Ecco il perché le donne vanno con i gigolò

Paghereste per fare sesso con un uomo? Pare che molte donne siano disposte a farlo e per capirlo basta digitare la parola “gigolò” o “accompagnatore” su Google, che ormai è lo specchio della nostra società. I siti e i blog che offrono i servigi di accompagnatori con tanto di profilo dettagliato e listino prezzi sono numerosissimi. Il fenomeno è così imponente che l’associazione “Donne e qualità della vita” ha voluto analizzarlo tramite una piccola ricerca. Da questo studio è risultato che una donna su quattro ha pensato almeno una volta nella vita di pagare un uomo per fare sesso, e addirittura una su cinque si è tolta questo sfizio. Il mezzo di reclutamento principe è senz’altro Internet, infatti secondo questo studio, sui siti che propongono servizi di accompagnatori maschili sono state portate a termine fin’ora circa 8000 transazioni certe. Per non parlare poi del panorama sommerso che nessuno può quantificare.

Insomma, a quanto pare pagare per fare sesso non è più solo una prerogativa maschile. Anzi. Anche le donne, se possono permetterselo, non disdegnano di mettere mano al portafogli per avere la compagnia di un uomo bello disponibile e che ci sappia fare, che si dedichi unicamente a loro per una serata o anche per un intero weekend, a volte anche senza fare sesso. E non si tratta sempre di donne poco attraenti o di mezza età. Ci sono anche trentenni in carriera di bella presenza, che in teoria potrebbero procurarsi un uomo per fare sesso assolutamente con poca fatica, e sicuramente senza pagare un centesimo. Ma soprattutto, non eravamo noi donne quelle che non sanno scindere sesso e amore? Pagare un gigolò è forse la soluzione a questo problema?

 

Per capire e spiegare il meccanismo che spinge una donna a pagare un uomo per fare sesso, dobbiamo fare riferimento a una serie di fattori molto diversi tra di loro. Anche se uomo e donna sono molto diversi, proviamo a riflettere su cosa spinge un uomo ad andare con prostitute: alla fin fine stiamo parlando del fenomeno corrispondente!

Un uomo decide di pagare per fare sesso principalmente per questi motivi:
a) è l’unico modo che ha per fare sesso;
b) per puro sfizio o senso della trasgressione;
c) perchè è alla ricerca disperata di qualcuno che lo ascolti e gli dedichi attenzioni, cosa che nella vita quotidiana non ha;
d) perchè il fatto di pagare per avere del sesso in cambio permette un senso di controllo della situazione che con le donne comuni non si può avere. Una volta ricevuti i soldi una prostituta non avanza alcun tipo di pretese: è un chiaro rapporto di potere, una transazione molto semplice e meccanica che assicura il totale controllo della situazione all’uomo.

Nella donna dovrebbero funzionare questi stessi meccanismi? Non esattamente: le donne sono molto diverse dagli uomini, questo lo sappiamo tutti. Abbiamo una sensibilità e un modo di rapportarci totalmente diverso. Per questo per molte donne pagare per fare sesso è assooutamente assurdo. Eppure alla fine alcune prendoo in considerazione l’idea e moltissime altre la applicano per davvero. Perchè?

Perchè non riescono ad avere sesso gratis o per puro sfizio e divertimento? O ancora perchè si sentono trascurate e deluse dai loro uomini e ormai disperate sono in cerca di coccole e attenzioni da chi non può negargliele?

Tutte queste motivazioni possono essere valide, ma c’è una spiegazione del fenomeno azzardata da un’utente che ci ha veramente colpito. Forse qualche volta le donne decidono di pagare un gigolò per il semplice gusto di poter rivestire per una volta un ruolo di potere nei confronti di un uomo . E invece che fare del sesso occasionale con un uomo qualsiasi che il giorno dopo andrà a vantarsi con gli amici, mentre noi finiremo per sentirci un po’ facili e in colpa, scegliere di pagarne uno per “comprare il suo orgoglio”, per esercitare quindi una sorta di potere psicologico. Che poi è esattamente quello che molti uomini (anche se non tutti) fanno con le prostitute. Con la differenza che loro possono scegliere tra una escort di lusso e una squillo più a buon mercato.

