Alcuni dei costi del Parlamento Italiano

Che sarti, i sarti del Senato! Facesse una convenzione con Cenci o Caraceni, Palazzo Madama spenderebbe forse di meno. Dal 2001 in qua la spesa per mettere in divisa un commesso, dalla giacca ai calzini, è cresciuta al netto dell’inflazione del 103%. Arrivando a 1.815 euro a testa. Oltre tre milioni e mezzo di lire. L’anno. Ma questo è solo un dettaglio tra i tanti. Il dato centrale è che, mentre chiedeva al Paese di fare sacrifici, il Palazzo della politica ha continuato come prima. Anzi: peggio.
I numeri, come dimostrano le nostre tabelle, non lasciano dubbi.
L’unica cifra rimasta quasi identica negli ultimi cinque anni è quella scritta nella busta paga annuale del presidente della Repubblica (poco sotto i 220 mila euro, il che significa che in termini reali il capo dello Stato è oggi un po’ meno pagato di ieri).
Per il resto, ci costa meno il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e di più tutto il resto.

Dice l’Istat che il costo della vita, nell’ultimo lustro, è cresciuto complessivamente del 13%? Bene: il peso sulle pubbliche casse degli organi costituzionali è aumentato del 36,56%.
Fatta la tara all’inflazione, del 24%. In moneta reale: 343 milioni, 151 mila e rotti euro. Cioè 664 miliardi di lire. In più.
Per carità, alla larga dal qualunquismo. Viva la democrazia, viva il Parlamento, viva il Quirinale. Ma possibile che la macchina del Colle proprio non potesse risparmiare un cent dei 64 milioni di euro in più che costa oggi rispetto al 2001? E a Palazzo Madama, sinceramente, non potevano dare una sforbiciatina ai 147 milioni e mezzo di euro supplementari di spese correnti che hanno fatto lievitare i costi fino a 527 milioni l’anno? E a Montecitorio, non potevano limare le stesse spese correnti perché non si impennassero fino alla quota di 940 milioni, con un aumento di 124 milioni? Le percentuali dei rincari (veri, al di là dell’ inflazione) sono lì, sotto gli occhi: dal 2001 ad oggi la macchina del Quirinale costa il 42% in più, quella del Senato il 39%, quella della Camera il 15%, quelle della Corte Costituzionale e del Csm intorno al 29%. Colpa della maggioranza di destra e di Berlusconi, che al momento di prendere in mano il Paese aveva promesso che con lui lo Stato e i suoi organismi sarebbero stati più snelli? Sì. Ad esempio il bilancio del Senato di cui parliamo è stato presentato il 9 febbraio e quello della Camera il 15 marzo. Però non sono stati mai seriamente contestati dalla sinistra prima delle elezioni e sono stati poi approvati nelle ultime settimane dalla maggioranza d’oggi. Di più: la stessa finanziaria “lacrime e sangue” voluta da Romano Prodi per il 2007, prevede sventagliate di tagli ovunque, meno che per gli organi costituzionali.
Che ci dovrebbero costare (auguri) altri 38 milioni di euro supplementari. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Quanto alle voci che hanno fatto lievitare le spese, del Quirinale non sappiamo (per ora) nulla. Nonostante la battaglia per la trasparenza di isolati donchisciotte, il bilancio della Presidenza della Repubblica (che dieci anni fa prevedeva ad esempio 14 miliardi per mantenere 274 corazzieri e 60 cavalli e la manutenzione di 236 arazzi, 280 orologi e 285 tappeti) è ancora secretato. E i «libri di cassa» dei due rami del Parlamento contengono voci così fumose (un esempio alla Camera: «emolumenti per servizi di segreteria»: 15 milioni di euro) che se li mettesse a bilancio un’azienda privata si vedrebbe arrivare la Finanza: «Cioè?» Ciò che si può capire, però, basta e avanza per farsi un’idea chiarissima: il risparmio «a casa propria» non è il primo obiettivo dei deputati né quello dei senatori. Certo, sulle ricche indennità quotidianamente nel mirino dei giornali e delle tivù non si sono arrischiati. Non era il caso, con Tremonti che si sfogava dicendo «chi me l’ha fatto fare di diventare ministro di un Paese così povero?» e le sinistre che dall’opposizione dipingevano scenari foschi dove, per dirla con Giuliano Ferrara, «mancava il latte per i bambini». Anzi: considerata l’inflazione, le «indennità» (una delle voci dello stipendio vero, cui vanno in realtà sommate tante altre prebende assai succose) sono aumentate di una virgola (più 0,5%) alla Camera e sono addirittura calate (-7,3%) al Senato. Sul resto, però…

