) del presidente, istituito nel lontano 1974. La chiusura dell’ affare di via Lima, l’ immobile che Billè aveva acquistato da Stefano Ricucci. E le spese che ne sono derivate. Verissimo. Ma le conseguenze di quelle vicende, anche considerando il conseguente aumento dei «contributi» pagati dal centro alla periferia del sistema, non possono da sole giustificare un aumento del 39% secco in due anni dei costi dell’ associazione dei commercianti: passati, fra il 2005 e il 2007, da 29 milioni 188.259 a 40 milioni 566.079 euro. E al successore di Billè, il potente capo dell’ Unione milanese del commercio Carlo Sangalli, non resta ora che incrociare le dita, confidando che il preventivo per quest’ anno, nel quale sono stimati costi per poco meno di 41 milioni, venga rispettato. Anche se, visto come va di solito, non sarà facilissimo. Prendiamo le «spese di viaggio e di soggiorno» del presidente, dei vicepresidenti e del comitato di presidenza. Nel 2007 sono state di 83 mila euro più alte del previsto, toccando 233 mila euro. Vero è che si è risparmiato su quelle della giunta. Ma per quest’ anno si è partiti da una previsione di 200 mila euro, 50 mila superiore rispetto a quella del 2007. Senza considerare 220 mila euro di altre «spese» sempre per la presidenza e il comitato. Somme a cui vanno aggiunti 1,2 milioni per le indennità spettanti alle stesse persone. Con gli emolumenti di sindaci e probiviri la voce delle spese per gli «organi collegiali» arriva così a un milione 775 mila euro: quattro volte rispetto all’ ultimo bilancio di Billè. Vero è che che il predecessore di Sangalli intascava un milione 105 mila euro l’ anno soltanto dall’ Egap (che corrispondeva anche somme rilevanti ai vicepresidenti, fra cui Sangalli). Una cifra in base alla quale Billé, dopo il suo proscioglimento dall’ inchiesta relativa alla gestione fondo del presidente di competenza dello stesso Egap (mentre dovrà rispondere davanti al giudice per le altre imputazioni fra cui la fallita scalata alla Rcs) ha ora promosso una causa civile chiedendo 20 milioni di risarcimento a quell’ ente controllato da Confcommercio. In ogni caso, tuttavia, si tratta di importi non trascurabili. Soprattutto se alla voce «organi collegiali» si sommano quelle delle spese amministrative: oltre 2,3 milioni. Mezzo milione previsto per il 2008 soltanto per le spese di viaggi e trasferte del personale (201 persone in tutto, di cui 30 dirigenti), che nel 2005 erano state invece di 275 mila euro. Cifra che si spera adeguata, considerato che la stima per il 2007, 365 mila euro, è stata superata in realtà di 132 mila euro. Per non parlare delle spese legali: un milione e mezzo l’ anno per i tre anni successivi al 2005, anno in cui si attestarono a 589 mila euro. Vero è che non era ancora scoppiato il caso Ricucci-Billè, ma 4,5 milioni per gli avvocati in tre anni non sono bruscolini. Come non lo sono i 650 mila euro di «consulenze amministrative» e il milione 250 mila euro per «collaborazioni» (300 mila euro in più del 2005). Non resta che augurare buona fortuna ai responsabili dell’ associazione, i quali si dicono certi che «si va nella direzione di un ridimensionamento delle spese». Precisando però che «questa non è una società di capitali e la faccenda è un po’ più complessa». Il primo passo dovrebbe essere il nuovo statuto, con il ridimensionamento di un vertice che dopo l’ uscita di scena di Billé si è gonfiato a dismisura. Come mai? «Per il forte coinvolgimento necessario in quel momento», è la spiegazione. Un «coinvolgimento» che ha riguardato 9 persone dell’ ufficio di presidenza, altre 18 del comitato, 41 della giunta e 75 del consiglio, più 7 revisori (5 più 2) e altrettanti probiviri (5 più 2). Totale: 157 poltrone. Sergio Rizzo Dalle lampade di cristallo agli affari con Ricucci L’ imprenditore lombardo Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio dal 2006, è nato nel 1937 a Porlezza (Como)Sergio Billè e Stefano Ricucci. I due condussero un affare per l’ acquisto della nuova sede di Confcommercio. Per i pm romani l’ operazione immobiliare non fu altro che una simulazione per far sparire 39 milioni di euroSergio Billè nella sede di Confcommercio,di cui è stato presidente, da lui fatta restaurare e arredata con quadri, lampadari di cristallo e altri oggetti di lusso finiti al centro di polemiche

