Monica Mint, escort dei calciatori spagnoli

LA ESCORT ACCUSA IL REAL: “PREPOTENTI A LETTO”

Nuova puntata in Spagna nella saga estiva ‘calciatori+escort’, dopo l’inchiesta in Francia su giocatori della nazionale accusati di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta quando era minorenne.

La escort spagnola Monica Mint, 19 anni, nota nel Regno Unito per avere passato una notte a Madrid con l’attaccante del Tottenham e della nazionale di Fabio Capello, Peter Crouch, raccontata nei dettagli dai tabloid – mettendo in crisi la relazione con la fidanzata Abbey Clancey – ha raccontato alla rivista Interviù di altre sue avventure nel mondo del calcio.

Ha detto fra l’altro di avere avuto incontri sessuali con giocatori «stranieri» del Real Madrid, di cui non ha fatto i nomi, che non le hanno lasciato un buon ricordo.

Nel servizio corredato da foto ‘desnudas’ di Monica ripreso in parte oggi anche da Sport, la giovane spagnola di origine algerina – mille euro a notte – ha spiegato che i giocatori madridisti da lei incontrati «sono dei divi che agiscono con prepotenza e credono cha abbiamo tutte voglia di andare a letto con loro».

«Non ho avuto alcun feeling con loro, non mi hanno trattata bene» ha aggiunto. Monica si è anche lamentata del fatto che «il cognato di una stella del Real Madrid si è messo d’accordo su un prezzo con me e due altre amiche: ma poi è arrivato il calciatore con un altro uomo e volevano stare tutti e due con noi per lo stesso prezzo».

Insomma, commenta Sport, vicino al Barcellona, «divi, prepotenti, antipatici… e per di più taccagni: parola di Monica». La ragazza ha invece parlato bene di Crouch: «non è bello ma è molto simpatico, e mi ha trattato con grande delicatezza».

Zahia Dehar, una escort dei calciatori

Uno scandalo sessuale sta coinvolgendo il mondo del calcio in Francia, con ben 3 calciatori della Nazionale nell’occhio del ciclone: si tratta di Frank Ribery, Sidney Govou e Karim Benzema.

Questi personaggi sarebbero accusati di aver intrattenuto rapporti molto intimi con la giovane escort Zahia Dehar, oggi 18enne, ma all’epoca degli incontri coi giocatori francesi, minorenne.

E’ stata la stessa giovane Zahia ad ammettere di aver “avuto delle relazioni sessuali a pagamento”, che hanno trovato comunque riscontri: Ribery ha ammesso la propria relazione ma ha anche detto di aver ignorato la sua età, Benzema è in silenzio stampa ma la sua posizione sarebbe grave, perchè avrebbe frequenato l’escort quando aveva 16 anni, mentre Govou ha dichiarato di aver avuto un incontro con la giovane solo il marzo scorso, dunque nel periodo della maggiore età.

I 3 calciatori rischiano tantissimo, perchè in Francia per chi incita una minorenne a prestazioni sessuali, è prevista una pena di 3 anni di carcere con 45000 euro di multa.

Ecco il perché le donne vanno con i gigolò

Paghereste per fare sesso con un uomo? Pare che molte donne siano disposte a farlo e per capirlo basta digitare la parola “gigolò” o “accompagnatore” su Google, che ormai è lo specchio della nostra società. I siti e i blog che offrono i servigi di accompagnatori con tanto di profilo dettagliato e listino prezzi sono numerosissimi. Il fenomeno è così imponente che l’associazione “Donne e qualità della vita” ha voluto analizzarlo tramite una piccola ricerca. Da questo studio è risultato che una donna su quattro ha pensato almeno una volta nella vita di pagare un uomo per fare sesso, e addirittura una su cinque si è tolta questo sfizio. Il mezzo di reclutamento principe è senz’altro Internet, infatti secondo questo studio, sui siti che propongono servizi di accompagnatori maschili sono state portate a termine fin’ora circa 8000 transazioni certe. Per non parlare poi del panorama sommerso che nessuno può quantificare.

