Auto blu, affitti, uffici.Promossi e bocciati del piano sui risparmi A-Z

Ora ricorsi e burocrazia non fermino le misure

di SERGIO RIZZO e GIAN ANTONIO STELLA

AUTO BLU
Finora si era andati avanti solo con i censimenti. Le auto blu si contavano, ma di tagli reali, pochi o niente. Questa volta la sforbiciata del 50% per acquisto, manutenzione e noleggi di autovetture prevista si applica anche ai buoni taxi. Sulla carta, un passo avanti netto. Ma per fare i conti finali occorre aspettare.

BENI CULTURALI
Rispetto al nulla del decreto Sviluppo, la spending review prevede un intervento nel settore dei beni culturali. È la soppressione di Arcus, creata nel 2004 per distribuire fondi pubblici a pioggia con criteri assai discutibili mentre siti archeologici importantissimi non vedevano un euro. Bene. Purché non vengano tagliati ancora, oltre al carrozzone, anche gli investimenti nel settore. Certo, visto che per la prima volta si punta a tagliare i dipendenti pubblici in eccesso si poteva osare di più: almeno introducendo maggiore flessibilità nell’orario di apertura dei musei.

CONSULENZE
Il divieto di dare consulenze a dirigenti pubblici appena andati in pensione, per quanto in certi casi specifici possa avere un senso, era stato già introdotto a Palazzo Chigi. Ora dovrebbe essere generalizzato. La pratica, anche in società statali, è diffusissima. Troppo. Recentemente si era vista proprio alla direzione generale di Arcus. Resta da chiedersi perché si sia atteso tanto. In ogni caso meglio tardi che mai.

DIPENDENTI PUBBLICI
L’eliminazione delle consulenze ai pensionati dovrebbe contribuire alla realizzazione di una delle misure centrali della spending review : la riduzione del 10% del numero dei dipendenti pubblici. Taglio che dovrebbe salire al 20% per i dirigenti e che dovrebbe riguardare tutti gli apparati dello Stato. Una sfida coraggiosa. Dal comunicato di Palazzo Chigi sembra di capire tuttavia che le amministrazioni periferiche, come le Regioni (dove ci sono le eccedenze di personale maggiori) sono escluse. Ahi ahi… Conoscendo certi governi locali c’è da toccar ferro. Ma lì purtroppo, senza un ritocco costituzionale, il governo ha le mani legate.

ENTI INUTILI
Il decreto stabilisce la soppressione dell’Isvap e della Covip: era ora. Anche se, dopo aver fatto trenta, si poteva fare trentuno. Per esempio, affidare compiti degli organismi cancellati alla Banca d’Italia, che dispone in abbondanza di personale ben preparato, invece che a un ente nuovo di zecca (l’Ivarp). Giusta anche la chiusura dell’Ente per il Microcredito, dell’associazione Luzzatti e della Fondazione Valore Italia. Difficile tuttavia non ricordare com’è andata a finire tutte le altre volte in cui si è decisa la soppressione di enti inutili. Come diceva Nino Manfredi: « Fusse che fusse la vorta bbona… »

FORNITURE
Le pubbliche amministrazioni spendono ogni anno 140 miliardi per acquistare beni e servizi. L’esperienza insegna che se tutti comprassero servendosi della Consip, creata apposta per gestire in modo centralizzato le forniture pubbliche, si risparmierebbe almeno il 20%. Con la spending review si fissa ora il principio generale che gli acquisti vadano effettuati in questo modo, salvo che non si riescano a ottenere condizioni migliori. Interessante la norma secondo cui per alcune forniture particolari, come elettricità, telefonia e carburanti, è obbligatorio servirsi della Consip oppure delle centrali di committenza regionali: chi non segue la regola rischia l’illecito disciplinare. Sperando che, in un Paese dove nessuno viene chiamato a rispondere delle proprie azioni, alle minacce seguano, contro i «furbetti dell’acquistino», azioni concrete.

