Alcuni benefici dei consiglieri al Veneto

VENEZIA – Da qui all’Eternità? In Veneto si può. Almeno per il fortunato mortale che riesca a conquistare un seggio in consiglio regionale: una volta varcata la soglia del veneziano Palazzo Ferro Fini, affacciato sul Canal Grande, ha un futuro garantito “perinde ac cadaver” nel senso più letterale del termine. Perché quando (il più tardi possibile, naturalmente) giungerà alla fine dei suoi giorni terreni, anche da ex, sarà l’istituzione a occuparsi del suo viaggio all’ultima dimora: è previsto infatti lo stanziamento di una cifra pari a una mensilità dell’indennità consiliare “a titolo di contributo spese funerarie”. Che vuol dire minimo 7.500 euro netti: cifra idonea ad assicurargli esequie degne del caro estinto. Anzi, carissimo.

Perché “minimo”? Perché quella cifra si riferisce solo ai “consiglieri rasoterra”, quelli cioè che non ricoprono nessun altro incarico; e sono davvero pochi. L’indennità base, parametrata sul 65 per cento di quella del parlamentare, viaggia sopra i 12mila euro lordi al mese: cifra che aumenta del 35 per cento per i presidenti di consiglio e giunta, del 25 per i loro vice, del 20 per gli assessori, del 15 per i segretari del consiglio e i presidenti delle commissioni, del 10 per i vicepresidenti dei gruppi consiliari, i revisori dei conti, i vicepresidenti e i consiglieri-segretari di tutte le commissioni. Che poche proprio non sono: alle sette permanenti, si aggiungono ad ogni legislatura quelle “temporanee per lo studio dei problemi speciali”, che attualmente sono quasi altrettante, vale a dire sei. Tra cui quella sulle “dinamiche dei redditi, dei prezzi, dei servizi e condizione delle famiglie venete”: subito ribattezzata più semplicemente “della quarta settimana”, con riferimento alla difficoltà di tanti cittadini di sfangarla da un 27 del mese all’altro, specie nell’ultima settimana. Difficoltà verosimilmente estranea ai membri della commissione. Nella passata legislatura c’era pure una “commissione speciale per la biblioteca”.

Anche per i pochi peones della laguna, in ogni caso, i 12mila euro lordi non si fermano lì. Perché ad essi si aggiunge una diaria di 5mila euro mensili (che essendo diaria è esentasse, dunque la cifra è al netto) a titolo di rimborso spese. Per tutti, infine, esistono il computer portatile, la tessera di libero transito sulla rete autostradale regionale, il parcheggio gratuito dell’auto nel garage comunale di piazzale Roma (20 euro al giorno per il privato), il motoscafo per arrivare a palazzo; e una volta raggiunta la meta, anche una buvette dove un pranzo completo costa loro sui 12-13 euro.
Quando poi arriva l’amaro giorno in cui bisogna rifluire nel grigiore dello “statu quo ante”, il neo-ex può contare sulla cosiddetta “indennità di reinserimento”, pari a una mensilità dell’indennità consiliare per ogni anno di effettivo esercizio del mandato, fino a un tetto di dieci; il tutto calcolato sull’ultima busta-paga. In soldoni, uno che abbia fatto due legislature da soldato semplice ottiene una buonuscita di 75mila euro, giusto quel che serve per evitare di doversi fiondare alla prima agenzia di lavoro interinale. Anche perché da lì in avanti il futuro è comunque garantito grazie al vitalizio: di cui oggi in Veneto godono circa 200 ex consiglieri, con un minimo di 2.300 euro mensili, che salgono via via fino a 5.000 per chi abbia occupato il seggio per almeno 16 anni. Con un costo complessivo per le casse regionali di 8 milioni di euro l’anno.

Il bello è che in una notte buia e pure un po’ tempestosa del dicembre scorso, alle ore piccole, il Consiglio regionale aveva aumentato le cifre del vitalizio, parametrandolo non più sull’indennità consiliare ma su quella parlamentare (quindi dal 65 all’80 per cento), ed elevando anche il tetto massimo delle mensilità. Ne era nata un’autentica bufera, sull’onda della quale il 24 gennaio scorso era stato solennemente votato un ordine del giorno con cui ci si impegnava entro due mesi a varare una nuova legge che revocando la precedente rimettesse le cose a posto ispirandosi a “criteri di equità e sobrietà”, e cancellando tra l’altro le famigerate spese funerarie. Di mesi, da allora, ne sono passati il doppio, ma di quei buoni propositi non si è ancora vista traccia; così per ora rimangono in vigore gli aumenti. Che scatteranno, peraltro, solo a fine legislatura, vale a dire nel 2010: riusciranno i nostri smemorati eroi a tener duro fino ad allora, lasciando ai loro successori (in molti casi se stessi) l’improbo compito di diventare equi e sobri?

fonte: La Repubblica

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