Ponte sullo Stretto, si riparte

Il tentativo di rilanciare il progetto. Rebus dei fondi La società istituita per l’opera ha speso 160 milioni

I ponti uniscono per definizione. Tranne uno: quello sullo stretto di Messina. Mai un ponte, o meglio, la sua semplice idea, ha provocato tante divisioni. Fra gli ambientalisti e il resto del mondo. Fra la sinistra e la destra. Ma anche dentro la sinistra, e dentro la destra. Fra calabresi e siciliani. Fra siciliani, e fra calabresi. Ognuno convinto delle proprie ragioni: tecniche, storiche, economiche e politiche. Tuttavia nessuno, finora, aveva sostenuto la necessità di fare il ponte ricorrendo alla più semplice delle argomentazioni: «Non c’è ragione al mondo che impedisca di unire quello che è separato da poco più di tre chilometri». Comincia così il libro di Giuseppe Cruciani «Questo ponte s’ha da fare», edito da Rizzoli, in libreria da ieri. Proprio mentre il nuovo governo di Silvio Berlusconi ha rilanciato quell’opera che era stata bloccata dal suo predecessore Romano Prodi. Il ponte, dunque, si farà. Quanto poi costerà, e quando poi sarà pronto il ponte a campata unica più lungo del mondo, quello è un altro paio di maniche.

In ogni caso, un record mondiale è già assicurato: il record delle chiacchiere e delle spese per un’opera esistita solo nei sogni. La storia moderna del ponte comincia esattamente quarant’anni fa, con il concorso internazionale di idee bandito nel 1969. Arrivarono 143 progetti, di cui uno perfino dalla Somalia, e vennero premiati ex aequo in sei. E nel 1971 una legge stabilì che dell’opera si sarebbe dovuta occupare una concessionaria pubblica. Dopo ben dieci anni fu costituita la società Stretto di Messina, che per 27 anni, mentre i piani per il ponte si facevano e disfacevano, ha continuato imperterrita a pagare consulenze e stipendi. Secondo calcoli della società, riportati da Cruciani nel suo libro, sono stati spesi almeno 150-160 milioni di euro.

Negli archivi c’è di tutto. Anche una prova della resistenza del ponte a un bombardamento atomico. Aperta nel 1981 con 25 dipendenti, al 31 dicembre 2006 la società Stretto di Messina era arrivata a pagare 102 stipendi, di cui ben 13 dirigenti, con tre sedi (Roma, Villa San Giovanni e Messina) più un call center. L’atto di nascita della concessionaria venne firmato quando l’inquilino di palazzo Chigi era Arnaldo Forlani. Amministratore delegato fu nominato l’ingegnere torinese Gianfranco Gilardini, nipote del fondatore della fabbrica d’armi Gilardini, che nel 1955 era stato l’animatore del Gruppo Ponte di Messina, vincitore di uno dei sei primi al concorso del 1969. Presidente, il senatore democristiano Oscar Andò, ex sindaco di Messina, già capo del consorzio per l’autostrada Messina-Catania. Nove anni dopo l’ottantaseienne Andò lasciò a Nino Calarco, anch’egli ex senatore dc e direttore dal lontano 1968, salvo una breve parentesi parlamentare, del quotidiano messinese La Gazzetta del Sud, che si trovò al fianco, nel consiglio di amministrazione, un funzionario dell’Italstat, Fortunato Covelli, incidentalmente figlio dell’ex segretario del partito monarchico, Alfredo Covelli. Calarco tenne duro fino al 2001, quando Berlusconi mise l’opera fra quelle della Legge obiettivo e lui si dimise sospirando: «Il sogno è diventato realtà». La sua poltrona venne prontamente occupata da Giuseppe Zamberletti, ex ministro della Protezione civile, ex senatore democristiano, considerato espressione dei grandi costruttori italiani.

Poi arrivò Prodi e il ponte finì sul binario morto. Eppure in passato Prodi non era stato contrario al Ponte. Il 7 settembre 1985 egli stesso annunciò: «I lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto cominceranno al più presto». Secondo l’allora presidente dell’Iri, «il risparmio per un automobilista sarebbe di 40 minuti, 35 per autocarro e 92 per il treno» e «nel 2015 transiterebbero sul ponte 12 milioni e 621mila autovetture, oltre a 295 mila carrozze ferroviarie».