GIUSTIZIA
Scuola, università e ricerca si sono salvate: pare che ci abbia messo una buona parola Giorgio Napolitano. Destino diverso toccherà alle strutture giudiziarie. Trentasette tribunali (su 165) e trentotto procure spariranno. Con loro, 220 sezioni distaccate di uffici giudiziari e centinaia di giudici di pace. Furibondi i sindacati: «Pagano sempre i cittadini, mai i poteri forti». Sarà. Ma la sproporzione abissale tra il sovraccarico di personale di certi tribunali rispetto alle carenze drammatiche di altri gridava vendetta al cielo. Un solo esempio: tempo fa la dotazione di giudici a Mistretta era non solo sette volte superiore a quella di Vicenza, ma tripla perfino rispetto a realtà calde come Brindisi o incandescenti come Santa Maria Capua a Vetere. Non sarà forse «una svolta epocale» come sostiene Paola Severino, ma una riorganizzazione, come dimostrano decine di inchieste giornalistiche, era indispensabile.

HOUSE
Dal primo gennaio del 2014 le amministrazioni pubbliche potranno dare affidamenti diretti alle società cosiddette « in house », cioè a controllo totalitario, esclusivamente se il valore di ogni singolo servizio è inferiore a 200 mila euro. Vigilare sui frazionamenti.

IVA
Come sarà sciolto il mistero dell’aumento dell’Iva? Il comunicato del governo afferma che la spending review consentirà di evitare l’aumento di due punti dell’Iva per gli ultimi tre mesi del 2012 e per il primo semestre del 2013. Significa che comunque l’Iva salirà di altri due punti da luglio 2013, per scendere poi di un punto dall’inizio del 2014? Incomprensibile. Boh…

LOCAZIONI
Pare che nemmeno il ministro Piero Giarda sia venuto a capo di un rebus: quanto spendono le pubbliche amministrazioni per affitti di uffici e locali? A scanso di equivoci, è previsto che vengano rinegoziati i canoni, per risparmiare almeno il 15%. E che poi si faccia una ricognizione degli immobili demaniali che possono essere usati per gli uffici pubblici. Finalmente! Purché anche la Consip risolva il suo contratto. Il soggetto che ci deve far risparmiare paga infatti per la sua sede un affitto di 2,3 milioni l’anno al netto dell’Iva: 638 euro al metro quadrato. Più caro della carissima pigione che la Camera paga per i palazzi Marini.

MEDICINE
Aumenterà lo sconto obbligatorio per i farmaci forniti al Servizio sanitario nazionale. Bene! Lo sfondamento della spesa farmaceutica sarà anche a carico dei fornitori. Bravi! Gli importi e i volumi di fornitura dei dispositivi medici saranno ridotti. Bis! Purché si metta mano al più presto al problema posto della caccia ai pazienti da parte di studi e associazioni che hanno scoperto l’affarone delle denunce contro ortopedici, chirurghi, otorini e così via. I quali, costretti a difendersi, in mancanza di una legge chiara, ricorrono ad assicurazioni sempre più care e prescrivono analisi e farmaci e controlli anche superflui per evitare al massimo i rischi. Una «medicina preventiva» che costa, secondo certi calcoli, 12,6 miliardi l’anno, cioè l’11,8% dell’intera spesa sanitaria.

NOMINE
Chi glielo spiega adesso ai politici trombati che le poltrone sono sempre meno? C’è una regola che fissa a un massimo di tre i posti nei consigli di amministrazione delle società a totale partecipazione pubblica. Non solo. Due su tre devono essere dipendenti pubblici. Uno solo potrà essere esterno, col doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Le società statali in questa situazione (per esempio il Poligrafico dello Stato) non sono molte. Speriamo soltanto che sia d’esempio per le migliaia di aziende controllate dagli enti locali. E più ancora nelle regioni a statuto speciale. Dove l’andazzo va avanti come prima, quasi che la crisi riguardasse solo il resto del Paese.

OSPEDALI
Alla fine l’hanno avuta vinta: gli ospedali con meno di 120 posti letto evitano la chiusura anche stavolta. Un film già visto. Qualunque cosa riguardi le Regioni non si può toccare: pena il rischio di un ricorso (perso in partenza, ovvio), alla Consulta. Se poi c’è di mezzo la sanità, che fa girare ogni anno 110 miliardi, lasciando qua e là spazi enormi alle clientele, apriti cielo! Diciamolo: il governo era frenato in partenza da questi lacci e lacciuoli iper-autonomisti. Ma diciamo la verità: o si modificano queste competenze, o non si farà mai un passo avanti.

