Ballata del No al lavoro dipendente

In prigione passi la maggior parte del tempo in una cella 8×10. Al lavoro passi la maggior tempo in un loculo 8×8.

In prigione hai tre pasti gratuiti al giorno. Al lavoro hai l’intervallo  per un solo pasto e devi anche pagartelo.

In prigione la guardia apre e chiude le porte per te. Al lavoro devi portarti dietro una carta di riconoscimento e aprirti le porte da solo.

In prigione puoi guardare la tv e giocare. A lavoro ti licenziano se guardi la tv o giochi.

In prigione ti permettono le visite dei familiari ed amici. Al lavoro non puoi nemmeno parlare della tua famiglia.

In prigione tutte le spese sono pagate dai contribuenti in cambio di nulla. A lavoro devi pagarti tutte le spese e poi ti detraggono le tasse per pagare i carcerati.

In prigione passi la maggior parte del tempo dietro le sbarre desiderando di uscire. Al lavoro passi la maggior parte del tempo desiderando di uscire e andartene alla sbarra di un bar.

In prigione hai a che fare con guardiani sadici, che sul lavoro chiamano managers.

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Cinquemila manager licenziati

È il dato record del 2008 in Italia. «C’è chi accetta incarichi inferiori per salvare il posto di lavoro»

Davvero non ci può essere alcun dubbio: nel suo caso il licenziamento non ha proprio nulla a che vedere con la crisi. Con ogni probabilità Valerio Zappalà ha pagato il fatto di essere stato assunto dall’ex viceministro con delega alle Finanze Vincenzo Visco. Ma anche l’amministratore delegato della Sogei, già partner della Ernst Young, che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha dimissionato per rimettere su quella poltrona il suo predecessore Aldo Ricci (liquidato meno di due anni prima, secondo la Corte dei conti, con una faraonica buonuscita di 1,3 milioni) ha finito involontariamente per rendere il conto dei manager messi alla porta quest’anno ancora più salato di quanto già non sia.

Il direttore generale di Federmanager, l’organizzazione che rappresenta i dirigenti d’azienda, Giorgio Ambrogioni, lo definisce «un fenomeno strisciante, nel quale la parola licenziamento è stata sostituita con la formula della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro ». Ma se non è zuppa è pan bagnato. E la formula serve soltanto a indorare un poco la pillola. Secondo una stima dell’associazione dei dirigenti, quest’anno sono stati licenziati dalle aziende italiane almeno 5 mila manager. È un calcolo che tiene conto dei 2.991 casi che sono stati gestiti direttamente dalle strutture più rappresentative che fanno capo alla Federmanager, ai quali si dovrebbero però aggiungere ancora altre 2 mila «risoluzioni del rapporto di lavoro» avvenute in aree più periferiche e non trattate in sede sindacale.

Una cifra decisamente enorme, soprattutto se si tiene presente il suo peso relativo: i dirigenti d’azienda italiani sono in tutto circa 82 mila. Parliamo perciò di un taglio secco del 6%. Che sfiora addirittura il 10% prendendo in esame anche l’emorragia di poltrone già registrata nel 2007, quando sono stati «indotti» alla «risoluzione consensuale», cioè dimissionati dalle rispettive aziende, qualcosa come 3.000 dirigenti.

Un altro chiaro segnale, se ce ne fosse ancora il bisogno, delle difficoltà crescenti del ceto medio. Con l’unica eccezione della situazione della zona industriale di Latina, dove sono stati mandati a casa a partire dallo scorso gennaio 55 dirigenti di imprese chimico-farmaceutiche, fra cui Pfizer e Abbott, le vicende più gravi si dipanano da Roma in su.
È stato calcolato che soltanto nell’area del milanese i manager licenziati quest’anno abbiano raggiunto la cifra record di 1.050, prevalentemente nel settore dell’informatica e delle telecomunicazioni. La Federmanager non manca di segnalare situazioni critiche, fra l’altro, in Eds, Pirelli, Siemens e Fujitsu engineering.

A Torino, dove la crisi ha cominciato a produrre effetti devastanti su tutte le imprese (il caso della Motorola ha fatto in queste settimane il giro d’Italia) il numero dei dirigenti che hanno perso il posto di lavoro è di 565, in larghissima parte, com’è comprensibile, nei settori collegati all’auto e all’informatica. Nell’area intorno a Roma i licenziamenti censiti dall’associazione dei manager sono stati addirittura 796. E anche nella capitale i settori maggiormente colpiti sono quelli dell’elettronica e delle telecomunicazioni.