In quel momento era in pieno svolgimento la guerra senza esclusione di colpi fra l’Iri, che voleva il Ponte, e l’Eni che invece si ostinava a puntare sul tunnel. Un progetto meno caro e anche meno impattante sull’ambiente che tuttavia non fu mai preso seriamente in considerazione. Troppo forte era il partito del cemento. Nel dicembre 1987 il ministro dei Lavori pubblici socialdemocratico Emilio De Rose successore di Nicolazzi, scomodò persino il progettista del Ponte di Brooklin: «Sarà la maggiore opera di ingegneria di questo tempo. Le sue torri emergeranno come altrettanti segnali e capisaldi per le città delle rive e saranno considerati come monumenti del Paese». Mentre De Rose citava le celebri parole di John Roebling, la società Stretto di Messina presentava i conti dai quali emergeva che nei primi cinque anni era stato già speso l’equivalente di 35 milioni di euro in valuta 2007.

Le aspirazioni dei costruttori vennero bruscamente frustrate nel 1994 dalla freddezza che il premier Silvio Berlusconi manifestò, forse determinata dall’ostilità di Umberto Bossi. Ma anche il ministro dell’Ambiente del primo governo Berlusconi, Altero Matteoli (che il 22 maggio 2008 si è affrettato a scrivere alla Stretto di Messina: «Riprendete immediatamente le procedure per il ponte») lo aveva definito «un progetto fumoso». Non che a sinistra mancassero i contrasti, se è vero che nel 1991 perfino un esponente del Pds come Pietro Folena, passato molti anni dopo a Rifondazione, partito nemico del Ponte, sottoscrisse la proposta di legge per rifinanziare il piano. E se è vero che una trentina di parlamentari siciliani, con una nutrita partecipazione della sinistra, scrissero a Berlusconi per scongiurare l’accantonamento dell’opera. Vincenzo Visco si dichiarò personalmente favorevole. Il ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli, non contrario. Carlo Azeglio Ciampi, pochi mesi prima di salire al Colle, la definì «un’opera certamente affascinante». E «affascinante, ma anche preoccupante» era per Massimo D’Alema. Dietro le quinte operava la potente lobby calabrese, che contava personaggi come il segretario della Uil Pietro Larizza e il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, ma anche il presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici Aurelio Misiti, in seguito assessore calabrese del centrodestra e oggi deputato dipietrista, il quale, dopo aver sostenuto che l’opera sarebbe stata troppo costosa, si riabilitò affermando: «Il ponte si farà perché lo vogliono la storia e l’Europa».

Pure il fronte sindacale era diviso: la Cgil contraria (il cremonese Sergio Cofferati: «Il ponte è inutile»), la Cisl favorevole (il siciliano Sergio D’Antoni: «Anche se fossi di Cremona direi fatelo»). Nel frattempo c’era chi si sbizzarriva sul nome con il quale battezzare l’Ottava meraviglia del Mondo. Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò propose: «Lo chiameremo Ponte Carlo Magno», attribuendo al fondatore del Sacro romano Impero la paternità dell’idea. Bobo e Stefania Craxi proposero invece di chiamarlo «Ponte Bettino Craxi», in omaggio a loro padre, che nella sua ultima campagna elettorale aveva fatto del ponte la sua bandiera. «Una burla», commentò Antonio Di Pietro, proponendo di intitolarlo al giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia.

Mentre il centrosinistra traccheggiava, il Mediocredito centrale di Gianfranco Imperatori aveva elaborato un progetto di fattibilità con il project financing, cioè il finanziamento a carico dei privati e una quota di circa un miliardo di euro a carico dello Stato. Poteva funzionare, ma a patto di dare ai privati una concessione di 50 anni e un pedaggio di 14 euro per auto.

Nel frattempo il conto della Stretto di Messina era arrivato a 83milioni di euro in valuta 2007, e soltanto per il progetto di massima. Ma Gianfranco Fini, il cui partito aveva sparato a palle incatenate su quella società fin dalla nascita, affermò categorico nel gennaio 2001: «Se andremo al governo lo faremo ». Non che nel centrosinistra non ci fosse qualche rimpianto. Se Clemente Mastella non ebbe remore nel dichiarare di essere stato sempre favorevole, il candidato premier Francesco Rutelli sorprese i suoi alleati dichiarando in campagna elettorale: «Il ponte si deve fare, ma non da solo». Nel centrodestra, invece, remava apertamente contro il solo Vittorio Sgarbi. In piena trance costruttivista il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi chiamò in causa Vespasiano e Tuthankamon: «Sarà come il Colosseo e le Piramidi ». Berlusconi aggiunse che il ponte si sarebbe fatto anche per agevolare gli amanti: «Si potrà andare in Italia dalla Sicilia anche di notte, e se uno ha un grande amore dall’altra parte dello stretto potrà andarci anche alle quattro del mattino senza traghetti». Gli spasimanti, però, dovranno attendere ancora. Forse nottetempo il ponte lo varcheranno i loro figli. O magari i nipoti, chissà.