Insomma, a quanto pare pagare per fare sesso non è più solo una prerogativa maschile. Anzi. Anche le donne, se possono permetterselo, non disdegnano di mettere mano al portafogli per avere la compagnia di un uomo bello disponibile e che ci sappia fare, che si dedichi unicamente a loro per una serata o anche per un intero weekend, a volte anche senza fare sesso. E non si tratta sempre di donne poco attraenti o di mezza età. Ci sono anche trentenni in carriera di bella presenza, che in teoria potrebbero procurarsi un uomo per fare sesso assolutamente con poca fatica, e sicuramente senza pagare un centesimo. Ma soprattutto, non eravamo noi donne quelle che non sanno scindere sesso e amore? Pagare un gigolò è forse la soluzione a questo problema?

 

Per capire e spiegare il meccanismo che spinge una donna a pagare un uomo per fare sesso, dobbiamo fare riferimento a una serie di fattori molto diversi tra di loro. Anche se uomo e donna sono molto diversi, proviamo a riflettere su cosa spinge un uomo ad andare con prostitute: alla fin fine stiamo parlando del fenomeno corrispondente!

Un uomo decide di pagare per fare sesso principalmente per questi motivi:
a) è l’unico modo che ha per fare sesso;
b) per puro sfizio o senso della trasgressione;
c) perchè è alla ricerca disperata di qualcuno che lo ascolti e gli dedichi attenzioni, cosa che nella vita quotidiana non ha;
d) perchè il fatto di pagare per avere del sesso in cambio permette un senso di controllo della situazione che con le donne comuni non si può avere. Una volta ricevuti i soldi una prostituta non avanza alcun tipo di pretese: è un chiaro rapporto di potere, una transazione molto semplice e meccanica che assicura il totale controllo della situazione all’uomo.

Nella donna dovrebbero funzionare questi stessi meccanismi? Non esattamente: le donne sono molto diverse dagli uomini, questo lo sappiamo tutti. Abbiamo una sensibilità e un modo di rapportarci totalmente diverso. Per questo per molte donne pagare per fare sesso è assooutamente assurdo. Eppure alla fine alcune prendoo in considerazione l’idea e moltissime altre la applicano per davvero. Perchè?

Perchè non riescono ad avere sesso gratis o per puro sfizio e divertimento? O ancora perchè si sentono trascurate e deluse dai loro uomini e ormai disperate sono in cerca di coccole e attenzioni da chi non può negargliele?

Tutte queste motivazioni possono essere valide, ma c’è una spiegazione del fenomeno azzardata da un’utente che ci ha veramente colpito. Forse qualche volta le donne decidono di pagare un gigolò per il semplice gusto di poter rivestire per una volta un ruolo di potere nei confronti di un uomo . E invece che fare del sesso occasionale con un uomo qualsiasi che il giorno dopo andrà a vantarsi con gli amici, mentre noi finiremo per sentirci un po’ facili e in colpa, scegliere di pagarne uno per “comprare il suo orgoglio”, per esercitare quindi una sorta di potere psicologico. Che poi è esattamente quello che molti uomini (anche se non tutti) fanno con le prostitute. Con la differenza che loro possono scegliere tra una escort di lusso e una squillo più a buon mercato.

Un lavoro come un altro? Il gigolò

Studenti che si vendono per arrotondare o per pagare le tasse universitarie. Gli gigolò di Treviso di cui vi abbiamo parlato non sono certo gli unici sulla piazza. Basta andare su un qualsiasi motore di ricerca e digitare “accompagnatore per signore” o “gigolò”. I risultati sono migliaia. Il fenomeno è nel mezzo di un vero e proprio “boom”. Sui siti di annunci si perde il conto talmente numerosi sono i ragazzi che si offrono per momenti di intimità. Non solo nelle grandi città, come si sarebbe portati a pensare. Gigolò se ne trovano senza problemi in modo uniforme in tutte le regioni d’Italia. Il fenomeno della prostituzione maschile è prevalentemente omosessuale, ma negli ultimi anni anche gli “accompagnatori per signore” hanno, a quanto pare, un buon mercato.

Il fenomeno è talmente vasto che abbiamo scelto tra i tanti due annunci soltanto (e abbiamo ovviamente cambiato i nomi). Il primo è di un ragazzo di Siracusa: “Se volete un pò di compagnia. O una persona con cui parlare o un accompagnatore ad una serata di cena di ballo o altro. Contattemi Paolo, studente, 25 anni, 1,80”. Il secondo è di uno studente di Trento, Oscar: “Ragazzo atletico disponibile per serate, cene, viaggi con signore distinte”. Dalle Alpi alla Sicilia, lo scenario non cambia.