Rizzo Sergio

Fonte: Corriere della Sera




Questa maledetta crisi economica

24 10 2008

Questa crisi economica sta facendo letteralmente sfracelli… la gente non compra più, i consumi sono fermi e le piccole imprese, i piccoli commercianti fanno fatica a tirare avanti.

Vorrei capire se i nostri politici sanno cosa sta accadendo oppure stanno creando una facciata per non perdere il consenso popolare?

Nonostante ciò io penso che si andrà velocemente nella stessa direzione dell’Argentina qualche anno fa, quando la gente è scesa in piazza a sradicare dai palazzi i politici-professionisti.

Diciamo basta con le speculazioni, ma solo a semplici guadagni; accorciamo tutti i mesi a due settimane, almeno si riprende l’economia…

La crisi del 1929 è stata passata mettendo nel sistema economica tanta moneta in modo da creare un circolo, adesso invece si taglia con la conseguenza di avere una maggiore e veloce recessione.

Chi vivrà vedrà!

…”io, speriamo che me la cavo!”





Spazzatour

7 01 2008

Sapete quanta diossina hanno liberato ieri, nel cielo (ex) azzurro di Napoli, i 65 cassonetti di pattume bruciati nelle rivolte di piazza? Poco meno di 9 mila microgrammi. Pari a quanta ne butta fuori l’inceneritore di Marghera in 546 giorni a pieno ritmo. E quante polveri nocive si sono levate, da quei cassonetti? Quante ne espelle il termovalorizzatore di Brescia in 441 giorni. Lo dicono i dati dell’Istituto superiore di sanità basati su numeri del governo svedese. Dati ripresi anche da un ambientalista al di sopra d’ogni sospetto quale il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci.

Certo, lo sa benissimo anche lui che l’ideale sarebbe fare a meno degli inceneritori grazie a una virtuosa riduzione dei consumi, a una raccolta differenziata capillare, al recupero di tutto ciò che è riciclabile, all’uso di nuove tecnologie come quel «dissociatore molecolare» che Alfonso Pecoraro Scanio descrive con l’entusiasmo che Giovanni da Pian del Carpine metteva nel descrivere la residenza del Gran Khan Guyuk. Quello è il punto di arrivo. Ma intanto? Cosa fare, della esondazione di «munnezza» che sta allagando Napoli e le sue disperate periferie? Come rimuovere il bubbone di oggi così da poter approntare le cure di domani? Cosa fare di quelle 95 mila tonnellate di spazzatura che traboccano sulle strade e delle 7 milioni di fetide «ecoballe» («testate» all’inceneritore di Terni, lo hanno bloccato per mesi rivelandosi gonfie di sostanze radioattive) oggi accatastate in oscene piramidi così ingombranti da avere paralizzato l’attività perfino dell’impianto Cdr di Caivano? Il piano Bertolaso Sempre lì si torna: al piano di Guido Bertolaso. Che aveva proposto di guadagnare un anno di tempo scaricando tutto ciò che si poteva nella grande cava dismessa di argilla di Serre, in provincia di Salerno, e usare quel tempo per concludere i lavori al termovalorizzatore di Acerra e insieme avviare sul serio la raccolta differenziata così da permettere ai nuovi impianti di bruciare «ecoballe» vere.