A Montecitorio, per dire, i rimborsi spese sono cresciuti oltre l’inflazione del 9,5%. I vitalizi agli ex deputati (che pesano per 127 milioni di euro: 35 più delle indennità dei parlamentari in carica, a riprova di come per anni la gestione delle pensioni agli onorevoli sia stata scriteriata) del 10,3%. I «servizi personale non dipendente» (cioè?) del 55%. La «comunicazione e informazione» del 40%. I «servizi igiene e pulizia» del 38%. I «servizi di guardaroba» del 43%. Le «spese di missione» del personale del 57,5%. Per non dire delle impennate più stupefacenti: mentre destra e sinistra, dalla Lega a Rifondazione, ammettevano che andava chiusa la stagione delle autoblù, la voce «noleggio di automezzi» ha visto una impennata da 28 a 140 milioni di euro. Pari a un aumento reale del 357%.

Direte: forse usano macchine a nolo per risparmiare sulla più costosa gestione di auto e autisti interni. Può darsi: la voce non è facilmente individuabile. Ma certo se a Montecitorio va come a Palazzo Madama, l’obiezione non regge. Negli ultimi cinque anni, infatti, la spesa per il noleggio di veicoli al Senato si è impennata del 36% oltre l’inflazione mentre, in parallelo, il costo della «gestione autoparco» (da 116 a 220 mila euro) veniva quasi raddoppiato e contemporaneamente erano più che raddoppiati (più 122%) gli «acquisti di autoveicoli». E allora, come la mettiamo? E cosa sono mai i «compensi per prestazioni di carattere professionale» passati da un milione e 291 mila euro a quasi tre milioni? E come si possono spendere 35 mila euro di «tessere di riconoscimento», cioè quasi 25 mila più che nel 2001? E come possono aumentare rispettivamente del 33% e del 90%, sempre al di là dell’inflazione, le spese per «arredi e tappezzerie» e della «rilegatura di libri e periodici»? Le voci più interessanti, però, sono quelle che riguardano il personale.
Non ci era stato spiegato, cinque anni fa, che gli organici erano troppo gonfi e occorreva avviare una sana politica di riduzione degli addetti? Bene: i dipendenti della Camera (112 mila euro di stipendio medio: 26 mila più del presidente del Consiglio, dopo il taglio di qualche giorno fa) sono passati da 1.757 a 1.897: 140 in più, per un costo di oltre 212 milioni di euro di buste paga.

Quanto a quelli del Senato, erano talmente tanti allo scoppio della crisi della prima Repubblica da essere drasticamente ridotti, tra il 1992 e il 2001, da 1.028 a 871. C’erano voluti nove anni per tagliarne 157, ne sono bastati cinque per assumerne 225. E salire al record: 1.096. Di cui 358 commessi, benedetti non solo da un nome più chic («assistenti parlamentari») ma anche da uno stipendio medio di 115.419 euro. A prova di vacche magre. Dice l’Istat che in questi anni gli stipendi dei lavoratori dell’industria sono cresciuti del 2,5% rispetto all’inflazione e quelli dei dipendenti del terziario dello 0,6. Agli «assistenti» è andata meglio: ci hanno guadagnato quasi il 10%.
Averne, di anni di crisi come questi…

Sergio Rizzo

Gian Antonio Stella

fonte: Corriere della Sera 

5 thoughts on “Alcuni dei costi del Parlamento Italiano”

  1. sono sfiduciato per tutto questa questa arroganza dei parlamentari nell appropiarsi indebitamente dei soldi dei contribuenti per non parlare dei soprusi che noi cittadini dobbiamo combattere contro i comuni ogni giorno: ci vorrebbe un pò di carestia cosi vediamo questi politici se vanno al parlamento per vocazione o per interesse solo proprio .
    Qualsiasi assemblea,forum o manifestazione che si voglia fare per insorgere contro le cose ingiustizie fatemelo sapere io sono con voi !
    Gli italiani non sono stupidi ma ci vuole coraggio e ora di cambiare mentalità

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  2. Mi fa piacere leggere queste cose , e spiego perchè: il popolo beve tutto quello che il presidente del consiglio dice, il suo programma recita quello che “Vorrebbe fare” , ma non spiega come.( Vuole ridurre le tasse , vuole vincere il cancro, ecc.)
    Intanto in Sicilia , e precisamente nel comune di Caronia (ME), c’è stato uno smottamento che oltre a distruggere delle abitazioni e 50 ettari di terreno, ha paralizzato l’economia del paese , ma nessuno ne parla. A Giampilieri il N/S beneamato Presidente del consiglio ha promesso una immediata ricostruzione ed i frigoriferi pieni di cibarie. Tutto dimenticato.
    Solo risparmiando sugli emolumenti di questi ( io li chiamo così) mantenuti , si potrebbe dare un considerevole aiuto alle popolazioni colpite da questi disastri.
    Però il PAROLAIO fa sempre dichiarazioni di intenti e mai fatti concreti, a parte scagliarsi contro chi non la pensa come lui.
    Dopo la Seconda Guerra Mondiale , è LUI il peggior disastro successo all’ITALIA.