Torniamo per un attimo in Veneto. Sul quotidiano “Il Gazzettino” lo scorso dicembre era già uscito un articolo sulla questione gigolò. Un ragazzo raccontava di come era diventato accompagnatore, “per colpa della mamma”. Questa la storia: la mamma incontrava le amiche in casa, e il figlio era presente: i primi giochi di sguardi e il figlio, studente universitario, finisce a letto con una di loro. Prima i regali, poi i soldi. Così L. racconta la vicenda: “È iniziato tutto per gioco circa due anni fa. La prima volta è accaduto a casa dei miei genitori con un’amica di mia madre. Era un pezzo che mi lanciava battute così, un po’ ambigue. Quando ho deciso di rispondere siamo praticamente finiti a letto. Era pomeriggio, mia madre lavorava e lei è passata per casa con il pretesto di riportarle un libro. Quando abbiamo finito lei se n’è andata, il giorno dopo mi è arrivato un iPhone”.

E il ragazzo, che con lo studio non ha un buon rapporto, decide di andare avanti: “Facevamo l’amore e lei mi riempiva di regali – ricorda sorridendo -. Poi mi ha presentato una sua amica, all’inizio non capivo, nella mia ingenuità io non vedevo quel rapporto come puro e semplice sesso. Pensavo addirittura che si sarebbe offesa se fossi andato con l’altra e invece praticamente sul letto mi c’ha buttato lei. E questa volta in cambio sono arrivati i soldi. Cento euro. Per me tanti, dato che vivevo con la paghetta da trenta euro la settimana. Prendere quei soldi in mano mi ha dato più soddisfazione del sesso. Mi sono sentito potente”. La giornalista fa notare che a Luca va di lusso perchè la madre e le amiche hanno soltanto 40 anni.

Non emerge uno scenario, quindi, in cui ragazzi in ristrettezze economiche si vedono costretti a prostituirsi per raggranellare i soldi delle tasse universitarie. Bisogna entrare nei giri giusti per diventare un accompagnatore per signore ambìto. Quello che emerge dalle nostre ricerche in giro per il web è che chi fa lo “gigolò”, lo fa perchè vuole soldi facili.

Su un forum un certo T. presenta così la sua attività: “Io faccio l’accompagnatore nel tempo libero. Non pensavo fosse così interessante ma scopro donne speciali, donne trascurate dai mariti, donne intelligenti che sanno parlare ma non hanno possibilità di farlo schiacciate dalla loro quotidianità. Vi chiederete: sì ma tu offri dei rapporti a pagamento? Sì è vero, per molte volte i “rapporti” sono splendide passeggiate, pomeriggi di shopping, cene nelle quali cucino io, momenti di attenzioni” . Alcuni gigolò “furbacchioni” hanno aperto un sito personale, con foto provocanti e testimonianze chiaramente aggiustate di clienti soddisfatte.

La prostituzione non è più un fenomeno solo femminile. Secondo un recente studio condotto dall’associazione Donne e qualità della vita, coordinato dalla psicologa e sessuologa Serenella Salomoni su un campione di 1500 donne, una su quattro ha pensato almeno una volta nella vita di pagare un uomo per avere un rapporto sessuale e due su dieci (il 20% delle intervistate) hanno davvero pagato un accompagnatore in cambio di sesso. Nei sogni delle italiane i veri gigolò non sono né gli attori di Hollywood né i più famosi calciatori nostrani: la ricerca conferma che i più desiderati sono i vip della tv per i quali il 30% delle donne intervistate sarebbe pronta a sborsare fino a 5000 euro per una bollente notte d’amore. Gli studenti universitari si accontentano di molto meno. Di euro spesso ne bastano cinquanta o cento.

Non sono pochi quelli che nell’annuncio ci tengono a sottolineare di avere una certa cultura, per quello che può voler dire. Leggiamo su un sito di annunci personali come si presenta uno gigolò: “La tua soddisfazione è il mio obiettivo, sono dotato di buona cultura universitaria e sono un grande ascoltatore, oltre ad essere simpatico e loquace”.

Cerchiamo di saperne di più sugli studenti universitari che si lanciano in questa avventura di prostituzione. Sono pochi coloro che ammettono candidamente di prostituirsi per denaro. Nei forum in cui si discute dell’argomento si può rintracciare sempre una qualche giustificazione da parte degli accompagnatori. Da “lo faccio solo da qualche mese, per divertimento” a “non lo considero un lavoro vero e proprio, lo faccio soprattutto perché mi piace”.