Progetto saltato per l’ennesima ribellione di piazza e sostituito, con la benedizione dello stesso Pecoraro, con la sventurata creazione a pochi chilometri di una discarica nuova, ottenuta a costi esorbitanti abbattendo centinaia di querce secolari. Misteri ambientalisti. E adesso? C’è chi dice che non c’è scampo, piaccia o non piaccia, alla riapertura della orrenda cloaca di Pianura. Chi non vede alternative a caricare decine di treni per la Germania o la Roma nia. Chi suggerisce, come Walter Ganapini, già protagonista di quel «miracolo» che vide Milano risolvere l’annoso problema delle discariche e passare in quattro settimane dal 3 al 33% di raccolta differenziata, di tamponare l’emergenza usando siti dello stato soggetti a servitù militari. Ciò che è certo, è che quelle cataste di spazzatura stanno causando non solo a Napoli ma a tutto il Paese un danno di immagine inaccettabile. Che si aggiunge al danno fatale: l’inquinamento della terra, delle falde, dei pascoli che non solo, come ha ricordato Roberto Saviano, ha fatto impennare del 24% i malati di tumore nelle aree a rischio. Ma ha fatto abbattere migliaia di pecore, mucche, bufale perché il loro latte, come denuncia Realacci, «doveva essere trattato come un liquido tossico da smaltire».

Lo scaricabarile

Cosa sarà deciso? Soprattutto: chi prenderà queste decisioni? E sarà disposto a raccogliere davvero la sfida dichiarando guerra frontale alla camorra? Boh… Lo scaricabarile di questi giorni tra Antonio Bassolino e il governo, Rosa Russo Iervolino e Alfonso Pecoraro Scanio, assolutamente convinti che la colpa non sia affatto loro (o perlomeno vada spartita con tutti) e che dunque ogni richiesta di dimissioni sia pretestuosa, la dice lunga. Tutti colpevoli? Nessun colpevole. La Corte dei conti però, almeno in un caso, è convinta che un colpevole ci sia. E lo ha individuato nel governatore campano. Fu lui, infatti, nel ruolo di Commissario, a dare vita alla Pan (Protezione, ambiente e natura: sic) creata nel 2002, con un capitale di 255 mila euro poi trasferito gratuitamente alla Provincia di Napoli e all’Arpac (l’agenzia regionale di protezione ambientale), per dare un servizio informativo sull’emergenza ambientale ma rivelatasi un carrozzone clientelare. Venti mila dipendenti Non l’unico carrozzone, sia chiaro. Come ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno Simona Brandolini, con la scusa dell’emergenza i dipendenti dei 18 consorzi di bacino sono via via aumentati fino a diventare ventimila: «Uno ogni 300 abitanti. La Lombardia produce più immondizia della Campania ma per ogni netturbino lombardo risultano esserci 25 netturbini campani ».

Di più: «Quelli che devono raccogliere la “sfraucimma” (cioè il materiale di risulta dei cantieri) sono allergici alla polvere, quelli che devono selezionare il cartone non possono sollevare più di due chili causa un mal di schiena ben certificato». Per non dire di quanti hanno denunciato il Commissariato perché «non lavorando, si sono giocati lo stipendio a tressette». Tornando al Pan, la sentenza della Corte dei conti dice che assunse senza motivo 100 lavoratori socialmente utili. In realtà, stando al bilancio della società, al 31 dicembre 2006 gli Lsu erano 180. Su un totale di 208 lavoratori. Che facevano? In 34, come abbiamo raccontato, «lavoravano » a un call center dove ricevevano mediamente una telefonata a testa alla settimana. Gli altri seguivano non meglio precisati progetti degli enti locali, in particolare della Provincia di Napoli, il cui presidente è quel Riccardo Di Palma che del commissariato per l’emergenza (dettaglio stigmatizzato della commissione parlamentare presieduta da Paolo Russo, anche per i 400 mila euro di compensi) era consulente.

Risultati? L’anno scorso ha incassato 4,3 milioni di euro di fondi pubblici (insufficienti perfino a pagare gli stipendi: 5,6 milioni) chiudendo con un buco di 1,2. L’anno prima, nel 2005, ne aveva persi il doppio: 2,3. Un disastro tale che due mesi fa, quando stava per arrivare la sentenza di primo grado (in appello si vedrà: auguri) la società è stata cancellata. Meglio, è stata fusa in un’altra, l’Arpac multiservizi, controllata dall’Arpac, l’Agenzia regionale di protezione ambientale. Troppo tardi, però, per evitare la stangata dei giudici contabili. Che chiedono a Bassolino di risarcire 3,2 milioni di euro.

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

 

fonte: Corriere della Sera