Le poltrone libere per i politici bocciati: trovano posto nelle società di Stato

 

 

CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA APPLICANO DA ANNI LO STESSO METODO DOPO OGNI ELEZIONE

Dai Beni culturali alla compagnia aerea delle Poste italiane, da Finmeccanica a Eni ed Enel

 

Aspiravano a un seggio di palazzo Madama. Si dovranno accontentare invece del regalo di Natale: un poltrona in una società di Stato. Il 18 dicembre Mauro Mainardi, imprenditore con un debole per il Popolo della libertà, e Paolo Dalla Vecchia, avvocato, esponente di Alleanza nazionale, che già aveva tentato invano nel 1995 di conquistare la Provincia di Venezia, sono entrati nel consiglio di amministrazione di Arcus, società dei Beni culturali e delle infrastrutture. Entrambi accomunati dal medesimo destino. Candidati al Senato in Veneto, rispettivamente al decimo e al tredicesimo posto, per un soffio non ce l’hanno fatta. Ma ora potranno mettere la loro passione, congiunta, al servizio dell’arte e della cultura.

Giacomo de Ghislanzoni (da Forzaitalia.org)
Giacomo de Ghislanzoni (da Forzaitalia.org)

Esattamente come Giacomo de Ghislanzoni, già parlamentare di Forza Italia, ex presidente della Commissione agricoltura della Camera: anche lui nominato nel consiglio di Arcus, su designazione del ministero dell’Economia. Se queste saranno state le scelte giuste lo dirà il tempo. Ma quel che è certo è che grazie ai politici la vita di Arcus è stata finora abbastanza tormentata. Prima le dimissioni in massa del consiglio, al tempo del ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione. Poi il commissariamento, affidato al consigliere giuridico dell’ex ministro della Margherita Francesco Rutelli. Quindi un nuovo commissario (Arnaldo Sciarelli), che si dichiarò subito «un vecchio socialista iscritto ai Ds e tra i più grandi sostenitori del Partito democratico». Ancora un terzo commissario nominato da Bondi, e infine un nuovo consiglio di amministrazione: per metà composto da politici della nuova maggioranza. Poteva andare diversamente? Poteva, se il ragionevole appello che aveva lanciato l’ex presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo quando ancora governava Romano Prodi («abbiamo o no il diritto di dire basta alle cariche pubbliche che con i soldi dei contribuenti fanno da discarica dei politici trombati?») non fosse caduto anche questa volta nel vuoto. Con una differenza: che nella «discarica» non finiscono più soltanto i politici «trombati», cioè quelli rimasti senza un posto.

Giovanni Marras (da Forzaitalia.org)
Giovanni Marras (da Forzaitalia.org)

Vero è che nel consiglio dell’Ipi, l’istituto di promozione industriale controllato dal ministero dello Sviluppo, si è trovata una poltrona per l’ex deputato di Forza Italia Giovanni Marras, insieme a Marco Claudio Lupi, consigliere leghista del Comune di Sanremo (nella roccaforte elettorale del ministro Claudio Scajola), e all’imprenditrice Luisa Todini, un tempo parlamentare europea di Forza Italia. Come è vero che Antonio Martusciello, già potentissimo luogotenente di Berlusconi in Campania, attualmente privo di seggio parlamentare è stato prontamente recapitato alla presidenza di Mistral Air. Cos’è? Una compagnia aerea fondata nel 1981 da Bud Spencer, ma ora posseduta dalle Poste italiane, che assiste fra l’altro l’Opera romana pellegrinaggi nei collegamenti con Lourdes, Santiago de Compostela, Chestochowa… E sia. Ma perché Martusciello? Domanda, si badi bene, che potrebbe essere rivolta in moltissimi altri casi.

