Alcuni comportamenti nel mondo

MILANO –Paese che vai, usanza che trovi. Il vecchio adagio non ha mai perso di attualità. E, anzi, in un’epoca come l’attuale, in cui le comunicazioni di massa e la maggiore facilità nel compiere viaggi intercontinentali accorcia drasticamente le distanze, è importante essere preparati e conoscere bene le regole della global etiquette, le norme di comportamento e di buona educazione che permettano di evitare gaffe o di creare imbarazzi e irritazione nelle popolazioni locali. E per aiutare a districarsi nella giungla di riti e consuetudini worldwide, è ora uscito un libro, «Going Dutch in Beijing» a cura del giornalista e scrittore britannico Mark McCrum. Un ampio vademecum dei suggerimenti di McCrum è stato pubblicato dall’Independent. Diamo allora uno sguardo a ciò che è utile sapere per salvare la faccia negli spostamenti da un continente all’altro.

AL RISTORANTE – Le regole e i riti legati ai pasti sono molto variegati. In Giappone, ad esempio, prima di un pranzo viene spesso offerta una salviettina calda, chiamata oshibori: usatela solo per le mani, evitando di passarla su volto e collo e, ovviamente, non utilizzatela per soffiarvi il naso. Sempre in Giappone c’è un preciso rituale legato ai chopsticks, le tradizionali bacchette: vanno utilizzate per mangiare fino all’ultimo chicco di riso e solo per il sushi è consentito l’uso delle mani (mentre per la zuppa, è possibile bere il brodo direttamente dalla ciotola ma solo dopo aver “pescato” con i bastoncini tutte le parti di cibo solido). Alla fine vanno riposte nella loro confezione: in questo modo il cameriere capirà che il pasto è concluso. In Cina e Taiwan i bastoncini possono essere utilizzati anche per rimuovere piccoli pezzi di cibo rimasti incastrati tra i denti: assolutamente vietato, invece, usare le dita. Lecito anche sputare in un lato del piatto, pratica che invece farebbe inorridire in un qualunque ristorante europeo.


I noodles si prestano bene allo «slurping»: un modo per gustarli meglio e per esprimere complimenti allo chef (Reuters)

Altra cosa da non fare dalle nostre parti è produrre rumori sgradevoli durante la masticazione. Nell’est asiatico, invece, lo «slurping» è raccomandato perché, soprattutto nel caso di alcune pietanze, come i noodles, intensifica il sapore ed è inoltre considerato una sorta di complimento allo chef. Così come il rutto a fine pasto, gradito – ma solo se discreto e contenuto – in alcuni paesi dell’Africa settentrionale e centrale e in Cina.

Ma alla fine chi paga il conto? Dividere la spesa (ovvero fare «alla romana» o, per dirla alla britannica, «going dutch», fare all’olandese) è considerata buona norma in Scandinavia, Olanda, Australia e Stati Uniti. Nell’Europa meridionale, nel Medio Oriente e in America Latina è invece usuale che qualcuno si proponga di pagare per tutti e nessuno starebbe a sindacare sulla quantità di portate che ogni partecipante al pasto ha consumato pretendendo di adeguare quanto ciascuno debba pagare. In Cina il concetto di ripartire il conto è invece considerato assolutamente offensivo: chi vi invita al ristorante sa che pagherà il conto. E’ possibile tentare per tre volte di proporsi di ìpagare in sua vece (e ogni tentativo fallirà). Ma assolutamente da evitare è l’idea di dare un contributo, fosse anche per fare «fifty-fifty»: sarebbe un imbarazzo imperdonabile per il vostro ospite. Piuttosto, è possibile cercare di ricambiare nel corso di una seconda cena. Quindi mai provare a fare all’olandese a Pechino (da cui il titolo del libro, «Going dutch in Beijing»).

INVITI A CENA –Se il pasto è previsto in un’ abitazione privata è inevitabile parlare di orari. Se avete appuntamento per le 8 di sera, in Germania si indendono le 8 di sera. In Francia è invece tollerato il classico quarto d’ora accademico e quindi non è da maleducati arrivare alle 8,15. In America Latina, al contrario, è considerato opportuno non essere assolutamente puntuali perché quasi sicuramente anche il vostro ospite non sarà pronto per l’ora indicata e arrivando all’orario concordato si rischierebbe di trovare la padrona di casa con ancora i bigodini in testa. Arrivare puntuali in Argentina vi farebbe passare addirittura per ingordi e lo stesso accade a Singapore.

I DRINK – In Svizzera è opportuno fare cin cin (ma non ditelo con questi termini in Cina: «cin cin» è infatti il modo con cui le mamme indicano ai bambini l’organo genitale maschile) con tutte le persone che siedono con voi prima di portare alla bocca il vostro drink. In Germania questa operazione dovete farla guardando negli occhi il vostro compagno di bevuta, a meno di non voler rischiare – secondo la cabala – un periodo di sette anni di guai dal punto di vista sessuale. In Giappone non riempitevi mai da soli il bicchiere: aspettate che sia il vostro vicino a farlo e poi ricambiate.