Sergio Rizzo

Fonte: Corriere della Sera

1 thought on “Ponte sullo Stretto, si riparte”

  1. Mi e´ caduto oggi l´occhio su un vecchio articolo del Corriere, di
    qualche mese fa, ove si riportava che Franco Frattini aveva richiesto (
    DICIAMO IMPOSTO!!!!) a tutti gli ambasciatori italiani nel mondo, di
    protestare con i giornali esteri alla minimissima critica contro il, da sempre,
    po.co, ma parrebbe ora, pure, ” neo pedofilo” Silvio Berlusconi
    ( per me, manco Pol Pot e Hitler, raggiunsero mai, tali indegni infimi
    livelli di antidemocrazia). E che il ridicolo, in quanto, moralmente
    svertebratissimo, ambasciatore italiano in Inghilterra, aveva scritto
    al the Guardian, citando, anzi, ragliando: ” mai piu´ una critica contro Berlusconi, mai piu´, egli
    e´stato eletto per tre volte”. Il fratello massone di Silvio Berlusconi, l’ ex avvocato
    corrottissimo, ovviamente, da Silvio Berlusconi stesso, a Lausanne, ai tempi del Lodo
    Mondadori, Nikolas Sarkozy, poi, in Francia, aveva detto, altre
    cose simili, sempre a pro del mega riciclatore di danaro killer e super
    mandante di assassini: Silvio Berlusconi stesso. PECCATO CHE NON
    DICONO COSTORO CHE SILVIO BERLUSCONI LE ELEZIONI LE RUBA TUTTE LE
    VOLTE, SIA FACENDO FRODARE GLI SPOGLI ALLA GRANDISSIMA ( vedi Giuseppe
    Pisanu scalciato nel di dietro in direzione Palazzo Grazioli, a conta
    in conto, nel 4/2006; con voto non piu’ conteggiato per almeno sei
    ore, e con ordini ricevuti dal puz.one malavitoso Silvio Berlusconi in
    questione, di rubare al centro sin italiano, il piu’ possibile, come
    Enrico Deaglio ci provo’; cosa che manco nel vecchio Biafra sarebbe
    mai accaduta; e cosa ” bis”, che ciulo´ a Romano Prodi almeno 33
    senatori; i famosi 33 senatori mancanti, che, infatti, poi, a Romano
    Prodi stesso, via ribaltatori stimolati da solite bustarelle ad hoc “ Bahamensi”, Lamberto Dini e Clemente Mastella, fecero cadere), MA SPECIALMENTE USANDO LA PORC.ISSIMA MAFIOSA E NAZIFASCISTA SCORCIATOIA CHE E´ L´USO E L´ABUSO DI TUTTI I MEDIA ITALIANI, A SEMPRE PROPRIO MERO PRO!! LO STILE CON CUI BERLUSCONI VINCE LE ELEZIONI E´ LO STESSO CHE USAVANO FRANCO, MUSSOLINI, SALAZAR, CEAUSESCU, TITO. OSSIA QUELLO DEL ” UCCIDINE UNO PER EDUCARNE CENTO”. CON QUESTO STILE
    ASSASSINOOOOOOOOOOO ( DI VITE O PROFESSIONI), UNITO ALL ‘USO E ABUSO
    DI TUTTI I MEDIA NAZIONALI A PROPRIO PRO, ANCHE LORO VINCEVANO DELLE ”
    ELEZIONI CARNEVALESCHE”. ESSI LE VINCEVANO, ESATTAMENTE, COME FA’, DA ORMAI, ” UN ALTRO VENTENNIO”, SILVIO BERLUSCONI. CON LURIDI E PUTRIDI TRUCCHI DA
    TIRANNI ASSASSINI. ATTRAVERSO IL, MAFIOSSIMAMENTE, E QUINDI,