Un lavoro come un altro? Il gigolò

Studenti che si vendono per arrotondare o per pagare le tasse universitarie. Gli gigolò di Treviso di cui vi abbiamo parlato non sono certo gli unici sulla piazza. Basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e digitare “accompagnatore per signore” o “gigolò”. I risultati sono migliaia. Il fenomeno è nel mezzo di un vero e proprio “boom”. Sui siti di annunci si perde il conto talmente numerosi sono i ragazzi che si offrono per momenti di intimità. Non solo nelle grandi città, come si sarebbe portati a pensare. Gigolò se ne trovano senza problemi in modo uniforme in tutte le regioni d’Italia. Il fenomeno della prostituzione maschile è prevalentemente omosessuale, ma negli ultimi anni anche gli “accompagnatori per signore” hanno, a quanto pare, un buon mercato.

Il fenomeno è talmente vasto che abbiamo scelto tra i tanti due annunci soltanto (e abbiamo ovviamente cambiato i nomi). Il primo è di un ragazzo di Siracusa: “Se volete un pò di compagnia. O una persona con cui parlare o un accompagnatore ad una serata di cena di ballo o altro. Contattemi Paolo, studente, 25 anni, 1,80”. Il secondo è di uno studente di Trento, Oscar: “Ragazzo atletico disponibile per serate, cene, viaggi con signore distinte”. Dalle Alpi alla Sicilia, lo scenario non cambia.

Torniamo per un attimo in Veneto. Sul quotidiano “Il Gazzettino” lo scorso dicembre era già uscito un articolo sulla questione gigolò. Un ragazzo raccontava di come era diventato accompagnatore, “per colpa della mamma”. Questa la storia: la mamma incontrava le amiche in casa, e il figlio era presente: i primi giochi di sguardi e il figlio, studente universitario, finisce a letto con una di loro. Prima i regali, poi i soldi. Così L. racconta la vicenda: “È iniziato tutto per gioco circa due anni fa. La prima volta è accaduto a casa dei miei genitori con un’amica di mia madre. Era un pezzo che mi lanciava battute così, un po’ ambigue. Quando ho deciso di rispondere siamo praticamente finiti a letto. Era pomeriggio, mia madre lavorava e lei è passata per casa con il pretesto di riportarle un libro. Quando abbiamo finito lei se n’è andata, il giorno dopo mi è arrivato un iPhone”.

E il ragazzo, che con lo studio non ha un buon rapporto, decide di andare avanti: “Facevamo l’amore e lei mi riempiva di regali – ricorda sorridendo -. Poi mi ha presentato una sua amica, all’inizio non capivo, nella mia ingenuità io non vedevo quel rapporto come puro e semplice sesso. Pensavo addirittura che si sarebbe offesa se fossi andato con l’altra e invece praticamente sul letto mi c’ha buttato lei. E questa volta in cambio sono arrivati i soldi. Cento euro. Per me tanti, dato che vivevo con la paghetta da trenta euro la settimana. Prendere quei soldi in mano mi ha dato più soddisfazione del sesso. Mi sono sentito potente”. La giornalista fa notare che a Luca va di lusso perchè la madre e le amiche hanno soltanto 40 anni.

Non emerge uno scenario, quindi, in cui ragazzi in ristrettezze economiche si vedono costretti a prostituirsi per raggranellare i soldi delle tasse universitarie. Bisogna entrare nei giri giusti per diventare un accompagnatore per signore ambìto. Quello che emerge dalle nostre ricerche in giro per il web è che chi fa lo “gigolò”, lo fa perchè vuole soldi facili.

Su un forum un certo T. presenta così la sua attività: “Io faccio l’accompagnatore nel tempo libero. Non pensavo fosse così interessante ma scopro donne speciali, donne trascurate dai mariti, donne intelligenti che sanno parlare ma non hanno possibilità di farlo schiacciate dalla loro quotidianità. Vi chiederete: sì ma tu offri dei rapporti a pagamento? Sì è vero, per molte volte i “rapporti” sono splendide passeggiate, pomeriggi di shopping, cene nelle quali cucino io, momenti di attenzioni” . Alcuni gigolò “furbacchioni” hanno aperto un sito personale, con foto provocanti e testimonianze chiaramente aggiustate di clienti soddisfatte.