Poi 227 licenziati a Bologna, dove il comparto che ha sofferto di più è quello delle imprese metalmeccaniche. Ancora 103 a Genova, usciti da aziende come la Elsag, 77 a Firenze, estromessi da società tessili e meccaniche, 69 a Parma (coinvolta anche la Barilla), 49 a Verona (con la questione Glaxo in cima alla lista). Non vanno poi dimenticate le vicende che riguardano Alitalia, Telecom Italia, H3g. Le società alle prese con il problema degli esuberi dirigenziali sono in continua crescita. Con risvolti in qualche caso clamorosi. E destinati anche a dettare la linea.

Racconta Mario Cardoni, vicedirettore dell’associazione dei dirigenti, che «a Telecom Italia, ma in qualche caso anche alle Poste, sia stata proposta ad alcuni manager la retrocessione invece delle dimissioni. Chi accetta, resta in azienda con la qualifica di quadro ». E, naturalmente, una consistente riduzione di stipendio. Spiega Ambrogioni: «Si tratta di figure più professionali che veri e propri manager. Tecnici magari assunti come quadri ai quali era stato concesso un avanzamento di carriera per non farli andare via dall’azienda. E ai quali ora, che la crisi impone pesanti ristrutturazioni, l’azienda chiede di fare il passo del gambero ». Episodi. Che tuttavia potrebbero sconvolgere un principio finora ritenuto intoccabile nei rapporti di lavoro dipendente: quello secondo il quale una volta raggiunto un determinato grado, nello stesso posto di lavoro non si può tornare mai indietro. Anche se dovessero cambiare le mansioni.

Per alcuni che hanno accettato di essere degradati, tuttavia, rispetto a inesistenti prospettive di una rapida ricollocazione alle stesse condizioni, la retrocessione ha rappresentato comunque la salvezza. Dice Ambrogioni: «Siamo gli unici lavoratori dipendenti che pagano la mobilità ma poi non ne possono usufruire. Vista la situazione drammatica, ho chiesto al ministro del Welfare Maurizio Sacconi di introdurre nel decreto varato dal governo per fronteggiare la crisi una norma in grado di assicurare l’indennità di mobilità ai manager licenziati che abbiano superato i cinquant’anni».
Ma chi l’avrebbe mai detto che un giorno anche i dirigenti d’azienda avrebbero avuto bisogno dei tradizionali ammortizzatori sociali, oltre a quelli che la categoria si autogarantisce? I dirigenti ultracinquantenni che perdono il lavoro hanno diritto a 1.500 euro lordi al mese per un anno. Quelli più giovani si devono invece accontentare di otto mesi. I soldi arrivano da un fondo finanziato dal contratto collettivo.

«Quella che si sta verificando — afferma il direttore di Federmanager — non è la prima grave crisi per i dirigenti d’azienda. Va ricordato, per esempio, che all’inizio degli anni Novanta si persero 20 mila posti sui circa 100 mila di allora. Ma ora quello che colpisce è la vastità del fenomeno. Si accendono fuochi da tutte le parti. Prenda l’Alitalia: soltanto in quel-l’azienda stiamo gestendo 90 licenziamenti, visto che dei 150 dirigenti della compagnia di bandiera ne resteranno una sessantina. Poi c’è il polo chimico-farmaceutico, con 700 dirigenti a rischio fra aziende piccole e grandi e l’indotto. Per non parlare della durata dei rapporti di lavoro. Ormai i casi di manager che durano meno di un anno e vanno a casa soltanto con l’indennità di preavviso sono diffusissimi ».

Ma c’è pure chi il posto non lo rischia affatto. Anzi. Qualcuno si trova perfino nella condizione di diventare manager pubblico senza aver fatto nemmeno un concorso. Direttamente dalla politica e grazie a una «retrocessione» in questo caso a dir poco curiosa. A maggio di quest’anno, mentre la situazione economica si stava facendo già difficile e anche le imprese molisane cominciavano a mandare a casa qualche manager, i consiglieri regionali del Molise approvavano una piccola modifica a una legge del 2007 che gli spalancava le porte a un brillante futuro dirigenziale. Stabilendo che gli stessi ex consiglieri o ex assessori, purché laureati e in carica per almeno cinque anni, avrebbero potuto ricoprire i più alti gradi dirigenziali dell’amministrazione regionale: direttore generale, oppure segretario generale del Consiglio, o ancora segretario generale della Giunta regionale. È o non è una beffa?