Sono alla caccia di uno gigolò, secondo le ultime ricerche, soprattutto donne tra i 30 e i 40 anni (ben il 38%) e fra i 40 e i 50 (25%). Sono, perlopiù, donne in carriera: il 23 per cento sono imprenditrici, il 19% manager, il 15% consulenti, il 14% libere professioniste. Un’altra indagine sul mercato del sesso fatta dall’Eurispes, mette invece in rilievo come, a differenza della prostituzione femminile, in quella maschile prevalgano gli accompagnatori italiani, spesso di buona cultura e capaci di parlare più lingue.  E’ proprio questo forse il legame più stretto tra studenti universitari e gigolò: molti accompagnatori hanno studiato e sono di buona cultura perchè vogliono avere a che fare con clienti benestanti e facoltose. Non chiedono infatti 100 euro come i ragazzi di Treviso. Le tariffe di uno gigolò affermato sono totalmente diverse (così almeno rivela un articolo del Giornale): si parla di cifre fino a 1.000 euro per “l’esperienza completa”.

E’ sorprendente vedere come siano in parecchi a giustificare e quasi ad “ammirare” i due ventenni di Treviso che si vendono per pagarsi gli studi. Colpa delle scarse prospettive per noi giovani, dicono. Roberto in un forum commenta così: “Tutto questo è davvero umiliante proprio perchè oggi giorno un giovane non ha molte possibilità di sbancare il lunario e non riesce ad avere una vita decente nemmeno se si è impegnato negli studi. Ad ogni modo non vedo dove sia il problema, se fatto tra persone maggiorenni e consenzienti, dipendesse da me lo legalizzerei e ci farei pagare sopra le tasse”. Il punto di vista femminile non è troppo diverso: “E’ molto triste che nel mondo del lavoro non ci sia posto per i giovani e che questi per potersi mantenere debbano scendere a compromessi. – dice una ragazza -Tutto ciò è molto umiliante”. Quello del lavoro che non c’è sembra proprio un modo semplicistico per giustificare la propria scelta di prostituirsi. E’ vero, non è un momento florido per il mercato del lavoro, ma ci sono milioni di giovani che si barcamenano tra un lavoro al call center e un altro da cameriere.

I commenti all’articolo degli gigolò trevigiani sono discordanti. C’è chi, come Rim, non ci vede nulla di male: “In fondo questi due ragazzi lo fanno per un motivo molto valido, quello di permettersi di continuare gli studi”. Invita a dare la giusta proporzione alla vicenda anche Riflessiva: “Non condivido la scelta dei due ragazzi ma non mi permetto di giudicarla. Secondo me si sta dando troppo spazio e troppa pubblicità a questo caso. Da sempre molte donne, madri, studentesse sono arrivate a decisioni di questo tipo per mantenere le loro famiglie e i loro studi. Anche loro spesso hanno messo annunci sui giornali e volantini in giro, ma a loro non vengono dedicati articoli e servizi al telegiornale. Perchè? Forse perchè la prostituzione al femminile è “normale”, è ormai consolidata l’idea della donna oggetto, che si vende per soldi e che si paga per piacere. Se sono uomini invece è una novità, se ne discute come qualcosa di anormale e contro natura. Se fossero state due ragazze se ne sarebbe discusso di meno o non se ne sarebbe discusso affatto”. Luisa invece è colpita: “Terribile… che crisi di identità che c’è nell’aria… non si distingue più il sesso dall’amore… per guadagnare un pò di denaro… non c’è più dignità”. Black88 fa un ragionamento più semplice: “L’hanno fatto perchè non si sono accontentati di un lavoretto da precari”.

Su un forum di studenti calabresi che riprende il nostro articolo sui ragazzi di Treviso, troviamo il parere di chi l’accompagnatore l’ha fatto: “Non ci trovo nulla di strano/male. Sono esperienze di gioventù. L’ho fatto anche io ai tempi dell’università, per un paio d’anni (dai 19 ai 21). Non sono andato però con donne oltre una certa età anagrafica (la più anziana, all’epoca, aveva 46 anni)”.