La prostituzione non è più un fenomeno solo femminile. Secondo un recente studio condotto dall’associazione Donne e qualità della vita, coordinato dalla psicologa e sessuologa Serenella Salomoni su un campione di 1500 donne, una su quattro ha pensato almeno una volta nella vita di pagare un uomo per avere un rapporto sessuale e due su dieci (il 20% delle intervistate) hanno davvero pagato un accompagnatore in cambio di sesso. Nei sogni delle italiane i veri gigolò non sono né gli attori di Hollywood né i più famosi calciatori nostrani: la ricerca conferma che i più desiderati sono i vip della tv per i quali il 30% delle donne intervistate sarebbe pronta a sborsare fino a 5000 euro per una bollente notte d’amore. Gli studenti universitari si accontentano di molto meno. Di euro spesso ne bastano cinquanta o cento.

Non sono pochi quelli che nell’annuncio ci tengono a sottolineare di avere una certa cultura, per quello che può voler dire. Leggiamo su un sito di annunci personali come si presenta uno gigolò: “La tua soddisfazione è il mio obiettivo, sono dotato di buona cultura universitaria e sono un grande ascoltatore, oltre ad essere simpatico e loquace”.

Cerchiamo di saperne di più sugli studenti universitari che si lanciano in questa avventura di prostituzione. Sono pochi coloro che ammettono candidamente di prostituirsi per denaro. Nei forum in cui si discute dell’argomento si può rintracciare sempre una qualche giustificazione da parte degli accompagnatori. Da “lo faccio solo da qualche mese, per divertimento” a “non lo considero un lavoro vero e proprio, lo faccio soprattutto perché mi piace”.

Sono alla caccia di uno gigolò, secondo le ultime ricerche, soprattutto donne tra i 30 e i 40 anni (ben il 38%) e fra i 40 e i 50 (25%). Sono, perlopiù, donne in carriera: il 23 per cento sono imprenditrici, il 19% manager, il 15% consulenti, il 14% libere professioniste. Un’altra indagine sul mercato del sesso fatta dall’Eurispes, mette invece in rilievo come, a differenza della prostituzione femminile, in quella maschile prevalgano gli accompagnatori italiani, spesso di buona cultura e capaci di parlare più lingue.  E’ proprio questo forse il legame più stretto tra studenti universitari e gigolò: molti accompagnatori hanno studiato e sono di buona cultura perchè vogliono avere a che fare con clienti benestanti e facoltose. Non chiedono infatti 100 euro come i ragazzi di Treviso. Le tariffe di uno gigolò affermato sono totalmente diverse (così almeno rivela un articolo del Giornale): si parla di cifre fino a 1.000 euro per “l’esperienza completa”.

E’ sorprendente vedere come siano in parecchi a giustificare e quasi ad “ammirare” i due ventenni di Treviso che si vendono per pagarsi gli studi. Colpa delle scarse prospettive per noi giovani, dicono. Roberto in un forum commenta così: “Tutto questo è davvero umiliante proprio perchè oggi giorno un giovane non ha molte possibilità di sbancare il lunario e non riesce ad avere una vita decente nemmeno se si è impegnato negli studi. Ad ogni modo non vedo dove sia il problema, se fatto tra persone maggiorenni e consenzienti, dipendesse da me lo legalizzerei e ci farei pagare sopra le tasse”. Il punto di vista femminile non è troppo diverso: “E’ molto triste che nel mondo del lavoro non ci sia posto per i giovani e che questi per potersi mantenere debbano scendere a compromessi. – dice una ragazza -Tutto ciò è molto umiliante”. Quello del lavoro che non c’è sembra proprio un modo semplicistico per giustificare la propria scelta di prostituirsi. E’ vero, non è un momento florido per il mercato del lavoro, ma ci sono milioni di giovani che si barcamenano tra un lavoro al call center e un altro da cameriere.