    BERLUSCONISSIMAMENTE, DISTRUGGERE LA VITA DEI MIGLIORI
    ANTIBERLUSCONIANI VIVENTI, ” PER AVVERTIRE” CHIUNQUE ALTRO. ATTRAVERSO
    L’ AMMAZZA DEMOCRAZIA USO E ABUSO DI TUTTI I MEDIA A PROPRIO
    FAVORE!! ITALIANI, MASSONI O MENO, CORROTTI E COMPLICI DEL
    MA..F..ASCISTA DI ARCORLEONE, SILVIO BERLUSCONI, O MENO, NON CAPITE
    CHE L´ITALIA E´ SULL´ORLO DEL PRECIPIZIO ORMAI? CON LA DITTATURA
    FORMALISSIMA, LI, DIETRO L´ANGOLO? NON VEDETE CHE VALIAMO MENO DI
    BOTSWANA, UGANDA, GHANA E RWANDA IN UN MARE DI CLASSIFICHE ECONOMICHE
    INTERNAZIONALI? NON VEDETE CHE IN ITALIA NON VI E’ PIU’ ORMAI ALCUN
    TIPO DI LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, COME CHIARITOCI IN PIENO DA OTTIME
    AGENZIE INTERNAZIONALI CIO’ CITANTI? NON VEDETE CHE GIANNI LETTA E SILVIO BERLUSCONI FANNO UCCIDERE E SPESSO POI SCOMPARIRE, TUTTI I MIGLIORI INDIVIDUI LIBERI E PIENI DI FANTASTICO SPIRITO ANTIBERLUSCONIANO (
    SOLO NEL 2008, CENTOCINQUANTA BLOGGERS ANTIBERLUSCONIANI SON MORTI IN
    “STRANI” INCIDENTI, PER ” STRANI” CASI DI “IMPREVEDIBILE” MALASANITA’
    O SON SCOMPARSI NEL VUOTOOOOO”), ATTRAVERSO CIO’ BENISSIMO SPIEGATO
    NEL POST ” L’ OMICIDIO MASSONICO, TUTTI LO VEDONO TRANNE GLI
    INQUIRENTI”? NON VEDETE CHE LA BORSA ITALIANA E’ ANDATA A FINIRE A
    LONDRA, CHE SIAMO ORMAI UNA COLONIA, ANZI, UNA SPECIE DI WC DEGLI
    ALTRI PAESI G7, ANZI, G20? NON VEDETE CHE GLI ASSASSINI, I PERVERSI SESSUALI DELLA FAMIGGHIUZZA BERLUSCONI, ORA SI VOGLIONO PAPPARE ANCHE TELECOM, E POI MAGARI ANCHE LA GENERALI? NON VEDETE CHE LA FIAT SCAPPA? NON VEDETE CHE LA PIRELLI, BANCA INTESA, UNICREDIT, IL LEONE ALATO DI TRIESTE STESSO, FRA POCO PURE SCAPPERANNO? CHE TUTTI I MIGLIORI CERVELLI ITALIANI DALL’ ITALIA SCAPPANO? CHE CHI VALE, IL SUDDITO DEL PO.CO PEDOFILO NAZISTA MAFIOSO ASSASSINO, MEGA RICICLATORE DI DANARO CRIMINALISSIMO, SILVIO BERLUSCONI, NON LO FA’ ? NON VEDETE CHE L’ OTTIMO BRASILE ATTUALE HA CAPITO CHE L’ ITALIA E’ DIVENUTA UNA ASSASSINA DITTATURA MA..F..ASCISTA E QUINDI ACCETTA E PROTEGGE, IDDIO LO BENEDICA, RIFUGIATI POLITICI ITALIANI ( E CON QS NON STO DIFENDENDO CESARE BATTISTI, CHE SE HA UCCISO, HA FATTO COSA GRAVISSIMA COME NESSUN’ ALTRA, MA IL BRASILE LO STO DIFENDENDO SI E STRA SI)? NON
    VEDETE CHE LA RAI E’ DIVENTATA LA MU.NEZZA DI NAZIEVERSIVISET PAPPONISET
    PUTTANI.ERISET MAFIOSISSIMISET MEDIASET? CHE LA SETTE E’ UN
    NEONATO STRANGOLATO IN CULLA? NON VEDETE CHE IL PEDOFILO
    SIVLIO BERLUSCONI VA’ CON SEDICENNI, LE DENUDA, LE PORTA NEL SUO
    MAFIOSISSIMO HAREM SARDO, E POI, PER STRIZZA, ATTRAVERSO IMPOSIZIONI
    NEONAZISTISSIME, MANCO CI FA’ VEDERE LE FOTO, CHE IN QUALSIASI ALTRO