PROVINCE
L’accorpamento delle Province, anziché l’abolizione pura e semplice, era stato studiato proprio per evitare rogne davanti alla Corte costituzionale. Ma il progetto della Funzione pubblica ha rischiato di fare la stessa ingloriosa fine della proposta avanzata la scorsa estate da Roberto Calderoli ed evaporata miseramente in poche ore. Il governo si è salvato in corner con l’impegno di predisporre un provvedimento ad hoc nel giro di venti giorni. Vedremo. Intanto, a quanto pare, è saltato uno dei tre parametri fissati per lasciare in vita una provincia: avere nel proprio territorio almeno cinquanta Comuni. Non è un bel segnale.

QUASI PENSIONATI
I risparmi della spending review , dice la presidenza del Consiglio, faranno tirare un sospiro di sollievo ad altri 55 mila dei famosi «esodati». Che potranno così andare anche loro in pensione. Una conferma ulteriore che i lavoratori rimasti nel Limbo, senza stipendio né assegno di previdenza, erano molti più di 65 mila. Altre sorprese in arrivo?

RICOSTRUZIONE
Monti ha promesso che grazie alla revisione della spesa ci saranno due miliardi in due anni per riparare i danni del terremoto. Era il minimo del minimo, per i cittadini dell’Emilia Romagna. Resta il tema: a quando un serio programma di prevenzione?

SPESE MILITARI
«Le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore del 10%». Un sacrificio inferiore al resto della pubblica amministrazione. Tutto qua? E gli stanziamenti per gli armamenti? E i privilegi ingiustificati degli alti gradi militari? Ci si può accontentare dell’«accelerazione della procedura di vendita degli alloggi di servizio di proprietà del ministero della Difesa»?

TAGLI
Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli. La spending review prevede anche un giro di vite, com’era intuibile, ai trasferimenti dal centro alla periferia. Giusto. Dal prossimo anno le Regioni ordinarie rinunceranno a un miliardo. La crisi è crisi. Le Province, a un altro miliardo. La crisi è crisi. Ai Comuni, invece, toglieranno due miliardi: e qui, però, la rasoiata rischia di essere tremenda. Pagano sempre gli enti locali più vicini ai cittadini, e i sindaci spesso si devono far carico di tutti i problemi. Come lo spiegheranno quegli amministratori, ai loro amministrati, che devono tagliare altri servizi mentre alcuni pezzi dello Stato subiscono appena appena una spuntatina?

UFFICI
Agli impiegati pubblici toccherà stringersi. Non avranno a disposizione che fra 12 e 20 metri quadrati per addetto. Riduzione degli spazi, riorganizzazione delle strutture, interventi di manutenzione più razionali: il tutto per risparmiare un bel po’ di quattrini. Perfetto. Ciò che capiamo meno è perché «una parte degli avanzi di gestione (cioè dei risparmi, ndr ) dell’Agenzia del Demanio» dovrà essere destinata «all’acquisto di immobili per soddisfare le esigenze allocative delle amministrazioni dello Stato». Fateci capire: sono troppi o troppo pochi, i possedimenti immobiliari pubblici?

VALORIZZAZIONE
Parola che non può mai mancare. Qui c’è due volte: per dire che saranno rese «più efficaci» le disposizioni per «la valorizzazione» a fini economici di immobili pubblici e che pure le società immobiliari pubbliche che hanno come scopo «la gestione e valorizzazione» del mattone di Stato beneficeranno di un trattamento fiscale «di favore». Dopo tutte le fesserie fatte con la scusa di «valorizzare» i nostri beni è obbligatorio vederci chiaro.

ZAVORRA
Una spending review che si rispetti non può che concludersi con un auspicio. Che la zavorra non la blocchi. Che le misure di buon senso (ce ne sono, e benvenute) non finiscano per impantanarsi in ricorsi al Tar o al Consiglio di Stato. Che la burocrazia statale, mai così potente quando sono in discussione le sue prerogative e i suoi privilegi, rinunci per una volta a gettare sabbia negli ingranaggi. Perché, anche se qualcuno ancora non se n’è reso conto, siamo tutti sulla stessa barca.

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