I commenti all’articolo degli gigolò trevigiani sono discordanti. C’è chi, come Rim, non ci vede nulla di male: “In fondo questi due ragazzi lo fanno per un motivo molto valido, quello di permettersi di continuare gli studi”. Invita a dare la giusta proporzione alla vicenda anche Riflessiva: “Non condivido la scelta dei due ragazzi ma non mi permetto di giudicarla. Secondo me si sta dando troppo spazio e troppa pubblicità a questo caso. Da sempre molte donne, madri, studentesse sono arrivate a decisioni di questo tipo per mantenere le loro famiglie e i loro studi. Anche loro spesso hanno messo annunci sui giornali e volantini in giro, ma a loro non vengono dedicati articoli e servizi al telegiornale. Perchè? Forse perchè la prostituzione al femminile è “normale”, è ormai consolidata l’idea della donna oggetto, che si vende per soldi e che si paga per piacere. Se sono uomini invece è una novità, se ne discute come qualcosa di anormale e contro natura. Se fossero state due ragazze se ne sarebbe discusso di meno o non se ne sarebbe discusso affatto”. Luisa invece è colpita: “Terribile… che crisi di identità che c’è nell’aria… non si distingue più il sesso dall’amore… per guadagnare un pò di denaro… non c’è più dignità”. Black88 fa un ragionamento più semplice: “L’hanno fatto perchè non si sono accontentati di un lavoretto da precari”.

Su un forum di studenti calabresi che riprende il nostro articolo sui ragazzi di Treviso, troviamo il parere di chi l’accompagnatore l’ha fatto: “Non ci trovo nulla di strano/male. Sono esperienze di gioventù. L’ho fatto anche io ai tempi dell’università, per un paio d’anni (dai 19 ai 21). Non sono andato però con donne oltre una certa età anagrafica (la più anziana, all’epoca, aveva 46 anni)”.

Ci siamo finti aspiranti gigolò anche noi: foto di un ragazzo palestrato presa a caso su Google, e abbiamo messo il nostro annuncio in uno dei siti più frequentati del settore: nonostante ci offrissimo come “accompagnatori solo per signore” gli unici che ci hanno risposto sono stati un paio di uomini interessati alle nostre prestazioni. Come abbiamo visto in precedenza, per fare strada nel settore “accompagnatori per donne”  quel che conta è il passaparola. Non è semplice entrare nei giri giusti.

Chissà se in futuro l’Italia diventerà come il Nevada, stato degli USA dove proprio in questi mesi si sta discutendo la proposta di legalizzare dei veri e propri bordelli per signore. Il Nevada sarà con ogni probabilità il primo stato con case di tolleranza destinate esclusivamente alla clientela femminile o gay. L’opportunità è offerta da una nuova legge dello Stato che prevede un programma di prevenzione delle malattie veneree anche per i maschi. Finora non potevano prostituirsi proprio per mancanza di alcun tipo di controllo medico.

Se invece non avete nessuna intenzione di vendere il vostro corpo e abitate a Milano, potete vendere a ragazze e giovani signore semplicemente (a giornate) la vostra patente. Di cosa stiamo parlando? Nella città della moda alcuni studenti per arrotondare si sono inventati un mestiere davvero originale: il driver – accompagnatore. I giovani, soprattutto Bocconiani della “Milano bene” ma non solo, fanno gli autisti in giro per la città per modelle soprattutto straniere. E’ un articolo di NanniMagazine di qualche tempo fa a svelare tutti i retroscena di questa particolare categoria di accompagnatori.

Al mattino l’agenzia consegna al driver il programma della giornata. Alle otto del mattino il driver va a prendere le modelle in albergo e le porta al casting o alla sfilata di turno. Un driver prende circa 10 euro all’ora. Una volta le modelle giravano con le auto decorate dal marchio dell’agenzia, ma la crisi si è fatta sentire anche in questo settore e i driver ormai usano la loro macchina, pagando pure la benzina. Una giornata intera di lavoro però può garantire 100 euro. Non male. Sempre sulla stessa rivista un driver racconta di quando ha lavorato per un’agenzia di modelle milanese: quel che molti potrebbero considerare un sogno (girare per Milano in auto con tre modelle) è stato un incubo tra traffico impazzito e orari da catena di montaggio.

Il nostro articolo dell’altro giorno sugli gigolò a Treviso è stato subito invaso dai commenti di ragazzi che si professano gigolò e offrono le loro prestazioni. Forse il fenomeno è ancora più diffuso di quanto chiunque possa immaginare…

Le donne pagano per fare sesso

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Il gentil sesso infrange un altro tabù: quello dell’amore a pagamento. Torna infatti di moda il gigolò, “l’uomo di piacere” che, in cambio di denaro o di regali, è pronto a soddisfare qualsiasi desiderio femminile.