ANIMALI – L’amore per i cani delle popolazioni occidentali è noto a tutti. Ben diversa la situazione in Medio e Estremo Oriente. Una massima attribuita al profeta Maometto, ad esempio spiega che gli angeli difficilmente andranno in visita in case dove vivono cani. In certe aree rurali della Corea, invece, i cani vengono allevati in piccole e anguste gabbiette prima di essere macellati e trasformati in stufato. Non va meglio ai gatti che vengono non solo cucinatie serviti come pietanza in diverse parti della Cina (ma, in passato, anche in diverse zone d’Italia), ma spesso sono bolliti assieme a serpenti e polli per creare piatti elaborati e considerati speciali e raffinati. Tornando in Corea, un’antica usanza prevede la bollitura di gatti vivi con contorno di erbe per produrre il goyangi soju, un tonico a base di gatto, considerato miracoloso per le artriti. Se nel corso di un invito a cena vi vengono proposte delle “specialità locali” è opportuno non rifiutare: ma sappiate che nel piatto potreste ritrovarvi non solo parti di Fido ma anche zampe di orso (Cina) o pudding di topo (India)


Una ragazza guarda un mazzo di fiori gialli: in Russia o Iran regalarli è indice di ostilità (Ansa)

I REGALI – I fiori non sempre possono essere utilizzati per fare colpo su una donna. Soprattutto se non si sa che i crisantemi sono abbinati ai defunti in Italia, belgio, Francia, Spagna e Turchia mentre sono apprezzati in alcune nazioni orientali. Da utilizzare solo per onoranze funebri sono invece i garofani in Tailandia, Svezia, Polonia e, ancora, in Germania dove evidentemente un partito politico che li adottasse come simbolo si troverebbe a riscuotere ben pochi consensi. I fiori gialli sono considerati graziosi nella maggior parte dei paesi occidentali (basti pensare alla mimosa per la festa della donna); ma guardatevi bene dal donarli a qualcuno in Russia o in Iran: quel colore è infatti giudicato un segnale di odio o di ostilità. In Perù qualunque omaggio floreale, fatta eccezione per le rose, sarebbe invece considerato «cheap».

Anche la gestualità legata ai doni è importante: mai riceverli con la mano sinistra in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia. In Cina e in Giappone, invece, è d’obbligo presentare entrambe le mani alla consegna di un regalo.Sempre in Cina, un regalo potrebbe essere accettato solo dopo tre gentili rifiuti di maniera; in caso di scambio di doni è quindi opportuno fare altrettanto con il proprio interlocutore. Assolutamente vietato sia in Cina sia in Giappone incoraggiare all’apertura immediata del regalo: chi lo riceve deve essere libero di esprimere gioia o disappunto e per farlo, non potendo mostrare imbarazzo in pubblico, l’operazione deve avvenire assolutamente in privato.

ABBIGLIAMENTO – Il modo di vestire non è solo una questione di folclore o di tradizioni. Anche i rituali hanno valore. In Giappone è ad esempio obbligatorio lasciare le proprie calzature all’esterno di un’abitazione prima di entrarvi. L’abbigliamento scuro e formale per gli uomini è accettato praticamente ovunque, ma mentre i tedeschi daranno molta importanza al fatto che le scarpe siano pulite, nel Medio Oriente verrnno osservati da vicino la valigetta 24ore e l’orologio. Le donne dovrebbero invece evitare di indossare collane di perline nel Togo: laggiù sono utilizzate alla cintura per agganciare la sottoveste e mettersele al collo avrebbe, per i locali, un effetto esilarante e scatenereste risate a non finire.

BUSINESS – Molte le consuetudini legate al mondo degli affari. Nei paesi orientali lo scambio dei bigliettini da visita ha un ruolo fondamentale. In Cina venvono offerti con due mani, in Giappone è invece consigliato ricevere l’addresse e studiarlo qualche secondo prima di riporle. Ma attenzione: mai metterlo nella tasca posteriore dei pantaloni perché sarebbe considerato un gesto poco rispettoso; scordarsi di metterlo via dopo averlo magari appoggiato sul tavolo, invece, è alla stregua di un insulto. E non dimenticate mai di avere i vostri bigliettini appresso: non consegnarli ai vostri interlocutori significherebbe che non siete interessati a proseguire il contatto. Non stupitevi poi se la vostra controparte giapponese chiude gli occhi durante la vostra esposizione di un progetto: è sintomo di concentrazione e non di disinteresse. Del resto nei Paesi orientali gli sguardi si incrociano il meno possibile. L’esatto opposto di quanto avviene nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove lo scambio visivo è ritenuto fondamentale e la sua mancanza potrebbe passare per un segnale di indisponibilità. In Cina non esitate a cercare compromessi per superare le divergenze su un affare; in Russia, invece, evitate di usare la parola compromesso perché sarebbe segno di debolezza.


L’arrivo dello sposo ad un matrimonio tradizionale indiano (Reuters)

MATRIMONI –

La sposa arriva dopo l’uomo, magari con un leggero ritardo. Questa è la regola accettata in molte culture occidentali. Ma nel Salvador può addirittura succedere, anzi è normale, che la cerimonia inizi senza la donna, che arriverà dopo qualche minuto, interrompendo il celebrante e facendo scattare l’immancabile marcia nuziale. Nei matrimoni indiani è invece la sposa che aspetta lo sposo che arriva in processione a piedi, a cavallo o addirittura in groppa ad un elefante: una condizione di privilegio, la sua, ma non dovrà assolutamente dimenticarsi di portare con sè una ghirlanda di fiori per la futura moglie e una noce di cocco per la suocera.

6 thoughts on “Alcuni comportamenti nel mondo”

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