Sergio Rizzo

Fonte: Corriere della Sera

Offerte di lavoro a tempo determinato

 CERCASI ASPIRANTI KAMIKAZE PER :
– Comune di Napoli (solo quando è pieno)
– Provincia di Napoli (solo quando è piena)
– Regione Campania (solo quando è piena)
– Parlamento Italiano (Attenzione!!! E’ difficile trovarlo pieno! E’ pieno solo per : fare leggi ad personam, negare autorizzazioni a procedere per i giudici, aumentare stipendi deputati senatori ecc.ecc.)
REQUISITI :
– 1) essere cittadini italiani
– 2) essere incensurati
– 3) non avere procedimenti penali in corso
– 4) aver sempre pagato tutte le tasse, imposte, multe ecc.
– 5) essere pentiti dei primi quattro requisiti
– 6) essere stati derubati o rapinati o malmenati da immigrati clandestini pregiudicati e indultati
– 7) aver subito perdita di familiare per mano di immigrati clandestini pregiudicati e indultati
– 8 ) aver subito almeno un sopruso nei luoghi di lavoro
– 9) avere sempre il frigorifero vuoto negli ultimi 10 giorni del mese
– 10) essere disperati
POSTI DISPONIBILI : fino ad estinzione sindaco consiglieri assessori e parlamentari
SCADENZA OFFERTE : prima delle prossime elezioni amministrative e politiche (a parte impreviste spallate al governo)
I candidati saranno selezionati personalmente dal Sig. Laden in data e luogo da destinarsi.
Per il luogo di selezione è esclusa l’Italia e sarà scelta una nazione veramente democratica.
ASTENERSI PERDITEMPO

fonte: un commento dal blog di Beppe Grillo 

Fermiamoci e Riflettiamo

Vorrei chiedere ad ognuno di voi di fermarvi per un attimo e pensare a cosa sta accadendo intorno a noi…

Si muore per lavorare mentre il governo non muove un dito. Il nostro presidente della repubblica (volutamente scritto tutto in minuscolo) va alla Scala di Milano invece di andare a sicerarsi delle condizioni dei feriti, a consolare i familiari…

Ormai non è più una emergenza (come la chiamano i politicanti), ma è diventata normale routine. Saluti i tuoi familiari la mattina e devi pregare per tornare vivo la sera a casa. Vi sembra normale?

Le mie proposte sono queste:

– lo Stato deve dare a tutti un lavoro;

– Il lavoro deve essere vicino casa per evitare di fare 2-3 ore di viaggio (a chi va di lusso);

– Ogni paese italiano deveno avere delle aziende che impieghino i cittadini. Facendo ciò si diminuisce il traffico e soprattutto l’inquinamento;

– Si lavora per 6/8 ore al giorno e con lo stipendio adeguato al lavoro senza superare cifre iperboliche;

– Ferie di almeno 2 mesi;

– Le mamme lavoratrici avranno la possibiltà di stare accanto al figlio almeno fino al compimento del suo decimo anno di età. Lo Stato, in questo caso, finanzierà la metà dello stipendio da dare al sostituto della mamma lavoratrice;

– Gli studenti devono andare a scuola fino a 22 anni conseguendo obbligatoriamente una laurea breve. I libri non dovranno più essere stampati, ma si avranno gli E-book ossia libri in formato elettronico. Si eviteranno spese inutili per produrre la carta, minore peso da parte dei bambini… con conseguente miglioramento dello stato fisico;

– Le auto blu dovranno essere date esclusivamente a quelle persone che, lavorando, corrono rischi personali mortali (vedi i giudici antimafia).

– Abbassamento del tasso dell’I.V.A.;

– Minore burocrazia in tutto. Ad esempio per aprire una attività basterà una semplice dichiarazione (vedi modello americano);

– Eliminazione dei soldi cartacei e obbligo di usare solo carte elettroniche (carte di credito o ricaricabili); 

– Ai dipendenti pubblici che non lavorano, saranno licenziati e non potranno più lavorare ed avere assistenza sanitaria gratuita. Dovranno anche risarcire l’Ente per un importo pari al doppio del danno e degli stipendi percepiti;

– Soldi pubblici dati solamente a quelle persone od aziende che abbiamo già finito il loro progetto. Tali finanziamenti pubblici fungeranno esclusivamente da rimborso;

– Togliere i fondi pubblici a quelle scuole od ospedali o qualsiasi altro ente che faccia concorrenza alle Istituzioni Pubbliche;

– Eliminare i finanziamenti ai giornali e ai partiti;

– Accesso per tutti alla rete Internet. Tutti saranno dotati di un pc a persona con accesso libero ovunque essi si trovino;

– Ripristinare gli edifici pubblici abbandonati e in disuso, invece di costruirne altri nuovi che poi rimangono a metà…;

– Obbligo di usare il 100% di energia rinnovabile e incentivare l’uso del riciclaggio;

– Maggiore controllo elettronico dei luoghi pubblici per diminuire la criminalità (anche se tutti lavorassero… la criminalità sarebbe pari a Zero!);

– Giustizia e certezza della pena;

– Allontanamento per 10 anni o perpetuo dalla società, per chi commette illeciti sanzionati dal codice penale (vedi confino).

– Si farà carriera in tutti i posti di lavoro, siano essi pubblici o privati, solamente per meritocrazia.