L’associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla sessuloga Serenella Salomoni, ha analizzato il fenomeno: 1 donna su 4 ha pensato almeno una volta di pagare un uomo per avere un rapporto, 2 su 10 si sono tolte questo sfizio.

Ad alimentare il fenomeno contribuisce soprattutto Internet: in Rete sono ormai moltissimi i siti che propongono accompagnatori per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche se quelle che non hanno problemi di portafoglio ammettono di essere disposte a pagare fino a 5.000 euro per una sola notte di passione con un vip.

Le altre possono scegliere tra centinaia di profili di escort, corredati da foto audaci, informazioni dettagliate e, ovviamente, dal listino prezzi. Alcuni inseriscono nel proprio sito addirittura la sezione “Gift”, dove elencano i regali che più gradirebbero ricevere.

Ogni giorno questi siti registrano circa 8.000 transazioni portate a buon fine: a mettere mano al portafogli per soddisfare i propri capricci sessuali sono sopratutto donne tra i 30 e i 40 anni; 1 su 4 lavora come imprenditrice, molte sono libere professioniste, manager, impiegate. Il 27% è rappresentato da divorziate, ma non tutte le altre sono necessariamente single: il 21% si dichiara sposata.

La voglia di fare sesso non è l’unico motivo che spinge le donne a cercare un rapporto a pagamento: per il 18% il bisogno nascerebbe da una carenza affettiva, per il 16% sarebbe solo una questione di curiosità, il 9% lo fa cercando divertimento. La maggior parte, forse, cerca solo un momento di evasione dalla solita routine quotidiana. Ma si può davvero separare amore e sesso?

La dura vita di un gigolò

Ci tiene a specificare che il suo non è proprio un mestiere e che non si tratta di tariffe ma di offerte volontarie. Romano, 32 anni, nella vita fa altro, «un lavoro normale» dice, ma la sera soddisfa le signore insoddisfatte. Ha un blog, nel quale parla di tutto un po’, anche dei suoi incontri. Ogni tanto si innamora, ogni tanto dice no a qualcuna. Lo abbiamo contattato per un’intervista, per farci raccontare cosa vogliono le donne e com’è la vita di uno gigolo.

Quanto può fruttarle una serata?
Dipende. Io non chiedo una cifra, non si tratta di tariffe ma di offerte volontarie, che possono variare, dai 50 euro ai mille o duemila.

E in base a cosa variano?
Dipende dalle persone che incontro, se una cliente è fissa, quanto può spendere… Non lo faccio per i soldi. Sono le donne a offrirmi il denaro e a stabilire la cifra. Almeno, la maggioranza di loro si comporta così. Le casalinghe, invece, domandano quanto voglio e mi chiedono lo sconto. Invece una donna manager, o che comunque non ha problemi di soldi, fa lei il prezzo e ti chiede pure se è poco.

L’offerta più generosa che le è stata fatta?
Una donna è arrivata a regalarmi 5mila euro per un intero week end, un’americana che vedo una volta l’anno. Quando mi sono svegliato e ho trovato l’assegno non credevo ai miei occhi, subito pensavo fossero 500 euro e invece erano 5mila.

E i conti del ristorante e dell’albergo…
Sono spese di cui non mi occupo io, pagano le signore. Trasporto, ristorante, albergo, viaggi…

Come la contattano?
Il più delle volte grazie al passaparola. Ogni tanto metto anche degli annunci, alcune arrivano a me tramite il mio blog. Ma la maggioranza sono donne che sono state con me e lo raccontano alle amiche che, incuriosite, mi cercano.

Qual è la cosa che le chiedono più frequentemente quando la chiamano?
Vogliono passare una serata diversa dal solito, con una persona tranquilla, che si dedica solo a loro.

Ci descriva una serata tipo
Ci sentiamo al telefono, prendiamo appuntamento, ci vediamo, decidiamo se andare a cena o al cinema, poi facciamo una passeggiata per Roma, magari visitiamo qualche altro locale e infine decidiamo di andare in albergo. Poi dipende dalle situazioni, ci sono serate in cui si va diretti in albergo perché magari la signora ha solo due ore disponibili…

L’età media?
Varia, va dai 25 ai 45 anni. Ci sono anche le 50enni, ma sono più rare. Con loro poi scatta il problema bellezza: se non mi piacciono e non le trovo attraenti, devo declinare.