Ci siamo finti aspiranti gigolò anche noi: foto di un ragazzo palestrato presa a caso su Google, e abbiamo messo il nostro annuncio in uno dei siti più frequentati del settore: nonostante ci offrissimo come “accompagnatori solo per signore” gli unici che ci hanno risposto sono stati un paio di uomini interessati alle nostre prestazioni. Come abbiamo visto in precedenza, per fare strada nel settore “accompagnatori per donne”  quel che conta è il passaparola. Non è semplice entrare nei giri giusti.

Chissà se in futuro l’Italia diventerà come il Nevada, stato degli USA dove proprio in questi mesi si sta discutendo la proposta di legalizzare dei veri e propri bordelli per signore. Il Nevada sarà con ogni probabilità il primo stato con case di tolleranza destinate esclusivamente alla clientela femminile o gay. L’opportunità è offerta da una nuova legge dello Stato che prevede un programma di prevenzione delle malattie veneree anche per i maschi. Finora non potevano prostituirsi proprio per mancanza di alcun tipo di controllo medico.

Se invece non avete nessuna intenzione di vendere il vostro corpo e abitate a Milano, potete vendere a ragazze e giovani signore semplicemente (a giornate) la vostra patente. Di cosa stiamo parlando? Nella città della moda alcuni studenti per arrotondare si sono inventati un mestiere davvero originale: il driver – accompagnatore. I giovani, soprattutto Bocconiani della “Milano bene” ma non solo, fanno gli autisti in giro per la città per modelle soprattutto straniere. E’ un articolo di NanniMagazine di qualche tempo fa a svelare tutti i retroscena di questa particolare categoria di accompagnatori.

Al mattino l’agenzia consegna al driver il programma della giornata. Alle otto del mattino il driver va a prendere le modelle in albergo e le porta al casting o alla sfilata di turno. Un driver prende circa 10 euro all’ora. Una volta le modelle giravano con le auto decorate dal marchio dell’agenzia, ma la crisi si è fatta sentire anche in questo settore e i driver ormai usano la loro macchina, pagando pure la benzina. Una giornata intera di lavoro però può garantire 100 euro. Non male. Sempre sulla stessa rivista un driver racconta di quando ha lavorato per un’agenzia di modelle milanese: quel che molti potrebbero considerare un sogno (girare per Milano in auto con tre modelle) è stato un incubo tra traffico impazzito e orari da catena di montaggio.

Il nostro articolo dell’altro giorno sugli gigolò a Treviso è stato subito invaso dai commenti di ragazzi che si professano gigolò e offrono le loro prestazioni. Forse il fenomeno è ancora più diffuso di quanto chiunque possa immaginare…

Le donne pagano per fare sesso

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Il gentil sesso infrange un altro tabù: quello dell’amore a pagamento. Torna infatti di moda il gigolò, “l’uomo di piacere” che, in cambio di denaro o di regali, è pronto a soddisfare qualsiasi desiderio femminile.

L’associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla sessuloga Serenella Salomoni, ha analizzato il fenomeno: 1 donna su 4 ha pensato almeno una volta di pagare un uomo per avere un rapporto, 2 su 10 si sono tolte questo sfizio.

Ad alimentare il fenomeno contribuisce soprattutto Internet: in Rete sono ormai moltissimi i siti che propongono accompagnatori per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche se quelle che non hanno problemi di portafoglio ammettono di essere disposte a pagare fino a 5.000 euro per una sola notte di passione con un vip.

Le altre possono scegliere tra centinaia di profili di escort, corredati da foto audaci, informazioni dettagliate e, ovviamente, dal listino prezzi. Alcuni inseriscono nel proprio sito addirittura la sezione “Gift”, dove elencano i regali che più gradirebbero ricevere.

Ogni giorno questi siti registrano circa 8.000 transazioni portate a buon fine: a mettere mano al portafogli per soddisfare i propri capricci sessuali sono sopratutto donne tra i 30 e i 40 anni; 1 su 4 lavora come imprenditrice, molte sono libere professioniste, manager, impiegate. Il 27% è rappresentato da divorziate, ma non tutte le altre sono necessariamente single: il 21% si dichiara sposata.

La voglia di fare sesso non è l’unico motivo che spinge le donne a cercare un rapporto a pagamento: per il 18% il bisogno nascerebbe da una carenza affettiva, per il 16% sarebbe solo una questione di curiosità, il 9% lo fa cercando divertimento. La maggior parte, forse, cerca solo un momento di evasione dalla solita routine quotidiana. Ma si può davvero separare amore e sesso?