Per esempio: perché nel consiglio di amministrazione della Tirrenia, compagnia di navigazione con base a Napoli, è stato nominato Giuseppe Venturini, ex consigliere regionale della Dc, oggi esponente di Forza Italia, veronese e presidente della società che gestisce gli immobili del Comune di Verona? Interrogativo ovviamente destinato, come il precedente, a restare senza una risposta plausibile. Caso destinato probabilmente a fare scuola è poi quello di Dario Galli. Senatore della Lega Nord per tre legislature, quest’anno ha deciso di cambiare aria. Lo scorso aprile si è presentato alle elezioni provinciali varesine e ha preso più del 64% dei voti. Nominato presidente della Provincia di Varese, questo non gli ha impedito, nemmeno due mesi più tardi, di avere l’incarico di consigliere di amministrazione della Finmeccanica, società controllata dal Tesoro e, dettaglio non trascurabile, quotata in Borsa. Altro che «trombato». Nessuno griderà allo scandalo: fra i consiglieri della Finmeccanica resiste anche un politico di lunghissimo corso come l’ex senatore democristiano Franco Bonferroni, all’epoca del Caf luogotenente di Arnaldo Forlani in Emilia. Ma, a differenza di Bonferroni, si dà il caso che il pur competente Galli (ha lavorato all’Aermacchi di Varese) sia un politico che ricopre un incarico istituzionale. Nemmeno di secondo piano. Il bello è che non è neanche l’unico.

Da segnalare, all’Eni, la nomina di Paolo Marchioni, capogruppo della Lega nel consiglio provinciale di Verbano Cusio Ossola. Prima di lui, a rappresentare la Lega nel consiglio della compagnia petrolifera pubblica, c’era addirittura un senatore in carica (Dario Fruscio). All’Enel il Carroccio si è ritenuto soddisfatto, si fa per dire, con un posto assegnato a un consigliere comunale di Busto Arsizio: Gianfranco Tosi. Alle Poste, invece, è stato confermato il solito ex parlamentare della Lega Mauro Michielon, accanto all’ex sindaco forzista di Monza, Roberto Colombo. Non che il centrosinistra non abbia avuto il suo. Sulla presidenza delle Poste è planato Giovanni Ialongo, già segretario dei postali della Cisl. Sindacato che ha così coronato il sogno di entrare nella stanza dei bottoni. Scavalcando d’un balzo la barricata. Ialongo non è un politico di mestiere, ma la sua fede nel Partito democratico non è in discussione, come neppure il suo legame con l’ex presidente del Senato Franco Marini.

Nemmeno Antonio Mastrapasqua, che ha un carnet di mezzo centinaio di incarichi, molti dei quali in società pubbliche, è un politico di professione. Ma se il governo l’ha spedito al vertice dell’Inps, ente previdenziale lottizzato per definizione, un motivo ci sarà pure. Anche se, dal punto di vista puramente estetico, fa forse più impressione la nomina al vertice dell’Inpdap, l’Istituto di previdenza dei dipendenti pubblici, di Paolo Crescimbeni: coordinatore regionale di Alleanza nazionale in Umbria, aveva inutilmente tentato la strada del Senato sia nel 2001 che nel 2006. Per due legislature ha avuto invece un seggio in Parlamento, nei banchi della Lega Nord, Marco Fabio Sartori, ora al vertice dell’Inail. Naturalmente ogni storia è diversa. Così la qualità, le competenze e le motivazioni delle persone. In qualche caso certe decisioni sono perfino inevitabili.

Come sorprendersi, per citare un caso, del fatto che il nuovo ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, abbia nominato direttore dell’Agenzia per i giovani, dove Giovanna Melandri aveva collocato l’ulivista Luca Bergamo, il vicepresidente di Azione giovani (l’ex Fronte della gioventù), Paolo Di Caro? Ma si possono trovare tutte le giustificazioni: resta il fatto che la politica non ha smesso di penetrare anche nei gangli più remoti degli enti pubblici, delle società statali, delle municipalizzate. Talvolta pure quando meno te l’aspetti. La società Stretto di Messina, per esempio. Mentre il governo di Romano Prodi avrebbe voluto spazzarla via insieme al ponte, quello di Silvio Berlusconi, che il ponte vuole rilanciarlo, ha deciso di irrobustirla. Con un paio di nuovi e «pesanti» consiglieri di amministrazione.

Il primo è l’ex parlamentare di Alleanza nazionale Guglielmo Rositani, settant’anni di Varapodio, in provincia di Reggio Calabria. Il secondo è nientemeno che il palermitano Antonio Pappalardo. Ex ufficiale del Cocer dei Carabinieri, è stato protagonista di un tumultuoso percorso politico che l’ha portato nel 1992 in Parlamento con il Partito socialdemocratico, quindi sottosegretario alle Finanze nel governo di Carlo Azeglio Ciampi, poi capolista al Comune di Roma contro Rutelli, in seguito nel Patto di Mario Segni, in Alleanza nazionale e di nuovo nei Carabinieri. Prima di fondare il movimento Popolari europei, fare l’occhiolino a Sergio D’Antoni e Antonio Di Pietro, candidarsi al Senato con la Lega d’Azione meridionale collegata a Giancarlo Cito, ritornare al Psdi con Franco Nicolazzi, partecipare al V-day e infine aderire al Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo. Anche in questo caso, senza riuscire a essere eletto, ma guadagnando almeno l’investitura lombardiana per la società dello Stretto. Resisterà almeno sul ponte?