Ventiquattro anni, che giovane!
Si trattava di una festa di laurea, le amiche della ragazza le avevano regalato me.

È una cosa frequente?
Capita spesso che io sia un regalo: feste di compleanno, addio al celibato… Ovviamente si consuma in privato, mai pubblico.

E le ragazze omaggiate da questo regalo a sopresa poi quindi consumano davvero?
Più sono giovani più hanno difficoltà a fare sesso. Ma solo all’inizio. Le ventenni sono più difficili rispetto alle 30enni, bisogna creare l’atmosfera, metterle a loro agio, ma alla fine dieci su otto hanno consumato.

Al di là delle laureande, le altre sono single o coniugate?
In linea di massima sono sposate. Dei loro matrimoni mi raccontano tante cose, soprattutto che i loro mariti le trascurano o le tradiscono sul posto di lavoro o comunque hanno l’amante. E loro, prima di decidere se divorziare, vogliono sperimentare il sesso clandestino.

E poi lo dicono al marito?
No, quasi mai. Ci sono state varie clienti che ho frequentato per anni interi prima che il coniuge si accorgesse che la moglie era cambiata o aveva qualcun altro. Ricordo un caso: quando il marito ha saputo che c’era un altro, è tornato a farle la corte e noi abbiamo interrotto i nostri incontri.

Si è mai innamorato?
Molte volte.

Come si è comportato?
Non accettando più il loro denaro e poi diluendo i rapporti. Mi sono innamorato di due o tre donne e in quei periodi non ho più frequentato nessun’altra.

Lei non è sposato?
No, ma un giorno mi sposerò, quando mi innamorerò di una persona che mi faccia perdere veramente la testa. Non farò lo gigolo per tutta la vita.

Che cosa le chiedono le donne?
All’inizio la compagnia, poi ci sono quelle che vogliono andare dritte al sodo, in generale mi chiedono il rapporto sessuale classico. Molte vogliono le coccole.

L’incontro che le è rimasto più impresso?
Una storia durata due anni con una ragazza di Milano, che conviveva con un altro ma che faceva di tutto per venire a Roma e ogni volta che l’azienda la mandava qua mi veniva a trovare e quando avevo tempo anche io facevo di tutto per andare a Milano da lei.

E vi siete innamorati?
Eh sì. Siamo anche stati a una festa insieme, c’era anche il suo convivente, ovviamente all’oscuro di tutto, e l’abbiamo fatto di nascosto, durante il party. Una sveltina, insomma. Di lei mi sono completamente innamorato.

Lei prima diceva che arrivare al sodo con le 30enni è più facile, perché?
Sanno quello che volgiono e vanno dritte al punto. Sono più disinibite. Ma con un distinguo: parlo di donne manager, perché la casalinga invece rimane sempre un po’ timida e titubante.

Diceva anche che non lo fa per soldi. Per cosa allora?
È iniziato tutto quando avevo 20 anni e ho conosciuto una donna più grande di me. Lei mi fece una battuta, mi disse: «Perché non fai l’accompagnatore?». Mi presentò un’amica e poi un’altra ancora. Accettai di incontrarle per farle un piacere e poi è diventato un hobby. Conosci tante persone diverse, che fanno lavori diversi, che provengono da culture diverse… Mi piace.

Parlano molto le donne?
Sì e io piaccio molto perché sono un buon ascoltatore, con me si può parlare di tutto e si confidano parecchio. Molte volte mi telefonano anche solo per chiacchierare. Con alcune di loro sono proprio amico adesso.

Lei utilizza aiutini, tipo il Viagra?
Fortunatamente è tutto frutto del mio corpo e della mia mente. Non prendo pasticche, pratico vari sport, forse quello aiuta.

Ma le sarà capitata una cliente che proprio…
Mi è capitato più volte. In quei casi si chiude un occhio, anzi due. Altre volte rinuncio volentieri se non ce la faccio, se è proprio brutta. Io lo dico da subito appena ci vediamo, perché non voglio far spendere soldi inutilmente a nessuno anche se è imbarazzante.

E cosa dice, scusi?
Dico: «Sarò sincero e anche se non è galante ti devo dire che non c’è sintonia, che non mi attrai». Una cosa del genere, molto schietto.