    PAESE CIVILE, SI SAREBBE OBBLIGATI A FAR VEDERE AL POPOLOOOOOOOOOOO? NON VEDETE CHE BLOCCA LE INTERCETTAZIONI, PER, OVVIAMENTE, FAVORIRE LA SUA MAFIA A CUI RICICLA DANARI KILLER DA SEMPRE, ANZI, A CUI LI RICICLAVA GIA’ SUO “PACRI”, LUIGI BERLUSCONI, VIA BANCA RASINI, COME COSI’ ANCHE PER NON FARCI SAPERE DEI SUOI SCHIFOSISSIMI MERCIMONII CON VENDITORI DI PREZZEMOLO MARCIO COME IL FRATELLO MASSONE DI SILVIO BERLUSCONI STESSO: IL CORROTTISSIMO AGOSTINO’ SACCA’ ? VE NE VOLETE ACCORGERE DI TUTTO CIO´ E VOLETE FARE CASINO ( NON VIOLENTO) IN PIAZZA, NEI BLOGS, DANDO DEL PAGLIACCIO, DEL CAMORRISTA, DEL NDRANGHETARO, DELLO SCHIFOSO FACENTESI LEGGI APPOSITE PER EVITARE SENTENZE DI SICURA CONDANNA ( VEDI SUPER “USUAL” CORRUZIONE CHE SILVIO BERLUSCONI FECE A DAVID MILLS, COME PRIMA A CENTINAIA DI ALTRI SUOI CUMPARIEDDI MASSONI TIPO OSCAR MAMMI’, BETTINO BOTTINO CRA.I,
    RENATO SQUILLANTE, DINONIS Y MASTELLADOS VARII E CHISSA’ A QUANTI ALTRI
    MILIARDI DI SUOI PREZZOLATONI INCAPPUCCIATI) DEL LADRO, DEL PA.PONE, DEL MAGNA.CIONE,DEL SEX MANIAC, DEL PO.CO, DEL” NEO PEDOFILO”, DEL MEGA CORRUTTORE, DELRICICLATORE DI DANARO KILLER, DEL NAZIFASCISTA, A SILVIO BERLUSCONI, QUANDO LO STESSO INFESTA LE STRADE E GLI STADI ITALIANI O CHE ? E LA DEVE SMETTERE IL CAMORRISTA NEONAZISTA ASSASSINO SILVIO BERLUSCONI DI SFRUTTARE LE FAMIGLIE SOFFERENTI DEL TERREMOTO ABRUZZESE ( A PROPOSITO DEL QUALE FU GUIDO BERTOLASO A DIMOSTRARSI SUPER IMBECILLE E NON CERTO L’ OTTIMO GIANPAOLO GIULIANI) PER FARSI SOLITO CALCOLATO MISERABILE SCHIFOSO MARKETING PRO. PEDOFILO SILVIO BERLUSCONI, CHE TI ERGI A RAPPRESENTANTE DEI CRISTIANI, TU CHE SEI IL PIU’ LURIDO SATANA ASSASSINO E MANIACO SESSUALE IN TERRA, RICORDATI CHE IL VANGELO DICE “ QUANDO FAI DEL BENE, CHE LA TUA MANO DESTRA NON SAPPIA QUEL CHE STA FACENDO LA TUA MANO SINISTRA, NON SUONARE MAI E POI MAI LA TROMBA QUANDO FAI DEL BENE”. TE INVECE, QUANDO IL MONDO CAPISCE CHE SEI UNO SCHIFOSO PEDOFILO, PRENDI E SUBITO VAI A FARE COME TUO SOLITO, IL PAGLIACCIO CALCOLATORE E MISERABILE IN ABRUZZO. VERGOGNATI, TOPO DI FOGNA: SFRUTTI I DRAMMI ALTRUI, DI CUI MAGARI TE NE STRA DISINTERESSI, PER RACCATTARE VOTI, VERGOGNA CAIMANO LURIDO CES.O PUZ.ONE SILVIO BERLUSCONI CHE ALTRO NON SEI. E RICORDATI, MA..F..ASCISTA DI ARCO..R..LEONE SILVIO BERLUSCONI, CHE ROCCO SIFFREDI CANDIDEREBBE DONNINE PIU´ DEGNE DI TE. MARA CARFAGNA, SAI BENISSIMO CHE SEI TANTISSIMO PIU’ ZOCC…OOPS PIU’ PROSTITUT.. OOPS PIU’ ” CARINA, QUANDO DI BISOGNO”, DI LUXURIA. LEI SI VENDEVA PER FAME, TU PER AVIDITA’ ( ALTRO CHE ” PSEUDO INTELLETTUALI CHE CE L’ HAN CON TUTTI, TU SEI ” A MINISTRA PERCHE FAI TANTISSIME ORAZIONI SILENZIOSE, AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA”

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