Viaggi, indennità e consulenze. Le spese boom del dopo Billè

Confcommercio. Con Sangalli presidente costi cresciuti del 40%. Per il settore legale 4,5 milioni in tre anni.

Plancia di comando .Al vertice dell’ associazione dei commercianti ora ci sono 157 persone.

ROMA – Per gli attuali responsabili della Confcommercio tutto si spiega con gli effetti contabili del terremoto che quasi tre anni fa ha portato all’ estromissione di Sergio Billè. L’ emersione del fondo riservato (15 milioni!) del presidente, istituito nel lontano 1974. La chiusura dell’ affare di via Lima, l’ immobile che Billè aveva acquistato da Stefano Ricucci. E le spese che ne sono derivate. Verissimo. Ma le conseguenze di quelle vicende, anche considerando il conseguente aumento dei «contributi» pagati dal centro alla periferia del sistema, non possono da sole giustificare un aumento del 39% secco in due anni dei costi dell’ associazione dei commercianti: passati, fra il 2005 e il 2007, da 29 milioni 188.259 a 40 milioni 566.079 euro. E al successore di Billè, il potente capo dell’ Unione milanese del commercio Carlo Sangalli, non resta ora che incrociare le dita, confidando che il preventivo per quest’ anno, nel quale sono stimati costi per poco meno di 41 milioni, venga rispettato. Anche se, visto come va di solito, non sarà facilissimo. Prendiamo le «spese di viaggio e di soggiorno» del presidente, dei vicepresidenti e del comitato di presidenza. Nel 2007 sono state di 83 mila euro più alte del previsto, toccando 233 mila euro. Vero è che si è risparmiato su quelle della giunta. Ma per quest’ anno si è partiti da una previsione di 200 mila euro, 50 mila superiore rispetto a quella del 2007. Senza considerare 220 mila euro di altre «spese» sempre per la presidenza e il comitato. Somme a cui vanno aggiunti 1,2 milioni per le indennità spettanti alle stesse persone. Con gli emolumenti di sindaci e probiviri la voce delle spese per gli «organi collegiali» arriva così a un milione 775 mila euro: quattro volte rispetto all’ ultimo bilancio di Billè. Vero è che che il predecessore di Sangalli intascava un milione 105 mila euro l’ anno soltanto dall’ Egap (che corrispondeva anche somme rilevanti ai vicepresidenti, fra cui Sangalli). Una cifra in base alla quale Billé, dopo il suo proscioglimento dall’ inchiesta relativa alla gestione fondo del presidente di competenza dello stesso Egap (mentre dovrà rispondere davanti al giudice per le altre imputazioni fra cui la fallita scalata alla Rcs) ha ora promosso una causa civile chiedendo 20 milioni di risarcimento a quell’ ente controllato da Confcommercio. In ogni caso, tuttavia, si tratta di importi non trascurabili. Soprattutto se alla voce «organi collegiali» si sommano quelle delle spese amministrative: oltre 2,3 milioni. Mezzo milione previsto per il 2008 soltanto per le spese di viaggi e trasferte del personale (201 persone in tutto, di cui 30 dirigenti), che nel 2005 erano state invece di 275 mila euro. Cifra che si spera adeguata, considerato che la stima per il 2007, 365 mila euro, è stata superata in realtà di 132 mila euro. Per non parlare delle spese legali: un milione e mezzo l’ anno per i tre anni successivi al 2005, anno in cui si attestarono a 589 mila euro. Vero è che non era ancora scoppiato il caso Ricucci-Billè, ma 4,5 milioni per gli avvocati in tre anni non sono bruscolini. Come non lo sono i 650 mila euro di «consulenze amministrative» e il milione 250 mila euro per «collaborazioni» (300 mila euro in più del 2005). Non resta che augurare buona fortuna ai responsabili dell’ associazione, i quali si dicono certi che «si va nella direzione di un ridimensionamento delle spese». Precisando però che «questa non è una società di capitali e la faccenda è un po’ più complessa». Il primo passo dovrebbe essere il nuovo statuto, con il ridimensionamento di un vertice che dopo l’ uscita di scena di Billé si è gonfiato a dismisura. Come mai? «Per il forte coinvolgimento necessario in quel momento», è la spiegazione. Un «coinvolgimento» che ha riguardato 9 persone dell’ ufficio di presidenza, altre 18 del comitato, 41 della giunta e 75 del consiglio, più 7 revisori (5 più 2) e altrettanti probiviri (5 più 2). Totale: 157 poltrone. Sergio Rizzo Dalle lampade di cristallo agli affari con Ricucci L’ imprenditore lombardo Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio dal 2006, è nato nel 1937 a Porlezza (Como)Sergio Billè e Stefano Ricucci. I due condussero un affare per l’ acquisto della nuova sede di Confcommercio. Per i pm romani l’ operazione immobiliare non fu altro che una simulazione per far sparire 39 milioni di euroSergio Billè nella sede di Confcommercio,di cui è stato presidente, da lui fatta restaurare e arredata con quadri, lampadari di cristallo e altri oggetti di lusso finiti al centro di polemiche

Rizzo Sergio

Fonte: Corriere della Sera
Annunci

Questa maledetta crisi economica

Questa crisi economica sta facendo letteralmente sfracelli… la gente non compra più, i consumi sono fermi e le piccole imprese, i piccoli commercianti fanno fatica a tirare avanti.

Vorrei capire se i nostri politici sanno cosa sta accadendo oppure stanno creando una facciata per non perdere il consenso popolare?

Nonostante ciò io penso che si andrà velocemente nella stessa direzione dell’Argentina qualche anno fa, quando la gente è scesa in piazza a sradicare dai palazzi i politici-professionisti.

