Come confessare un tradimento

I DIECI COMANDAMENTI – Se c’è un argomento sul quale dovrebbe essere ferrato per definizione il maschio italiano medio – noto in tutto il mondo come razza particolarmente portata all’agone amatoriale – quello è il tradimento. O meglio, quell’irresistibile tentazione di “piacionare” in giro con ogni esponente del sesso opposto, che di tanto in tanto può finire in tragedia. Per evitarla, arriva il quotidiano britannico “Times”, che candidamente ammette: il 76% dei divorzi sono causati da relazioni extraconiugali. Combattuti e tormentati dunque tra l’insopportabile peso del silenzio, e il coraggioso, estremo gesto della confessione tardiva, i fedifraghi di tutto il mondo uniti dovrebbero tenere a mente poche, semplici regole, per non votarsi all’autodistruzione e andare incontro a morte certa. Sfidare le ire del partner tradito, si sa, può comportare rischi innominabili: ecco allo che il quotidiano inglese per eccellenza pubblica il vademecum necessario. Le dieci regole del traditore che dovrebbero imprimersi nella mente del Don Giovanni medio, come i cattolici comandamenti per il popolo cristiano. Andiamoli a vedere.
1) NON CI PROVARE… – “Lo fanno tutti in fondo…”. L’auto-giusitificazione per antonomasia, valida per il parcheggio in doppia fila come per l’avventura sessuale extra coniugale, non regge. Se eravate convinti che “mal comune mezzo gaudio” nella sua formula contraria, vale a dire “se lo fanno tutti è meno grave” avesse un fondamento, sbagliate di grosso. Già di per sé assai scarse le chance che la scusa possa ottenere la clemenza delle furie del partner, adesso il fallimento è coadiuvato dai dati scientifici: una ricerca condotta dalla Bbc rivela che solo 1 marito su 5 e 1 moglie su 10 hanno tradito il proprio consorte durante l’idillio matrimoniale. Il messaggio è chiaro: lo fanno in tanti, è vero. Ma non lo fanno tutti. Quindi, occhio.

2) “MA DEVO PROPRIO?” – Forse la più illuminante fra le regole esposte è quella che consiglia: se hai tradito eccezionalmente, mettiamo durante un viaggio di lavoro in terra straniera, e il partner non può venirlo a sapere (sempre ammesso che esso, nel frattempo, non abbia ingaggiato un detective privato), il “Times” suggerisce che per preservare il rapporto non sempre l’onestà è la strada migliore da perseguire. Quella che suona all’orecchio poco attento come una saggia massima confuciana, in realtà ricalca l’universale buon senso. Parafrasando, “se sei sicuro di non essere beccato, che lo dici a fare?” è il poco poetico nocciolo della questione.

3) L’ANGOLO DEL CONSIGLIO – Una volta combinato il fattaccio irreparabile – dice sempre il “Times” – meglio non far piovere sul bagnato coinvolgendo un conoscente comune con la confessione, e la richiesta conseguente di un saggio consiglio. Il senso di colpa che attanaglia in una morsa infernale non deve ricadere sul malcapitato amico, costretto poi – vita natural durante – a conservare lo scottante segreto. Ma quelli del “Times” la fanno facile, perché loro, in Gran Bretagna, hanno i “consulenti telefonici”: veri e propri professionisti della Disciplina, disponibili ad analizzare caso per caso l’infausta situazione e dispensare adeguati consigli per la modica cifra di 45 sterline l’ora. Loro. A noi restano sempre le cartomanti. Non garantita l’affidabilità del risultato.

4) OCCHIO ALLE SPALLE – Se è vero il detto che sostiene “la curiosità è donna”, è altrettanto vero che invece il gossip è universale. Il Saggio Consiglio numero 4 del quotidiano britannico riporta in auge la massima che a non fidarsi si fa sempre meglio, e che dunque se la relazione incriminata è tuttora in corso, meglio confessare spontaneamente piuttosto che rischiare che confessi qualcun altro. Continuando a cavalcare la cresta dell’onda della frase fatta, i panni sporchi si lavano in casa: se si rivela il misfatto forse un’esigua speranza di perdono ancora sussiste. Se si mente, e sono altri a rivelare al partner il tradimento, la possibilità di salvezza precipita a livelli bassissimi. 

