Restituzione beni allo Stato

ROMA – Oro, smeraldi, rubini. E poi ancora diamanti, lapislazzuli, zaffiri. Otto gioielli da donna, destinati a Flavia Prodi (due parure complete), e tre oggetti unici che capi di Stato stranieri hanno donato in questo anno e mezzo al presidente del Consiglio, tra i quali un fucile interamente in oro e due sculture. Ecco cosa contiene quella sorta di ripostiglio delle meraviglie che per volontà del premier è stato provvisoriamente allestito al dipartimento informazione per la sicurezza di Palazzo Chigi, per custodire i regali di valore ricevuti dalla coppia presidenziale. In attesa che la segreteria generale decida che fare di tutti gli oggetti che superano i 300 euro dopo il decreto del governo che il 21 dicembre ha fissato quella come soglia massima per i regali che premier e ministri (e familiari) possono accettare. Il resto sarà messo a disposizione dello Stato, che deciderà se e come alienarlo per destinare il ricavato in beneficenza. Oppure potrà essere riscattato pagando la differenza.

Il decreto (che segue l’esempio di altri paesi Ue) è rivolto all’intero governo. Fino ieri, tuttavia, gli unici oggetti di un certo valore recapitati – da un anno e mezzo a questa parte – erano i presenti ricevuti dalla coppia di padroni di casa. Ad ogni modo una buona base di partenza per l’eventuale asta benefica. La signora Flavia ha ricevuto (e depositato) una parure di gioielli completa, composta da un collier, un anello, un bracciale e un paio di orecchini in diamanti e rubini per un valore di 300 mila euro e una seconda in smeraldi e rubini stimata in 350 mila euro. Sui donatori regna il massimo riserbo, ma certamente è roba da mille e una notte, come hanno confermato gli esperti. Il Professore invece ha consegnato il fucile in oro con zaffiri cabochon del valore di 120 mila euro (dono degli Emirati) ma anche due opere definite dagli esperti di valore inestimabile: una cassa con palme in un’oasi, interamente ricoperta con scaglie di oro, e un vasetto di onice con gazzelle d’argento.


“Ho fatto in tempo a vedere una delle due parure, neanche l’altra. Ma il nostro è un gesto che non comporta alcun sacrificio. E’ una prassi consolidata negli anni della presidenza Ue – racconta Flavia Prodi – Semplicemente una regola di buon senso che tiene conto della cultura diversa dei paesi donanti. A Bruxelles gli oggetti di valore venivano affidati all’associazione “Femmes d’Europe” perché venissero destinati in beneficenza”. E anche se il diretto interessato probabilmente non lo sa – ricorda ancora la moglie del premier – divenne il primo e prezioso premio dell’asta natalizia di beneficenza l’orologio di gran pregio che Silvio Berlusconi regalò a mio marito, allora numero uno della Commissione, nell’anno della presidenza di turno italiana”. Unica eccezione, i due tappeti ricevuti da paesi orientali che Prodi teneva nei suoi uffici a Bruxelles: sono stati riscattati e portati in Italia. Rimaste alla Ue, anche per ragioni ecologiste, le due giacche in pelle di foca donate dai paesi scandinavi.
fonte: La Repubblica 

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