 

 

Sergio Rizzo

Fonte: Corriere della Sera

3 thoughts on “Le poltrone libere per i politici bocciati: trovano posto nelle società di Stato”

  1. Buon 2009 innanzitutto,rispondo all’articolo del Signo Rizzo e mi congratulo,menomale che c’é chi sottolinea alcune assurdità,dei personaggi citati ho purtroppo conosciuto Antonio Pappalardo,da musicista e poiché io sono affermata ho cercato di dargli una mano,lui s’é preso il braccio,mi ha fatto lavorare e m’ha chiesto tanti favori,poi per Trabaccara,non solo non mi ha pagata ma non m’ha rimborsato neanche le spese extra da me sostenute,sgarbato ed arrogante mi ha creato tanti problemi,come può battersi per i diritti delle forze armate quando lui é il primo a non rispettare chi lavora per lui,i diritti sono per tutti,ora?Gli affidano un’altro compito arduo con il Ponte di Messina ma con quali competenze?Chi é che continua a proteggere un personaggio che ne ha combinate di tutti i colori?Sono una vera artista e dunque ingenua e sensibile,amata da pubblico e critica,da ben 25 anni,ma perché la mia buona fede deve essere tanto ferita come ha fatto Pappalardo?Ho tanti testimoni e non é detto che non mi rivolgerò ad un’avvocato,però se per i bambini c’é il telefono azzurro,per i grandi a chi ci si deve rivolgere per non essere raggirati da persone come Pappalardo?Buonagiornata,Maria Dragoni

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  2. Dopo il commento da me rilasciato il 2 gennaio su “Le poltrone libere…”quando l’ho letto mi sono resa conto che ho forse esagerato a descrivere Pappalardo,spero mi sia concesso di rettificare,perché non é mio compito giudicare la persona a livello politico perché non mi compete,di sicuro alcuni suoi atteggiamenti duri mi hanno urtata e dunque sono sbottata un pò com’é successo al grande Uto Ughi verso Allevi,noi della classica dedichiamo la vita allo studio e certi atteggiamenti spregevoli nei nostri riguardi ci danno dolore.Di sicuro Pappalardo é un genio della musica ed essendo indirizzato alla vita militare ha messo il suo temperamento d’artista nei rapporti con gli altri,non amo infierire contro chi non conosco,se ho voluto produrmi per lui l’ho fatto per amore dell’arte,la sua segretaria mi ha spiegato che quando avrà i soldi me li darà,non voglio apparire lunatica e contraddittoria,ma ritenevo di aver esagerato e per onestà ho voluto correggermi,in ogni caso é giusto denunciare le cose che risultano strane e dunque i complimenti a Rizzo rimangono e li rinnovo,buonasera,Maria Dragoni

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  3. Mi dispiace,non é da me,ho fatto una cosa imperdonabile,aggiungendomi a quel coro di persone che parlano a sproposito.Mi scuso pubblicamente con un’uomo al quale non sono degna di lustrargli neanche le scarpe.Ho letto su internet la storia del Generale Pappalardo,incuriosita dal fatto che suscitava in me tanta ammirazione e tanta paura,l’ammirazione per l’Artista grandioso,capace di farmi piangere di commozione come nessun musicista,nel contempo capace di farmi piangere per la paura che suscitava in me con il solo tono della voce,ma un’artista di quel livello non può che essere ispirato da Dio,dunque é un’uomo esatto ed é stato severo con me per aprirmi gli occhi,gli devo molto per questo e quindi sono convinta che la personalità autorevole di Pappalardo é stata travisata,inducendo gli sprovveduti tipo me a considerarlo arrogante,addirittura tiranno,invece é l’esatto contrario,é l’uomo più serio e buono del mondo,il classico genio che capisce e vede le cose prima degli altri.Arrivederci,Maria Dragoni

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