5) LA SALUTE, PRIMA DI TUTTO – Molto più serio e affidabile il punto dedicato alle malattie e sfondo sessuale. Se si è stati tanto sciocchi da avere rapporti extraconiugali non protetti, allora la confessione si fa obbligatoria, quantomeno per preservare la salute del partner (se non mentale, almeno quella fisica). “Cornuto e mazziato” in fondo parrebbe un po’ eccessivo.

6) LA SINCERITA’, VI PREGO! – Vi siete finalmente risolti a confessare il misfatto? Molto bene, ma c’è un ma. Bene accetta la sincerità sempre e comunque, ma solo se genuina, e mossa da altissime ambizioni. Una confessione di tradimento dovrebbe essere il suggello apposto ad un passato sordido e irripetibile (“non lo farò mai più amore, lo giuro” potrebbe funzionare) e non la rapida via alla pulizia primaverile delle coscienze. Oppure, nel caso in cui la relazione si sia evoluta in qualcosa di serio, confessare per porre fine alla precedente, ma con delicatezza (anche se “Ti lascio perché amo un’altra/o” non è proprio uno spasso da ascoltare). Sventura colga, dunque, chi usi l’ammissione di colpevolezza come arma di ritorsione/pareggiamento di conti/ripicca/ vendetta/aspirapolvere per l’anima e simili.

7) AIUTOAIUTATI – Al punto numero 7 della lista, il “Times” osa, e approccia la pratica dell’autocoscienza. Se ha tradito – questo il senso in sintesi – c’è qualcosa sotto. Probabilmente una relazione che ha già dei problemi, o rende insoddisfatti. E fin qui, ci possiamo stare. Ma c’è un grado ulteriore. Durante la scappatella hai bevuto? Ti sei drogato? Allora è l’auto-aiuto alcolisti anonimi il posto giusto per te. È evidente infatti una repressa e latente patologia da dipendenza di sostanze psicotrope o alcoliche. Credevi che il tuo problema insomma fosse aver tradito il partner? Sbagliato. È peggio. Molto peggio di così.

8) MA TU CHE INFEDELE SEI? – Perché insomma, c’è adultero e adultero. Ce lo dice, sempre via “Times”, lo “psichiatra esperto in relazioni affettive”, figura dai contorni indefiniti capace di regalarci una grande Verità. Siete seduti? Bene. “Ci sono diverse tipologie di infedeltà”. Incredibile. La prima è quella “involontaria”: la più classica delle scappatelle in cui si cade, ad esempio da ubriachi. Ma allora, come ci insegna il punto 7, il problema non è il tradimento, ma la dipendenza. Mettiamo da parte questa tragica consapevolezza e andiamo al modello “b” del tradimento, quello “romantico”: Cupido che colpisce noncurante delle situazioni pregresse, mogli figli mutui e cani in giardino compresi. In questo caso ogni colpa viene cancellata in un soffio, di fronte al Grande Amore incontrato troppo tardi. Nessuna pietà invece nei confronti del prototipo “c” del traditore: il Donnaiolo incorreggibile, che reitererà in modo perverso il danno, senza possibilità alcuna di redenzione. Per lui, data la tragicità della condizione, il “Times” non specifica soluzioni percorribili.

9) POSTULATO – I rapporti extraconiugali sono la principale causa di divorzio (lapidario il quotidiano, che non ritiene necessario dilungarsi oltre. In fin dei conti si sa, uomo avvisato…).

10) TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO –  Per concludere, vi basti gettare un rapido sguardo alla seguente analisi percentuale. All’inizio abbiamo detto che solo 1 uomo su 5 tradisce la propria moglie. Ma su oltre 4mila uomini infedeli, solo il 3% poi sposa la propria amante. Magari è quel 3% del tradimento romantico al punto 8, direte voi. Può darsi. Ma come lapidaria conclusione di questa lunghissima lista, vi basti sapere che il 75% delle persone che si sposano con quello che era il proprio amante, prima o poi divorziano. Forse perché ancora non avevano letto il vademecum. Chissà.
Fatto sta che i traditi gioiranno di questo ulteriore fallimento, e come pena del contrappasso agli (ex) amanti entusiasti toccherà in sorte il medesimo destino.

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