Diciamo basta con le speculazioni, ma solo a semplici guadagni; accorciamo tutti i mesi a due settimane, almeno si riprende l’economia…

La crisi del 1929 è stata passata mettendo nel sistema economica tanta moneta in modo da creare un circolo, adesso invece si taglia con la conseguenza di avere una maggiore e veloce recessione.

Chi vivrà vedrà!

…”io, speriamo che me la cavo!”

La casta dei politici si aumenta la paga

Speravo di iniziare a postare con il nuovo anno una buona notizia… ma nulla da fare!

non voglio commentare… ormai sono stufo di questa classe politica che cerca in tutti i modi di stare attaccata alla “poltrona” dimostrando sia agli italiani che al mondo intero quanto la popolazione, la gente comune che si alza la mattina per andare a lavorare e torna la sera (sperando di tornare!).

Oggi voglio allegare due articoli apparsi sui giornali (Libero e Panorama).

Gli articoli riguardano l’aumento dello stipendio da parte dei parlamentari e sottolineo che nessun tg oggi ne ha dato notizia!

Contrordine, colleghi deputati: quest’anno lo stipendio non si taglia. Meglio: l’aumento in busta paga, congelato nel 2007, nel 2008 ci sarà regolarmente. Alla faccia del contenimento dei costi della politica. Tutta colpa, si giustificano a Montecitorio, della mancata parità di trattamento rispetto ai senatori. A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’in dennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione. Così per evitare di mandare a regime una sperequazione mai digerita (la Finanziaria per il 2008 ha bloccato l’aumento delle indennità di deputati e senatori per i prossimi cinque anni), la Camera sta pensando di fare a sua volta dietrofront. Restituendo ai suoi 630 inquilini quei duecento euro lordi mensili (127 al netto delle tasse) cui avevano rinunciato nel 2007.
“L’astuzia di Luigi XIV fu di concentrare la nobiltà del sangue di Francia alla sontuosa reggia di Versailles. Tenendola sott’occhio, si evitava la fronda. E così la politica poteva deciderla il re, col suo primo ministro. Noi invece abbiamo mille parlamentari che ci costano quanto in nessun altro Paese, in cambio di un sistema politico di cui essi sono i primi ostacoli a ogni decisione rapida, e soprattutto efficace. Sa di qualunquismo, un simile giudizio? Per quanto mi riguarda, sa di buon senso. E sono sicuro che sia condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani. Votino a destra o a sinistra, non importa. Loro -i parlamentari – lo sanno per primi, che godono di pessima fama tra i cittadini. Non solo perché la politica in Italia non garantisce servizi efficienti e tasse civili, ma al contrario inefficienza generale al prezzo di imposte da rapina. Ma anche per quel che guadagnano, son stimati uno zero. Eppure, non cercano di migliorare la propria pessima immagine. Ecco che i senatori non abdicano neanche all’aumento automatico di 200 euro per il 2007, che era stato tanto strombazzato.”
Le polemiche seguite alla pubblicazione delle statistiche europee che assegnano ai nostri politici la maglia nera degli stipendi del continente (il doppio dei colleghi tedeschi)? Acqua passata. Le denunce degli onorevoli privilegi contenute ne La Casta di G.A. Stella e Sergio Rizzo o ne Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, due senatori di sinistra che di mestiere fanno i professori di diritto? Carta straccia.
A Montecitorio il 2008 potrebbe cominciare con un bell’aumento di stipendio: quei duecento euro lordi al mese che la Camera aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall’attuale presidente Fausto Bertinotti, per contenere i costi della politica. La giustificazione che circola è che si tratta di una misura per adeguare le buste paga dei deputati a quella dei colleghi senatori (che percepiscono un’indennità di 5.613 euro circa). A Palazzo Madama, infatti, non hanno mai rinunciato all’incremento dell’indennità dovuto all’automatico adeguamento della busta paga dei parlamentari a quella dei presidenti della Corte di Cassazione.
Certo, l’ultima decisione spetta proprio a Bertinotti. Ma alcuni deputati – tra le proteste dei colleghi dell’Italia dei Valori e di An – stanno pensando di restituire a tutti i 630 inquilini della Camera i soldi cui avevano rinunciato nel 2007 e che i colleghi senatori continuano invece a ricevere. A rimetterci, naturalmente, saranno le casse dello Stato, visto che Montecitorio vedrà volatilizzarsi oltre un milione e mezzo di euro. A ingarbugliare ancora di più le cose, ci si è messo poi il blocco delle stesse indennità parlamentari disposto dalla Finanziaria per i prossimi cinque anni. Moratoria, dicono a Montecitorio, che avrebbe di fatto cristallizzato una situazione di disparità tra le due Camere, causando un dislivello negli stipendi (e nelle future pensioni) di deputati e senatori.
Una bella patata bollente che il compagno presidente Bertinotti si ritroverà sul tavolo al ritorno dal suo viaggio in Sud America. Per ora l’argomento, dice il Questore anziano di Montecitorio, Gabriele Albonetti “non è all’ordine del giorno né del collegio dei Questori né dell’ufficio di presidenza. Certo, il tema va affrontato, ma dopo gennaio”. Anche perché la questione, continua Albonetti, “riveste anche una natura costituzionale. La Costituzione infatti prevede l’indennità parlamentare, ma non in misura diversa tra parlamentari delle due Camere”. Come se ne esce?
Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato (subendo però i ricorsi dei deputati che sulla base della legge sarebbero inevitabilmente accolti); aumento in busta paga a fine gennaio (limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007); restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007 (facendo indignare l’opinione pubblica). Oppure, azzarda Albonetti poco convinto: “Si potrebbe chiedere al Senato di tornare sui propri passi…”.
fonte (rispettivamente): Libero, Panorama