Tracciare una strada? Servono 6 anni

Dossier Ance sulle opere pubbliche: 2.137 giorni solo per il sì ai progetti

Dal Metrobus di Brescia all’autostrada Catania-Augusta: «Ritardi dovuti a burocrazie e procedure sbagliate»

ROMA — A Cuba era in corso lo storico incontro fra Giovanni Paolo secondo e Fidel Castro. Negli Stati Uniti stava per uscire il capolavoro di Stephen Spielberg Salvate il soldato Ryan. Mentre a Roma, nello stesso momento, i responsabili della Fiat engineering firmavano il contratto per eseguire la progettazione dell’autostrada Catania-Augusta. Era il 22 gennaio 1998, dieci anni fa: era insediato il primo governo di Romano Prodi. Da allora, soltanto per aprire i cantieri, il 24 febbraio 2005, ci sono voluti 2.590 giorni. Tre mesi per ognuno dei quaranta chilometri che compongono il breve tratto autostradale. E che dire del Metrobus, la metropolitana leggera di Brescia?

Lo studio di fattibilità risale addirittura al primo giugno del 1986: primo governo di Bettino Craxi. Per arrivare al progetto preliminare, ma soltanto del primo lotto, sono trascorsi tredici anni esatti. Ora i lavori sono in corso e l’opera potrebbe essere pronta il primo novembre del 2011: a un quarto di secolo di distanza dall’avvio dell’opera. E non è molto diverso per altre opere, come il porto di Civitavecchia o il Passante di Mestre. Situazioni che fanno letteralmente cadere le braccia, perché dimostrano come la lentezza della realizzazione delle opere pubbliche in Italia denunciata da una recente inchiesta del Corriere, spesso dipenda da insuperabili colli di bottiglia piazzati a monte dell’apertura dei cantieri. Il rapporto (ancora inedito) sulle infrastrutture italiane che l’Associazione dei costruttori ha messo a punto con Ecosfera analizzando le procedure di 196 opere pubbliche, contiene numeri sconcertanti. Per progettare un’opera di importo superiore a 50 milioni, come un breve tratto di strada o la banchina di un grande porto, ci vogliono in media 2.137 giorni.

Poco meno di sei anni, così suddivisi: un anno e cinque mesi per il preliminare, due anni e 11 mesi per il progetto definitivo, un anno e tre mesi per l’esecutivo. Ma chi pensa che per opere più piccole sia tutta un’altra musica si sbaglia di grosso. La fase di progettazione per opere di importo inferiore a 50 milioni di euro è di 1.591 giorni, quattro anni e mezzo. Colpa degli ingegneri? Il rapporto dell’associazione presieduta da Paolo Buzzetti denuncia soprattutto ritardi burocratici e procedurali, come i tempi per la Conferenza dei servizi sul progetto definitivo, quando non le difficoltà nel reperimento dei finanziamenti. Il bello è che neppure con le procedure della legge obiettivo, uno dei primi provvedimenti varati dal governo Berlusconi nel 2001, c’è stata una svolta radicale. La tempistica per le prime due fasi progettuali, quella del preliminare e del definitivo, si è ridotta da quattro anni a tre anni e sette mesi. Ma non è finita qui. Perché dopo la progettazione c’è la fase del bando di gara. Per prepararlo passano anche 188 giorni. Con il paradosso che ci vuole più tempo per le opere più piccole. Per non parlare della durata delle gare d’appalto.

Il rapporto Ance-Ecosfera l’ha quantificata mediamente in un anno e due mesi per gli interventi che presuppongono una spesa superiore a 50 milioni di euro. Lumaca più lenta delle altre lumache, secondo il documento, è l’Anas, che «con una durata fino a 463 giorni per le gare di importo maggiore », impiegherebbe molto di più rispetto ad altri «enti appaltanti» come le Ferrovie: 291 giorni. Una volta assegnato l’appalto, sarebbe logico pensare che si possa finalmente partire. Invece no: c’è ancora la fase della consegna dei lavori. Altri 97 giorni per le opere più piccole e «soltanto» 71 per quelle di dimensioni maggiori. A quel punto il Calvario sarebbe da considerarsi finito. Se non ci si mettessero anche i ritardi nella realizzazione dei lavori. Per le 79 opere ultimate delle 196 che hanno costituito il campione dell’indagine, c’è stato un ritardo accumulato nella fase del cantiere pari a 292 giorni in media: il 43,2% del tempo contrattuale. Tutto questo a causa delle varianti in corso d’opera che hanno colpito soprattutto le opere stradali e ferroviarie di importo più modesto. I lavori «minori» dell’Anas e delle Ferrovie, in particolare, hanno accusato un ritardo rispettivamente del 61% e del 47,2% rispetto ai tempi contrattuali. Dire che la responsabilità di questa situazione sia tutta quanta della pubblica amministrazione o degli «enti appaltanti » sarebbe forse ingeneroso. Anche perché le perizie di variante spesso sono il sistema grazie al quale le imprese riescono a recuperare i ribassi eccessivi con cui si sono aggiudicate l’opera. E questo lo sanno anche le pietre. Adesso i costruttori dicono che è arrivato il momento di «disincentivare atteggiamenti sleali da parte delle imprese nella fase realizzativa e premiare comportamenti d’eccellenza». Affermando che «l’unico modo per premiare la serietà delle imprese nelle fasi di gara e nella successiva realizzazione è introdurre criteri che sappiano valorizzare la reputazione basata sulle prestazioni passate della stessa impresa».

Una specie di bollino di credibilità che dovrebbe essere utilizzato per selezionare le imprese da invitare alle gare o addirittura per decidere l’aggiudicazione dell’opera. Sempre che anche per questo non si debbano aspettare le Calende greche.

Sergio Rizzo
fonte: Corriere della Sera

1 thought on “Tracciare una strada? Servono 6 anni”

  1. L’ITALIA UNA DEMOCRAZIA FALSATA, CHI SONO QUELLI PIU’ VOTATI. MEDICI,APPROFITTANDO DEL BISOGNO DEI PROPRI PAZIENTI, SINSACALISTI,STESSA COSA,CHI HA MOLTI SOLDI. INSOMMA UN CITTADINO ONESTO CHE PAGA LE TASSE,CHE SI E’ FATTO IL MAZZO PER STUDIARE ,VIENE ELETTO UTOPIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA………………………….. QUESTA E’ L’ITALIA,CHI PAGA LE TASSE,CHI GOVERNA MANGIA TUTTO,LO STATO CONTROLLA I BENI PATRIMONIALI DEI POLITICI.? NON GIUSTUICATI.FATEVI I CONTI,UN CITTADINO ONESTO POSSIEDE VILLA CON PISCINA? i politici si

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