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  3. Mi fa piacere leggere tutto cio´che riguarda il mal funzionamento del nostro paese…anche se gia´si sapeva…Ancora ce bisogno di fare piu´luce in tutto questo.Ancora si deve far luce nella questione dell´azienda enel…siamo uno dei paesi che pagano l´elettricita´tre volte piu´cara degli altri paesi della comunita´europea..La cosa che piu´fa male he che Enel compra la societa´endesa spagnola…sarebbe che compra con i nostri soldi he investe in altri paesi e che noi non abbiamo nessun beneficio,anzi aumenta sempre la bolletta…Sarebbe che paghiamo un 70% di tasse solo nelle fatture…He vergognoso tutto cio´ ….

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  4. E’ in atto una manovra economica di circa 47.000 miliardi di euro che andranno a gravare sempre sugli italiani più poveri.
    Se dimezzassero il numero dei parlamentari ed i loro appannaggi, se riducessero le spese del Quirinale allineandole a quelle dei reali d’Inghilterra, se riducessero gli appannaggi dei consiglieri regionali, se eliminassero le inique pensioni ai parlamentari dopo appena tre anni di legislatura, ecc.ecc., quante manovre economiche si potrebbero evitare a danno dei poveri cittadini? Perchè Berlusconi, Bossi (lo straniero che munge dallo Stato Italiano), Tremonti (il grande economista), e gli altri Ministri non propongono questi tagli??? Fino a quando gli Italiani potranno sopportare queste ingiustizie??

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  5. E’ un po’ difficile trovare le parole per commentare queste nefandezze. Una cosa è certa, ed è che abbiamo delle confederazioni, vedi sindacati e associazioni consumatori varie, che sono peggio di chi ci amministra, perchè dovrebbero essere loro a dire BASTA! a queste ruberie, dovrebbero essere sempre loro a togliere di mezzo chi intasca i soldoni e non fa niente di buono per gli italiani.Invece loro aspettano che si liberi una di quelle poltrone per potersi sedere e dire che finalmente hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissati. Fate a meno di pagare sindacati ed associazioni consumatori perchè sono loro i veri consumatori…del nostro denaro. Adesso stanno varando la nuova finanziaria 2011, e se prima i poveri erano aumentati di quasi 2 milioni con questa manovra andranno oltre il raddoppio. Ma sarebbe tanto semplice la soluzione: 1) eliminare il 70% dei parlamentari; 2) al 30% che rimane (possibilmente di età inferiore ai 45 anni) ridurre lo stipendio del 50% ed aliminare tutte le voci relative alle indennità; 3) mandare a casa tutti i senatori a vita (che data l’età ed un po’ di rincoglionimento) non ci servono a niente, metterli quindi in pensione con una sola pensione, magari di 3.000 euro al mese e non 800/900 mila euro come percepiscono Ciampi, Scalfaro e company; 3) Via le pensioni agli ex parlamentari se non hanno almeno 30 anni di lavoro, dopodichè dare a codesti signori una pensione per il lavoro svolto in parlamento di 1.500 euro mensili; 4 eliminazione di tutte le macchine blu ad eccezzione di quelle per il Presidente della Repubblica e del Consiglio; 5)Gli stessi stipendi dei parlamentari darli anche ai componenti del CSM, ai generali dell’esercito in servizio effettivo, perchè a quelli in pensione verrebbe dato un mensile di quiescenza di 3.000 euro;6) ai vari commessi, dattilografe, portaborse e in generale tutta quella schiera di lecchini che girano attorno ai palazzi del sanato, camera, quirinale e quant’altro dare uno stipendio come tutti gli operai italiani, cioè non superiore a 2.000/2.500 euro mensili;7) mi dimenticavo la Corte dei Conti, eliminare il 60% del personale dirigenziale perchè sono troppi per quel poco che devono fare, ed al 40% rimanente portare gli stipendi parificati alla loro categoria, basta vedere sopra quanto scritto. L’Italia diventerebbe più ricca della Svizzera. Un saluto da un prossimo povero.

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